Renzi trionfa, Grillo perde, ma il M5S tiene botta

Due o tre cosette sulle elezioni europee.

Posso dire di essere molto felice del risultato del PD perché lo ritengo, nonostante le tante magagne, l’unico partito in grado di pilotare l’Italia in tempi così difficili.
Poi sono elezioni europee, e sarebbe bene non dimenticarlo, perché il paragone con le politiche sarebbe forzato (vi ricordate i radicali al 12%?).
Ma la vittoria di Renzi ha dell’incredibile; nessun partito aveva mai lontanamente raggiunto un risultato di questo tipo alle elezioni europee.

Il PD vince prendendo probabilmente tutti i voti di Scelta Civica, una parte di voti del centro-destra e molto altro, compresi i voti di sinistra. Perché, escludendo il misero 4% di Tsipras e qualche spicciolo dei verdi, a sinistra del PD continua ad esserci il vuoto.

Grillo perde la faccia, più che le elezioni, perché se prometti di prendere il 30% e poi raggiungi il 21 allora la tua è una disfatta.
Ma se fossi un attivista del Movimento 5 Stelle non sarei poi del tutto scontento.
Se è vero che non riescono a ripetere il risultato delle politiche, è anche vero che si confermano il secondo partito in Italia pagando un dazio scontato all’astensionismo tipico delle elezioni europee. Un anno fa il sentimento di protesta contro i partiti aveva probabilmente raggiunto il suo massimo e Renzi ha indubbiamente ridato una parte di credibilità alla classe politica. Come scrive bene oggi Luca Sofri, non era poi così difficile da prevedere il risultato di Grillo.

Non era difficile, infatti, immaginare un risultato più verosimile (per quanto il successo del Pd sia straordinario): il M5S in questo anno ha compattato i suoi, ma non ne ha convinti molti di nuovi e meno militarizzati; quelli li aveva presi l’anno scorso, quando l’aria di protesta contro i partiti era al suo massimo, prima che arrivasse Renzi a riprendersene molti. E in più, queste erano elezioni europee, nelle quali quella gran massa di “elettori del comico che fa ridere e gliele canta” sono meno motivati. E così il M5S ha perso due milioni di voti.
Non c’erano molte ragioni logiche per cui il M5S dovesse andare meglio di un anno fa, e ce n’erano diverse per cui avrebbe dovuto andare peggio. Eppure, ci siamo messi paura di sbagliare e abbiamo sostenuto il contrario, solo perché Grillo sbraitava molto, come ha sempre fatto.
Siamo gente che ha paura di sbagliare, e paura di farsi beccare impreparata.
Anche per questo uno come Renzi vince.

Un paio di evidenze vengono fuori dai risultati di queste elezioni.

Renzi convince molti italiani che lo ritengono credibile perfino più di quanto non lo facciano i suoi colleghi di partito.
I commentatori politici ed i sondaggisti non hanno ancora capito la novità che il messaggio di Renzi porta con sé; provare ad ingabbiarlo nelle consuete architetture partitocratiche porta a trarre conclusioni sbagliate.
Ed è quello che è successo.

Luca

Francesco Costa analizza il voto

Il mio commentatore politico preferito, Francesco Costa, ha fatto l’analisi del voto di ieri che preferisco.

