I deliri di un matematico

Piergiorgio Odifreddi, che sarebbe un matematico, è diventato famoso per le sue invettive anticlericali.
Sul genere ci ha scritto svariati libri e costruito un successo editoriale.
I risvolti psicologici di questa sua battaglia non sono affar mio, ma è grazie a questo successo che Odifreddi è potuto diventare un collaboratore di Repubblica, che ieri gli ha consentito di pubblicare sul suo blog una roba di questo genere:

Sarebbe difficile, per chi fosse in grado di mantenere il senso delle proporzioni e l’indipendenza di giudizio, non condividere oggi come ieri le parole che Hebe de Bonafini, fondatrice dell’Associazione delle Madri di Plaza de Mayo argentine, pronunciò dieci anni fa in occasione dell’11 settembre: “In quel momento molta gente ha gioito e ha sentito che il sangue di tante vittime è stato vendicato. Perché i bombardamenti della Nato, i blocchi navali e le morti di milioni di bambini erano dovute al potere che gli attentatori hanno attaccato col loro proprio corpo. E tutti lo sapevano”.

Amen.

Luca

Via | Christian Rocca

Se questo è un quotidiano

Repubblica.it oggi lancia in homepage questa “inchiesta” firmata da Gianluca Di Feo che fa ridere.
Parla di cose che non conosce minimamente, cercando di trovare dietrologie e segreti che non ci sono.
Sono satelliti militari, usati anche a scopo civile. Si tratta di telerilevamento. Non c’è nessun mistero.

spioni dal cielo

Non è che uno smetta di comprare i quotidiani per caso.
Repubblica.it oggi lancia in homepage questa “inchiesta” firmata da Gianluca Di Feo che fa ridere.
Davvero.

Parla di cose che non conosce minimamente, cercando di trovare dietrologie e segreti che non ci sono.

Sono satelliti militari, usati anche a scopo civile.
Si tratta di telerilevamento.
Non c’è nessun mistero.
Basta farsi un giro nel sito del progetto per capirne le finalità.

Gli scopi militari del progetto sono militari appunto e probabilmente sono gestiti insieme ai servizi segreti.
Scopriamo oggi che esistono i servizi segreti?
Ed ancora ci stupiamo che i servizi segreti non divulghino a tutti le loro attività?

Ma di cosa stiamo parlando?
Una schifezza del genere la pubblichiamo sulla versione online del secondo quotidiano più venduto in Italia?

L’unica cosa buona della pagina è la pubblicità dei Deep Purple.

Luca

Cervelli

La domanda del giorno non è: Perché Berlusconi è così cretino da offendere chi non lo vota?
La vera domanda del giorno è: A che ora partirà la campagna di Repubblica “Anch’io sono senza cervello”?

La campagna in questo caso potrebbe essere ostacolata dalla difficoltà di pubblicare sul sito le foto dei lettori con il cranio aperto per mostrarne il contenuto.

Luca

Via | Franco Bellacci e Francesco Costa

L’infarto di Ilvo Diamanti

Ilvo Diamanti, politologo che siamo abituati a leggere su Repubblica o a vedere in TV, qualche giorno fa ha subito un infarto, ed il racconto che ne fa è notevole:

L’Infarto: era arrivato. Appena arrivato. E io ero arrivato. Appena in tempo. Mentre la sonda risaliva l’arteria femorale destra, sul monitor ho visto, intuito il mio cuore trafitto. La coronaria sinistra chiusa. Riaperta. Ho visto il mio ventricolo sinistro, contrarsi. Ho sentito dolore. Un dolore non più muto, ma forte, violento. Come mai avevo provato. Un dolore senza un luogo, un punto specifico e definito. L’ho sentito defluire, insieme al sangue che attraversava di nuovo il mio cuore. Tutto finito, mi hanno detto. Tutto passato. Il peggio.

Come spesso succede in questi casi, se si ha la fortuna di sopravvivere, la nostra percezione del mondo cambia. E sentiamo il bisogno di condivere questo cambiamento con gli altri:

L’infarto è un’occasione, se lo accogli senza fingere. Che nulla sia cambiato. Che tutto continuerà come prima. Se non ti fai prendere dal panico e dalla paura. Dalla paura della paura.

L’infarto è l’occasione per ri-cominciare. Se ne sei capace. Per guardarti dentro e intorno. Perché domani, certo, è un altro giorno. Ma anch’io, oggi, sono un altro. Diverso da prima. E non sarò più lo stesso.
È il motivo per cui ho scritto queste cose. Non me le sono tenute dentro, per pudore e con paura. Ho raccontato i fatti miei. Ho esibito me stesso. (Sfidando il fastidio di molti a cui, sicuramente, dei fatti miei non interessa molto). Ma l’ho fatto – anzitutto e soprattutto – per me. Per non dimenticare.
Per impedirmi di ritornare. Indietro.

Luca