Le continue sbandate di Grillo

C’è una cosa, tra le tante, che mi sorprende sempre di Grillo ed è la sua incapacità di ascoltare gli altri e di ammettere i propri sbagli.
Perché è evidente che se Grillo non vuole trasformare il Movimento 5 Stelle in una formazione politica eversiva di estrema destra deve fare marcia indietro su alcune sue prese di posizione recenti.

Ce ne sono state tre, particolarmente gravi.
La prima è stata la proposta di una lista di proscrizione dei giornalisti avversi al suo movimento politico.
Il post,con tanto di foto segnaletica, scritto contro Maria Novella Oppo, è una cosa che non si può tollerare in un paese civile. I giornalisti vengono messi all’indice nei regime autoritari, non nelle democrazie moderne. I commenti al post sono stati poi una raccolta dei peggiori bassi istinti. Alcuni giornalisti modenesi, per solidarietà alla giornalista dell’unità, hanno girato un video leggendo tutti i commenti dei grillini; perché leggerli è un conto, sentirli a voce fa ancora più impressione.

La seconda presa di posizione preoccupante di Grillo è stata quella contro quelli che lui considera parlamentari abusivi, sulla base di una lettura demenziale della recente sentenza della Corte Costituzionale.
La migliore risposta a Grillo, l’ha data Roberto Giachetti, uno dei presunti parlamentari abusivi, la cui foto segnaletica appariva sul post di Grillo.

Il 7 dicembre hai postato sul suo tuo blog la foto “segnaletica” mia e di altri 8 colleghi indicati nella didascalia, insieme ad altri 141, come abusivi. Nel corpo del testo hai scritto una frase evidenziata in neretto che testualmente recita “devono essere fermati all’ingresso di Montecitorio”. Siamo praticamente al ‘caccia all’uomo day’. Un invito che ognuno dei tantissimi seguaci del tuo blog può declinare a suo piacere.
[…]caro Grillo, quello che tu mi scarichi addosso con questa operazione è l’obbligo di convivere con un rischio che non conosco, che non potrei sapere dove si annida, come si organizza, quando potrebbe colpirmi. Mi esponi ad un nemico invisibile ma che certamente c’è, che ha colpito qualche mese fa un integerrimo servitore dello stato, che si muove agilmente nel clima di odio che viviamo e che potrebbe facilmente andare a segno contro persone come me (ed i miei colleghi) che non girano con auto blu e con scorte al seguito, che fanno politica sulla strada, tra la gente, mettendoci la faccia ed esponendo il proprio corpo senza scudo di alcun tipo, nella nudità della propria passione. Come faccio a non dirti che da qualche giorno convivo con una preoccupazione in più che a volte rischia di distrarmi dalla concentrazione sulla mia azione nonviolenta, dalla determinazione necessaria a combattere per il raggiungimento dell’obiettivo che mi sono dato? Senza minimamente fare accostamenti impropri con la statura di straordinari esempi della lotta nonviolenta, ricordo a me stesso che la storia è percorsa da nonviolenti morti non a causa della loro iniziativa ma per mano di sconosciuti che li hanno colpiti quando erano più esposti, tra la gente, in libertà. E’ stato così per Gandhi ucciso con tre colpi di pistola e per Martin Luther King freddato da un colpo di fucile. Auspicando che tu possa trovare qualche minuto per queste parole ti saluto cordialmente.

L’ultima prese di posizione discutibile di Grillo è quella con la quale in pratica dà il suo appoggio al movimento dei Forconi e chiede alle forze dell’ordine di unirsi alla protesta, senza considerare minimamente che questo movimento è molto composito, con dentro un po’ di tutto, da mafiosi a neofascisti.

E’ evidente che queste prese di posizione siano stati errori commessi da Beppe Grillo per ignoranza e sarebbe bene che su queste desse delle spiegazioni (chiedere scusa sarebbe pretendere troppo).
E siccome, risposte non ne darà, perché è persona che non conosce il dialogo e l’autocritica, da oggi in avanti non vorremmo considerarlo come un estremista eversivo.
Perché non credo che lo sia, anche se parla come se lo fosse.