Il risultato del Movimento 5 Stelle a queste amministrative cade nello stesso filone dei successi dell’Italia dei Valori alle europee del 2009 o dei Radicali alle europee del 1999: risultati ottenuti da un partito che correva nelle migliori condizioni politiche possibili. Situazioni irripetibili
(…)
Il Movimento 5 Stelle probabilmente non avrà più l’occasione di concorrere alle elezioni in condizioni così favorevoli. Per questo penso che il risultato di queste amministrative ci abbia dato la misura della sua massima potenzialità espansiva: luna di miele a parte, chi non ha votato M5S questa volta probabilmente non lo voterà mai. Quando un partito di dimensioni intorno all’1-2 per cento giocò con condizioni così favorevoli – i Radicali nel 1999 – prese l’8,4 per cento. L’Italia dei Valori raddoppiò le dimensioni del suo consenso in un anno, in condizioni così favorevoli: prese il 4,3 per cento alle politiche del 2008 e l’8 per cento alle europee del 2009 (oggi i sondaggi danno l’IdV tra il 5 e il 6 per cento). Certo, il Movimento 5 Stelle si è preso uno spazio. Nelle città del centronord – e solo lì – può galleggiare stabilmente intorno al 5-6 per cento, che non è poco, può ottenere risultati straordinari in circostanze straordinarie e provocare cambiamenti anche negli altri partiti.
(…)
Resta la questione del voto in uscita dal centrodestra e di chi lo intercetterà. Una possibilità è che non lo intercetti nessuno di forte e strutturato, almeno per un periodo: un pezzo nell’astensione, un pezzo a Grillo, un pezzo alla Lega ricostruita. Un’altra possibilità è che succeda un altro cataclisma simile all’arrivo di Berlusconi nel 1994, capace di rimescolare tutto, ma non vedo chi possa avere questa forza dirompente (Montezemolo e i suoi potrebbero provarci). Il Terzo Polo non mi sembra in grado di coltivare simili ambizioni, nemmeno in una sua versione rinnovata. E quindi non resta che il PD, unico partito rimasto in piedi. Può vincere le elezioni alla Hollande, diciamo, restando l’ultimo in piedi: andare sul sicuro, ma rischiare di fare la fine dei Progressisti del 1994. Oppure può cercare di intercettare un pezzetto dei consensi in uscita dal centrodestra, mettersi al centro del campo politico, fare da polo attrattivo verso gli elettori prima che verso i partiti, anche i potenziali alleati, su cui esercitare egemonia e influenza senza subalternità. Un tempo l’avremmo chiamata vocazione maggioritaria.

Game, Set, Match.

Luca

E poi ci sono questi preti maledetti che non pagano l’ICI

vaticano paga tu la manovra finanziaria

L’ultima indignazione collettiva, veicolata sui socialcosi, è quella contro la Chiesa che non paga l’ICI.
Stiamo tutti a tirare la cinghia e questi stronzi non pagano niente.

Non è proprio così.
Se avete voglia, vi considero di leggere l’analisi fatta da Arianna Ciccone che inizia così:

Faccio subito una premessa: non sono cattolica e a mio modesto avviso Dio non esiste. Quello che mi interessa è capire.

Ecco, cercando di capire, si scoprono cose interessanti.
Che, se è vero che l’esenzione ICI al no-profit (Chiesa inclusa) corrisponde ogni anno a 2 miliardi di mancate entrate nelle casse dell’erario, è anche vero che la storia degli alberghi che non pagani l’ICI semplicemente perché hanno una cappellina votiva al loro interno è una bufala. O meglio, l’ICI la devono pagare, perché non sono esenti e se non la pagano sono dei truffatori.

Non tutti gli immobili di proprietà degli enti non commerciali sono esenti: lo sono solo se destinati alle attività indicata dalla legge. In tutti gli altri casi pagano, inclusa la Chiesa, regolarmente l’imposta: è il caso degli immobili destinati a librerie, ristoranti, hotel, negozi, così come delle case date in affitto. Se non la pagano, vanno denunciati.

Quindi non è vero che per gli alberghi la Chiesa non paga l’ICI, la paga perché quell’attività non rientra nelle attività specificate dalla legge. E non è vero che basta una piccola cappella all’interno di un hotel di proprietà di religiosi per rendere l’intero immobile esente dall’ICI, come trucchetto per rientrare in ogni caso nella clausola dell’attività di natura “non esclusivamente commerciale”. Trucchetto che comunque non reggerebbe visto che per ottenere l’esenzione l’intero immobile deve essere destinato a una delle attività indicate e considerato che l’attività alberghiera non è tra queste, l’intero immobile, cappellina inclusa, dovrebbe essere assoggettato all’imposta.

Altra cosa di cui tener conto. Il turismo religioso ha una ricaduta non banale sull’economia. Il ristorante che sta di fianco al monastero paga l’ICI e il monastero no, ma senza il monastero il ristorante sarebbe vuoto.

