Buttarla sempre in caciara

Anche gli stupidi sanno che Prato è una zona franca per i diritti dei lavoratori cinesi.
Che in quelle centinaia di capannoni lavorino persone senza cittadinanza, senza permessi, senza nessuna possibilità di emergere lo sappiamo tutti e lo sappiamo da anni.

Oggi, dopo i morti arrostiti vivi, dovremmo forse avere la dignità di starcene zitti.
Perché io non ho fatto niente per quei poveri cinesi, ma che mi risulti, nemmeno Enrico Rossi, governatore della Toscana, né tutti gli altri che in queste ore lanciano strali colmi di sdegno.
Forse è lo sdegno che provano per sé stessi e per la loro indifferenza che, con gli anni, è diventata complicità.
Nessuno pensa che sia facile sanare quella situazione di degrado; se lo fosse stato, Rossi ed altri sarebbero intervenuti, magari avrebbero provato a migliorare la condizione di vita di quelle persone.

Se, però, per difficoltà o per inadempienza, non siete riusciti ad intervenire e oggi avete dei sensi di colpa, evitate il melodramma.
E, soprattutto, evitate lo scaricabarile.
La vostra coscienza, e la nostra, non ne usciranno ripulite.

Grazie.

Luca

Foto | Corriere.it

Il PD non ha perso le elezioni, ma rischia di perdere le prossime

Non condivido niente delle analisi che si leggono in queste ore sulla vittoria netta del PD alle amministrative.
La più grossa maledizione che abbia il PD è proprio quella di dimenticare le disfatte elettorali grazie alle vittorie alle elezioni amministrative successive.

Il PD ha vinto per abbandono del match da parte dell’avversario.
Il PDL e il M5S sono partiti carismatici, basati sulla forza comunicativa dei loro leader; quando si ritrovano a votare il politico locale di turno, molti si tirano indietro.
Anche perché il suddetto politico locale di turno è spesso impresentabile. (#ciaogianni) (leggete Makkox)
Il PD spesso riesce a trovare, anche grazie alle primarie, dei candidati credibili. E vince.

A questo si aggiunge la crisi della Lega al Nord e degli ex partiti cattolici al Sud, che ha ovviamente finito per rinforzare i partiti maggiori.
E poi c’è l’astensionismo, che non possiamo far finta di ignorare.

Quindi il PD ha vinto, ma questo non significa che vincerà le prossime elezioni politiche e soprattutto questa vittoria non può essere interpretata come un plebiscito popolare al governo delle larghe intese.
Io credo che sarebbe sbagliato interpretare la vittoria di ieri come un sostegno al governo Letta e al neo segretario Epifani.
Significherebbe fare soltanto una parte di analisi, quella che ci dà ragione.
In tutto questo, il miglior commento che abbia letto in giro è una citazione di Nietzsche, twittata da Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana. Mi pare significativa.

In questa situazione generale, c’è poi il caso particolare di Siena, che per la prima volta dal dopoguerra ha rischiato di essere amministrata da un sindaco di centro-destra.
Non facciamoci ingannare, la vittoria di Valentini non è la sconfitta del rinnovamento.
Non c’erano proposte politiche veramente nuove in gara alle elezioni di Siena.
Valentini si porta dietro Monaci e Ceccuzzi, finalmente tornati amici dopo aver distrutto la precedente giunta con i loro veti incrociati, mentre Neri si portava dietro Piccini, Cenni, Verdini e tutta la compagnia che tanto bene ha fatto a Siena e alla Toscana tutta.

A Siena la proposta nuova sarebbe stata quella di far aprire gli occhi ai senesi, dicendogli che la perdita del Monte non è una tragedia da evitare, ma è un dato di fatto ormai da dare per scontato. Il candidato sindaco veramente innovatore avrebbe dovuto provare a rilanciare Siena ripartendo dalle sue specificità, che sono artistiche, turistiche, enogastronomiche, ambientali, artigianali. Che sono soprattutto i senesi, con i loro pregi ed i loro difetti.