Luca

Populismo for dummies

Il post con cui Grillo e Casaleggio sconfessano l’iniziativa di due parlamentari del Movimento 5 Stelle che hanno presentato in commissione l’abolizione del reato di clandestinità, è una esemplificazione perfetta della differenza che c’è tra un partito politico e un movimento populista.

Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Sostituirsi all’opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono “educare” i cittadini, ma non è la nostra. Il M5S e i cittadini che ne fanno parte e che lo hanno votato sono un’unica entità.

Luca

Amnistia, indulto e la santa alleanza tra leghisti e grillini

La strumentale e vergognosa campagna che Beppe Grillo fece contro l’indulto del 2006 interruppe la mia simpatia verso le istanze del comico genovese.

Oggi, a 7 anni di distanza, Napolitano ha scritto un messaggio alle camere nel quale chiede ai parlamentari di affrontare il problema del sovraffollamento carcerario che è una vera vergogna per il nostro paese.

Il Presidente della Repubblica chiede di introdurre pene alternative al carcere, di ridurre l’utilizzo della carcerazione preventiva e di agire sull’edilizia carceraria.
Napolitano suggerisce poi la possibilità di promulgare un indulto e un’amnistia.
Non vi darò spiegazioni tecniche, non ne sono in grado (comunque, no, non rimetteranno in giro stupratori e assassini; quelli, per la maggior parte, già vivono in casa con voi).

Vorrei soltanto fare una riflessione politica, che è questa.
Lo stato delle carceri è da sempre un indicatore del grado di civiltà di una nazione.
Ci sono tantissimi carcerati che potrebbero tranquillamente evitare il carcere e scontare la loro pena in modo alternativo.
Per farlo è necessario che lo Stato se ne faccia carico, che accompagni con atti amministrativi il recupero sociale di queste persone.
Nascondere la testa sotto la sabbia e non far niente per paura di commettere atti impopolari è degno di una classe politica pavida come la nostra, incapace di riformare alcunché.

Un’ultima cosa.
No, Berlusconi non c’entra niente.
Il Movimento 5 Stelle ha sparato l’ennesima cretinata.
Racconta oggi Stefano Menichini:

Ricordo Giorgio Napolitano davanti a Regina Coeli accanto a Marco Pannella, sotto la pioggia di una marcia di Natale per l’amnistia e l’indulto.
Era il 25 dicembre 2005. Napolitano non era presidente della repubblica, Berlusconi non aveva subìto alcuna condanna, le carceri scoppiavano come sempre, i radicali si battevano come sempre e di lì a pochi mesi un indulto ci sarebbe anche stato: votato da tutti, rinnegato dal centrodestra per motivi di propaganda, appiccicato al centrosinistra come un marchio d’infamia, alla lunga una delle ragioni della fine del governo Prodi.
Una storia di otto anni fa. E allora che cosa c’entra la sentenza Mediaset? E che cosa c’entra la salvezza di Berlusconi, uno che oltre tutto in carcere non metterà mai piede, se come è evidente e come detta la legge il parlamento avrà ogni possibilità di escludere reati come il suo – e altri più gravi – da qualsiasi atto di clemenza?

Per finire una nota.
Sulla questione delle carceri, vedrete nascere una nuova santa alleanza, fatta da Lega Nord e M5S.
Così come sull’immigrazione, sullo Ius Soli, sui diritti civili e su tutti quegli argomenti che i movimenti populisti possono soltanto cavalcare spinti dal ruggito degli istinti più biechi che strisciano nel nostro paese.

La sinistra, del messaggio di Napolitano dovrebbe farne un vessillo da mostrare fieramente e da utilizzare anche nella prossima campagna elettorale. E non dovrebbe commettere l’errore di accontentare il centro-destra, come fece nel 2006, quando accettò il ricatto di introdurre i reati finanziari tra quelli contemplati dall’indulto, per fare gli interessi, indovinate di chi?

Sulla opportunità di predisporre un indulto ed un’amnistia, vi consiglio le FAQ scritte da Francesco Costa.

Luca

Uno non vale uno. Non è il Movimento 5 stelle ad aver perso. Sono i suoi candidati

Vorrei dire un paio di cose sulle elezioni amministrative.
Non mi pare che nessuno possa ritenersi soddisfatto.
Il PD vince soltanto perché ha un elettorato talmente abituato a soffrire, che è riuscito a metabolizzare anche il governissimo, andando a votare più degli altri.
Ma il PD ha preso una frazione dei voti presi alle amministrative precedenti.
Non vedo motivi di soddisfazione.