In Italia il settore (del turismo religioso) cresce di oltre il 20% quest’anno e genera annualmente un giro d’affari intorno ai 5 miliardi di euro, muove oltre 40 milioni di persone e fa registrare 19 milioni di pernottamenti, secondo una indagine Trademark. E la Chiesa cattolica svolge un ruolo chiave, con il 70% dei beni culturali esistenti, 30mila edifici religiosi di valore artistico, 700 musei diocesani e 2.200 tra santuari, monasteri e conventi che in gran parte offrono ospitalità”.

E se ci indignamo per i 2 miliardi dell’esenzione ICI, cosa dovremmo fare per il resto?

[…]ogni anno in Italia abbiamo 120 miliardi di evasione fiscale, 60 miliardi di corruzione, e 350 miliardi di economia sommersa, pari ormai a quasi il 20 per cento della ricchezza nazionale. Ma varrebbe la pena di aggiungere gli oltre 500 miliardi nascosti da proprietari italiani nei paradisi fiscali e su cui non si pagano tasse. Sessanta miliardi di corruzione e 120 di evasione fanno 180 miliardi l’anno. In 10 anni sarebbero 1800 miliardi: esattamente quanto l’intero stock del debito pubblico. Si potrebbe azzerarlo e vivere felici

Dal punto di vista della comunicazione, Arianna nota anche come le campagne sui socialcosi, come ad esempio Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria (che ha anche un sito di riferimento), siano state pensate ed organizzate piuttosto bene, con una precisa strategia.

La pagina Vaticano pagaci tu la manovra secondo me non è nata dal basso: è anche questa una pagina ben strutturata di marketing politico (devo dire che ho apprezzato moltissimo le netiquette che invitano gli iscritti a rispettare le regole della civile conversazione). […] una delle tecniche utilizzate è quella di “creare” la notizia di mobilitazioni nate dal basso su facebook per ottenere spazi di visibilità sui giornali e sulle tv (media main stream), visibilità che in altro modo non si riuscirebbe ad ottenere, nonostante la validità dei temi trattati.

Probabile che dietro ci siano i radicali, di sicuro c’è Mario Staderini che di Radicali Italiani è il segretario.

Per concludere, un riferimento al mondo anglosassone che, giustamente, spesso portiamo ad esempio.

Chris Potter mi fa notare che anche in altri paesi, come la Gran Bretagna, le attività no-profit (incluse le attività religiose) usufruiscono dell’esenzione dalle tasse. Qui il LINK di riferimento.

Insomma, mettiamo Mi Piace a quello che vogliamo, ma per capire le cose un po’ bisogna sbattersi.
La Chiesa di privilegi ne ha molti, anche l’esenzione dell’ICI è uno di questi.
Ma le cose sono molto diverse da come ce le presentano gli indignati di turno.

Mi pareva un buon post per il giorno dell’Immacolata.

Auguri.

Luca

E non ci lasceremo mai

Quella di far mancare il numero legale per far saltare la fiducia ed aprire una possibile crisi di governo, era stata forse l’idea più acuta avuta dall’opposizione negli ultimi tempi.

Era l’unica strada percorribile.
Non era un trucchetto, come dice qualcuno.
La politica è anche una questione tecnica e quelli più bravi sanno come maneggiarla.

Il gioco è fallito perché i radicali sono entrati a votare dopo aver avuto un colloquio con il ministro della giustizia, nel quale lui gli avrà promesso di interessarsi della questione carceraria.
In realtà i radicali volevano conquistare la scena, ed ancora una volta ce l’hanno fatta.

Hanno avuto la scena, ma hanno pure perso la faccia.

Come dicono Francesco Costa e Matteo Bordone rispettivamente:

Oggi i Radicali si sono giocati un pezzo della stima di quelli che li difendono sempre, tipo me.

Resta una certezza. Quando ti si fa chiara in testa, non ti molla più. Ai radicali non interessa niente. Niente. #opencamera

E pure Luca Sofri sul Post:

Ci sono, nel partito Radicale, ancora molte persone stimabili e integre: sarebbe il caso che lo dimostrassero con un giudizio chiaro sulla giornata dei loro compagni alla Camera. Oppure sarà difficile continuare a dire credibilmente tutte quelle solenni cose sulle grandi battaglie radicali.

Luca