Il connubio tra la banca e la città è finito. Dobbiamo ripartire da lì.
Inutile piangere sul latte versato.
E’ tempo di rimboccarci le maniche e ripartire dalle poche cose che sappiamo far bene.

Faccio i miei migliori auguri a Valentini, ma con poche speranze.
Diciamo nessuna.

Luca

Le primarie dei parlamentari del PD a Siena. L’ennesima occasione persa

Non andrò a votare alle Primarie del PD per la scelta dei Parlamentari.
Un po’ perché sarò fuori città, ma soprattutto perché Siena, come al solito, si conferma reticente a recepire cambiamenti e visioni nuove sul futuro.
Il PD di Siena candida quattro persone che, niente di personale, non hanno niente di nuovo da dire, sono l’ennesima cooptazione di partito.

Vi faccio una brevissima scheda biografica, segnalandovi i loro siti e i loro account sui social.

Susanna Cenni: consigliere comunale a Poggibonsi dal 1985 al 1990. Dal 1997 al 2000, primo presidente dell’ATO 6 dell’Ombrone per la gestione delle risorse idriche.Dal 2000 al 2005 assessore regionale al turismo, commercio, fiere nel primo governo di Claudio Martini. Dal 2005 assessore regionale all’agricoltura, foreste, caccia, pesca e quello alle pari opportunità uomo-donna. Nel 2008 è stata eletta alla camera dei deputati, lasciando quindi l’incarico di assessore regionale. Ha un account Twitter e Facebook, ma usati poco.

Luigi Dallai: ricercatore presso il CNR di Pisa, a naso direi parente (figlio?) dell’ex Preside della Facoltà di Scienze di Siena, è stato giovanissimo consigliere comunale con il PDS, oggi è renziano. Ha una pagina Facebook, ancora niente twitter.

Alessandro Starnini: è stato consigliere comunale a Rapolano, poi Presidente della Provincia di Siena; membro del consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti, del consiglio di amministrazione dell’Università di Siena, della Conferenza Stato-Città-Regioni e della presidenza dell’UPI (Unione Province Italiane). E’ membro della direzione regionale del PD. Dopo un paio di mandati come consigliere regionale in Toscana, è attualmente dirigente della CNA. Non ha un sito, né un account Twitter o Facebook.

Paolo Rappuoli: presidente dell’assemblea toscana del PD. Ha un account twitter e una pagina facebook creati ad hoc per questa campagna elettorale.

Di questi quattro, sicuramente sarà scelta Susanna Cenni, visto che è l’unica donna ed il regolamento delle primarie prevede che dei due voti disponibili, uno debba essere dato comunque ad una donna, quindi diciamo che potevano pure evitare di farla passare dalle primarie.
Starnini è l’esempio perfetto dell’uomo di partito che, dopo aver ricoperto qualunque incarico politico, viene mandato in parlamento.

Dallai e Rappuoli sono a me sconosciuti. Renziano il primo, bersaniano il secondo, ma sostanzialmente due uomini di partito sconosciuti al grande pubblico.

Se pure andassi a votare, voterei obbligatoriamente per la Cenni e poi, escludendo Starnini che è invotabile, dovrei scegliere tra due onesti quadri di partito dei quali non so niente.

Era l’occasione per coinvolgere persone della cosiddetta società civile o comunque persone che potessero essere rappresentative per il loro valore, più che per la loro militanza. Ovviamente, il cambiamento, se e quando mai arriverà, a Siena arriverà poi.

Sul capitolo delle primarie per la scelta del candidato sindaco al Comune di Siena, qui il discorso è più complicato, si finisce nella commedia. Il buon David Allegranti qualche giorno fa ha provato a spiegare lo stato delle cose.
Ne riparleremo con calma.

Luca