Il Movimento 5 Stelle è andato male, è indubbio, ma nelle elezioni amministrative conta molto, moltissimo direi, il candidato sindaco.

A Parma Pizzarotti ha vinto non a caso. Un altro candidato non è detto che avrebbe ottenuto lo stesso risultato.
Tra tutte le cose che dice Grillo, il motto “uno vale uno” è forse quello che condivido meno.

Non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti la stessa capacità di suscitare interesse negli altri, non siamo tutti abili a fare le stesse cose.
Il tracollo del Movimento 5 Stelle a Siena, che prende meno della metà dei voti presi alle politiche, ne è una dimostrazione chiara.
Prescindendo un attimo dal conservatorismo dei senesi, è indubbio che un candidato sindaco carismatico, capace di mettersi in comunicazione con il malcontento della città avrebbe potuto fare molto meglio. Sarebbe soprattutto riuscito a portare a votare tutti quei senesi che se ne sono rimasti a casa.

Alle elezioni politiche i candidati del Movimento 5 Stelle hanno avuto pochissima influenza. La gente ha votato principalmente Grillo. Era lui il vero candidato ed è stato lui a vincere. Insieme alla voglia di cambiamento e di mandare affanculo tutti.

La reazione di Michele Pinassi, riportata in questa bella cronaca di Marco Imarisio, secondo me è molto esaustiva.

Siccome i miei concittadini rifiutano il concetto di legalità, trasparenza e onestà, il risultato non può essere che questo.
Che schifo. Speravamo in un minimo di riconoscenza, invece niente. Neppure un grazie. Invece del nostro riscatto morale preferiscono le loro misere rendite di posizione, garantite dal sistema di Monte dei Paschi. Dal pensionato allo studente che trova il locale in affitto, non si salva nessuno. Nessuno che senta la necessità di sgrovigliarsi dal groviglio armonioso.

Mi aspetto nelle prossime ore che Michele Pinassi prenda atto della sua sconfitta. Che è una sconfitta del M5S senese, ma che è indubbiamente anche sua. Il suo tweet di oggi pare scritto dalla rappresentazione ideale del politico nemico dei grillini, che vive al di fuori della realtà.


Dare la colpa all’informazione di regime mi pare che sia un modo per evitare il problema e comunque non spiega perché alle politiche, quando il M5S è stato demonizzato molto più di ora, le cose siano andate molto diversamente.

Ha ragione Imarisio quando dice che la prospettiva di nazionalizzazione del Monte dei Paschi, cavalcata da Grillo, è stata un autogoal. E’ stato un errore di comunicazione evidente, fatto da chi probabilmente conosce poco i senesi.

Dopo tutto quel che è successo, la protesta doveva dare una spinta alle forze antisistema. Era anche logico immaginare che andasse così. Ovunque, ma non qui. Pinassi continua a ripetere di non avere nulla da rimproverarsi, che la colpa è degli altri che non hanno capito. Forse è vero l’opposto. La proposta di nazionalizzare Mps ha prodotto ottimi dividendi a livello nazionale, ma rappresenta esattamente lo spauracchio dei senesi, che vivono nel terrore di perdere banca e identità. I tempi dei soldi a pioggia sul territorio sono finiti.

La crisi si sente, ma non al punto da cancellare la speranza di un futuro dignitoso, meno penitenziale della decrescita teorizzata da Grillo come unica risposta ai molti problemi della città. I senesi sono conservatori benestanti di sinistra, con la tendenza a respingere ciò che non riescono a inglobare nel loro ormai ex groviglio armonioso. E così, dopo il caos, si apprestano a eleggere sindaco uno che al Monte dei Paschi ci lavora da oltre trent’anni.

Detto questo, penso quasi tutto il male possibile della coalizione che probabilmente andrà a guidare la città.
L’unica notizia positiva è che avranno meno modo di fare danni al Monte dei Paschi, che prenderà la sua strada.

Prendere atto che la festa è finita, sarebbe il regalo più grande che la classe dirigente senese potrebbe fare alla città che dice di amare.

Luca