Paradisi

La mia famigliola ed io abbiamo ancora nostalgia della settimana trascorsa in montagna.
Quello che vedete nel video è il panorama che vedevamo dalla terrazza del nostro appartamento.

Insomma, se volete trascorrere un periodo riabilitante in un posto bellissimo, al centro di una bella rete di sentieri, con tanti animali domestici di tutte le specie, gestito da persone squisite e cordiali, vi consigliamo caldamente lo StadlAlm.

Luca.

Almeno sono morti un pochino più comodi

Ci sono poche storie che mi affascinano come i racconti delle spedizioni in montagna.
Vita, morte, natura.

L’estate scorsa sul K2 ci fu un’ecatombe.
In una notte, per una serie di fatalità, morirono 11 alpinisti.

Tra quelli che riuscirono a sopravvivere c’è Marco Confortola, uno degli alpinisti più bravi che abbiamo in Italia.
La settimana scorsa Marco è stato ospitato da Daria Bignardi per presentare il suo libro “Giorni di Ghiaccio” nel quale racconta la sua versione su quei terribili giorni.

E’ una storia dura che commuove, soprattutto quando Marco racconta di come abbia cercato di spostare due alpinisti coreani che erano rimasti appesi a testa all’ingiù per tentare di farli morire in una posizione un po’ più comoda.

Ci furono tante polemiche in quei giorni.
Marco tentò poco dopo il suo ritorno di spiegare quello che era successo.
Del resto lui porta una macchia indelebile, quella che hanno tutti i sopravvissuti: la colpa di essere vivi.

Marco Confortola, invece sembra una persona schietta.
Un montanaro vero, capace di cedere un suo guanto (avete idea di cosa significhi a 8300 metri?) per cercare di coprire il piede di un uomo rimasto senza scarpone e destinato a morire di lì a poco.
Capace anche di ritardare la discesa e di usare le ultime forze per cercare di far morire più dignitosamente due persone.

Luca

Pelle d’oca

And then I got into Memphis. And some began to say the threats, or talk about the threats that were out. What would happen to me from some of our sick white brothers?
Well, I don’t know what will happen now. We’ve got some difficult days ahead. But it really doesn’t matter with me now, because I’ve been to the mountaintop.
And I don’t mind.
Like anybody, I would like to live a long life. Longevity has its place. But I’m not concerned about that now. I just want to do God’s will. And He’s allowed me to go up to the mountain. And I’ve looked over. And I’ve seen the Promised Land. I may not get there with you. But I want you to know tonight, that we, as a people, will get to the promised land!
And so I’m happy, tonight.
I’m not worried about anything.
I’m not fearing any man!
Mine eyes have seen the glory of the coming of the Lord!!

Traduzione
Poi sono arrivato a Memphis. E alcuni hanno cominciato a riferire le minacce, o a parlare delle minacce che erano state fatte là fuori, o a dire quel che mi sarebbe potuto accadere per mano di qualche nostro fratello bianco malato. Ebbene, non so cosa accadrà d’ora in poi; ci aspettano giornate difficili. Ma davvero, per me non ha importanza ora, perché sono stato sulla cima della montagna. E non mi importa. Come chiunque, mi piacerebbe vivere a lungo: la longevità ha i suo lati positivi. Ma non mi preoccupo di questo adesso. Voglio solo fare la volontà di Dio. E Lui mi ha concesso di salire sulla montagna, fino alla vetta. Ho guardato al di là e ho visto la terra promessa. Forse non ci arriverò insieme a voi. Ma stasera voglio che sappiate che noi, come popolo, arriveremo alla terra promessa. Sono così felice stasera; non ho paura di nulla; non temo nessun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria della venuta del Signore.

Lo so che avevo detto che l’avrei finita.
Ora lo faccio.

Il giorno prima di essere assassinato, Martin Luther Kingh tenne un discorso a Memphis.
Questa è la parte conclusiva di quel discorso.

Ieri il sogno di Martin Luther King si è avverato.
Scusate se è poco.

Luca

Via | Matteo Bordone | Testo originale | Traduzione

Karl Unterkircher ed il Nanga Parbat

Karl Unterkircher di fronte al Nanga Parbat

Non ho mai arrampicato.
Soffro pure un po’ di vertigini.
Però adoro la montagna e sono affascinato dalle storie degli uomini che provano a conquistarle.

Da ieri Karl Unterkircher è disperso sul Nanga Parbat, dopo essere precipitato in un crepaccio.
I suoi due compagni di scalata, Walter Nones e Simon Kehrer, non potendo tornare indietro, hanno dovuto continuare a salire per raggiungere la fine della parete e tentare di tornare al campo base.
I tre alpinisti stavano tentando di aprire una nuova via sulla parete Rakhiot della montagna terribile.

Senza voler essere fatalisti ad ogni costo, vorrei farvi notare che Karl Unterkircher è morto proprio nel punto che sembrava temere di più:

Il seracco intermedio deve fare il “bravo” da 8 a 10 ore, non chiediamo poi tanto. Sfrutteremo una costola nevosa fino sotto la fascia di rocce dove ci ripareremo per la notte. Martedì speriamo di riuscire a saltare sopra al “nostro” seracco intermedio. Allora saremo a cavallo del pilastro: dopodiché toccherà a noi riuscire a superare la parete. Una volta che avremo raggiunto il pianoro sommitale, punteremo la vetta.

Silvio Mondinelli coordinerà la missione di soccorso che partirà domani dall’Italia per tentare di salvare gli altri due alpinisti.

I tre alpinisti avevano scalato due settimane fa il Chongra Peak.
Qui il loro video con la testimonianza dell’impresa.
Le immagini ed i suoni della natura ripresi dalla telecamera riescono forse a farci capire meglio cosa spinge questi uomini a sfidare le montagne a costo della loro stessa vita.

Luca