L’abisso della tortura

Ci sono stati momenti molto bui nel periodo post 11 Settembre, nei quali gli Stati Uniti hanno creduto di poter sconfiggere il terrorismo internazionale tramite l’utilizzo della tortura.
La CIA le chiama tecniche di interrogatorio rafforzate, ma sono torture a tutti gli effetti.
Tanto per avere un’idea, il Post racconta 10 episodi.
Internazionale ha tradotto un video del New York Times che riassume tutta la vicenda.

Obama aveva promesso che queste tecniche non sarebbero più state utilizzate ed il rapporto che una commissione del Senato americano ha reso pubblico ieri è certamente un passo importante per il ripristino dei diritti umani anche in tempo di guerra.
Ovviamente, nessuno qui è fesso, ed è impossibile credere che l’allora presidente USA, George Bush non fosse a conoscenza del fatto che la CIA torturava i prigionieri per ottenere informazioni.
Sappiamo come funzionano queste cose. Il Presidente non deve sapere, ma lo sa.

Nonostante ciò, quanto fatto da Obama è importante, ed è un passo avanti significativo.

Sappiamo bene che la tortura non finisce oggi, ma gli USA hanno avuto il coraggio di guardare dentro l’abisso che loro stessi avevano percorso ed hanno raccontato come sono andate le cose.

Cosi Dianne Feinstein, direttrice della Commissione Intelligence del Senato USA, ha presentato il rapporto:

La storia ci giudicherà dal nostro impegno verso una società giusta e governata dalla legge e dal coraggio di fronteggiare una verità sgradevole e dire: “Mai più”.

D’altra parte, una parte dell’opinione pubblica americana aveva da tempo manifestato imbarazzo sul tema della tortura, e molti pensatori liberal si erano espressi nel condannarla.

Resta indimenticabile l’articolo pubblicato anni fa su Vanity Fair da Christopher Hitchens, che provò su di sé il waterboarding, una tecnica di annegamento simulato utilizzata dalla CIA.
L’articolo di Hitchens si intitolava Credetemi, è tortura e raccontò come, dopo pochi secondi dall’inizio della tortura, non riuscì nemmeno a ricordarsi e a pronunciare la parola segreta che avevano concordato per porre termine al waterboarding.

Una piccola postilla. L’Italia risulta tra i paesi europei che hanno collaborato con la CIA.
Sarebbe bello che qualcuno ci raccontasse in che modo ed in che termini.
Ma sulla capacità di indagare sulle nostre nefandezze, abbiamo ancora molto da imparare dagli americani.

Luca

Foto | Amnesty International

Le armi spuntate dell’occidente contro Putin

Christian Rocca ha scritto una cosa che a me sembra molto interessante sul perché Europa e Stati Uniti non possano far altro che stare a guardare le scorribande di Putin.

Che fare con Putin
Non possiamo fare niente, è la risposta breve. La colpa è nostra, dell’Occidente, dell’Europa e dell’America di Obama.
La risposta lunga è più articolata. Tutto nasce da un errore geopolitico americano, quasi integralmente attribuibile a Obama, ma anche dal pessimismo dietrologico della leadership russa.
Nel 2008, pochi mesi prima delle elezioni americane, successe la stessa cosa, e sempre a cavallo delle Olimpiadi (a Pechino, in quel caso): Putin invase la Georgia che si voleva occidentalizzare. Bush era in uscita e ai minimi termini, Obama rappresentava il nuovo e il suo sfidante John McCain fu sbertucciato da stampa e tv per aver promesso supporto ai leader democratici georgiani. Vinse Obama, la Georgia perse l’Ossetia e Putin capì che avrebbe potuto fare quello che voleva.

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Luca

Che differenza c’è tra il possibile attacco alla Siria e quello all’Iraq?

In molti in queste ore fanno parallelismi tra l’attacco all’Iraq di Bush junior ed il possibile attacco alla Siria.
Sono cose del tutto diverse.

Daniele Ranieri, giornalista del Foglio che va spesso in Siria e i morti ammazzati li ha visti di persona ha elencato su Twitter alcune differenze principali.

1 Per chi si fosse messo in ascolto soltanto in questo momento, ricapitoliamo le differenze tra Iraq 2003 e Siria 2013.
2 In Iraq l’uso delle armi di distruzione di massa era “una minaccia” e fonti a cui potevamo fare riferimento erano governi e intelligence.
3 In Siria le armi di distruzione di massa sono usate sui civili.Lo dice Médecins Sans Frontières: 3.600 casi di esposizione a neurotossici. (qui il comunicato, ndr)
4 In Iraq c’è stata un’invasione di terra, a cui sono seguiti anni di guerriglia feroce, con perdite enormi tra i civili e tra i soldati.
5 In Siria ci sarebbe un attacco aereo limitato contro installazioni militari. L’ultima cosa che intendono fare è invadere con i soldati.
6 In Iraq c’era una dittatura brutale ma stabile. In Siria ci sono 1.000 morti a settimana e la situazione sta peggiorando.
7 Questione cristiani Siria. Mi chiedo se la religione cristiana va molto d’accordo con il gassare civili sunniti per tenerli al loro posto.
8 Questione cristiani, II. Assad appoggiava gli squadroni della morte che hanno distrutto la comunità cristiana in Iraq negli anni scorsi.
9 La minaccia dello strike internazionale aveva già prodotto effetti reali in Siria. Basi evacuate e interruzioni nei bombardamenti.

Questo è, invece il preambolo fatto da Daniele Ranieri.


Luca

L’intervento in Siria

Syria Gas
Children, affected by the alleged chemical weapons attack, breathe through oxygen masks in a Damascus suburb, August 21. (Bassam Khabieh/Reuters)

Viviamo ore nelle quali USA, Gran Bretagna ed Israele (loro, nessun altro) decideranno se attaccare la Siria.
Auguriamoci che lo facciano con il mandato dell’ONU, ma anche con quello, la guerra non farà meno male.
E’ che abbiamo menato la minchia a Bush per l’unilateralismo e non possiamo usare due pesi e due misure solo perché Obama è Democratico e ci piace di più.
Le foto dei bimbi addormentati, che però sono morti gassati le avete viste e non è il caso di rivederle.
Basta questo per rendere l’attacco contro la Siria un attacco giusto?
Non ho risposte su niente, figuratevi se la possa avere su questo.

Per questo motivo mi è molto piaciuto un pezzo di George Packer che ho letto sul New Yorker che immagina un dibattito tra due persone, una interventista ed una anti-interventista.

Dopo aver disquisito a lungo, il dibattito si conclude così.

Dobbiamo fare qualcosa questa volta.
Non solo per fare qualcosa.
D’accordo. Non solo per fare qualcosa. Ma potresti farmi un favore?
Quale?
Mentre non stai facendo niente, potresti essere infelice per questo?
Lo sono.

Ecco, non so cosa sia giusto fare, forse non farei niente, ma sono molto infelice.

Luca

I punti di vista sulla visita di Bush alla scuola

Negli anni della nostra profonda ribellione interiore contro la strategia unilaterale di Bush, in tanti abbiamo apprezzato Fahrenheit 9/11 di Michael Moore.

Confermava il nostro sdegno e lo faceva in modo fresco, originale.

Sappiamo che poi molte delle accuse contro l’amministrazione Bush contenute nel film sono state contestate ed anche smentite.

L’immagine di Bush delineata da Moore era quella di un ubriaco cialtrone ed incompetente.
La scena madre, in questo senso, era quella nella quale Bush arriva in una scuola durante gli attacchi al WTC e rimane impietrito, facendo la figura del fesso.

Fra qualche giorno National Geographic Channel trasmetterà negli USA una già molto pubblicizzata intervista al Presidente Bush.

L’intervista sarà trasmessa in Italia l’8 Settembre.
Sul sito di NG Channel potete vedere il trailer italiano, nel quale si vede proprio quando Bush dà conto dell’episodio nella scuola.

La faccia è ancora quella da fesso, ma la ricostruzione pare molto più credibile di quella di Moore.

Luca