L’open source sta morendo

Attenzione, post un po’ tecnico; se non sapete cosa sia Heartbleed e/o l’open source, potete pure ignorarlo.

Qualche giorno fa avrete letto pure voi della grave falla che ha colpito moltissimi siti.
Non sto a darvi i dettagli, ne trovate tantissimi in giro.

Ho letto una riflessione molto interessante di Uriel Fanelli.
Il post inizia descrivendo perché sarebbe stato molto meglio invitare le persone a cancellare i cookie, piuttosto che cambiare le password e continua facendo un’analisi sul mondo dell’open source che mi è parsa una delle più lucide tra quelle lette in giro negli ultimi tempi.

La conclusione è anche la premessa.

La cosa molto più preoccupante è invece “come si è arrivati a questo punto”, e vorrei dire a riguardo una cosa molto semplice: l’ Open Source sta morendo.

Che c’entra l’open source?
C’entra molto ed il succo del ragionamento di Uriel è questo:

Ci sono diverse cose che stanno concorrendo alla morte ideale di questi sistemi, ma specialmente ci sono atteggiamenti.

Il primo e’ che dal mondo opensource tutti prendono a man bassa, ma pochissimi contribuiscono. Delle “migliaia” di contributors, ormai la maggior parte sono team aziendali che hanno interessi specifici, e pochissimi possono ancora essere detti “volontari”.

La verita’ e’ che di gente che lotta per il software libero proponendolo nelle scuole, ordinando ai governi di adottarlo, facendo petizioni, il mondo e’ pieno. Di gente che ha scritto cinque righe di codice , sempre meno, e sempre peggio.

Facebook fa 24 miliardi di dollari, e tutti i suoi server usano Openssl. I DUE programmatori che lo sviluppano attivamente non riescono a fare fund raising abbastanza da farne un lavoro a tempo pieno. Gli altri del team sono li’ occasionalmente. Questo squilibrio non vi dice niente?

La strada pare segnata, così come il finale.

Nei prossimi anni, perderete prima OpenBSD, NetBSD e poi FreeBSD, e farete spallucce. Poi perderete qualsiasi client di posta elettronica, e farete spallucce: ci sono le interfacce Web. Poi perderete Gnome e Kde, e farete spallucce: c’e’ sempre Android. Poi perderete Xen, e farete spallucce: c’e’ sempre VMWare. Poi perderete Linux – che Torvalds non e’ immortale e ha sempre meno volontari – e direte che tanto c’e’ Android.

Finche’ avrete solo prodotti proprietari, e farete spallucce: non ve li potete permettere. OOPS.

Che ne pensate?

Luca

Via | Andrea Beggi

Richard Stallman e Steve Jobs

richard stallman

Richard Stallman, l’ideatore di GNU/Linux (solo ideatore, che se fosse stato per lui starebbero ancora a programmare stampanti Xerox) è il naturale controaltare di Steve Jobs.
Molti contrappongono il fondatore di Apple a Bill Gates, ma in realtà i due erano più vicini di quanto si pensi comunemente.
Il vero antagonista di Steve Jobs è proprio Richard Stallman, l’archetipo di ogni nerd del mondo, l’antitesi dell’ergonomia e dell’user friendly.
Basta visualizzare per un attimo il sito di Apple e quello personale di Stallman per avere una dimostrazione immediata della differenza tra i due.

Ieri Stallman ha scritto delle cose abbastanza idiote su Steve Jobs, di cui il succo è che tutti noi ci meritiamo la fine dell’influenza maligna di Jobs sull’informatica.

Stallman termina il suo commento augurandosi che i sucessori di Jobs siano meno efficaci di lui nel portare avanti la sua eredità.

Non oso immaginare un mondo nel quale Stallman avesse avuto l’efficacia di Steve Jobs.
Avremmo ancora i monitor a fosfori verdi.

Steve Jobs, the pioneer of the computer as a jail made cool, designed to sever fools from their freedom, has died.

As Chicago Mayor Harold Washington said of the corrupt former Mayor Daley, “I’m not glad he’s dead, but I’m glad he’s gone.” Nobody deserves to have to die – not Jobs, not Mr. Bill, not even people guilty of bigger evils than theirs. But we all deserve the end of Jobs’ malign influence on people’s computing.

Unfortunately, that influence continues despite his absence. We can only hope his successors, as they attempt to carry on his legacy, will be less effective.

Luca

Via | Luca Annunziata


OpenOracle

openoffice oracle

La prima volta che ho lanciato la nuova versione di OpenOffice e mi è apparso il logone di Oracle, devo dire che ho avuto un turbamento.
Eppure ero preparato, ma vedere il più diffuso software free associato ad un’azienda regina dei sistemi proprietari fa pur sempre un po’ di impressione.

Senza OpenOffice, cioè senza il software free per l’ufficio alternativo ad Office di Microsoft, tutti i bei discorsi sul software libero sarebbero rimasti utopie.
Se GNU/Linux ha avuto una pur modesta diffusione in ambiente desktop lo deve soprattutto al fatto che esisteva un’alternativa a World ed Excel.

Per ora, a parte il logo, niente è cambiato nelle licenze di OpenOffice.
Ci auguriamo che il gigante californiano continui così.

Luca

Chromium OS

Ieri Google ha presentato con dovizia di particolari il suo progetto Chromium OS.
Il sistema operativo di Google.
O meglio un sistemino.
Nel senso che sarà un sistema per netbook, basato su Debian (una distribuzione GNU/Linux).
Uscirà alla fine del 2010.

chromium

Insomma, niente di eccezionale per ora.
Sul mio netbook per ora mi tengo l’ottimo Jolicloud.

Se siete comunque curiosi, su TechCrunch spiegano come provare live Chrome OS su un PC od un Mac utilizzando VirtualBox.

Luca

Google Chrome OS

Un po’ a sopresa Google ha annunciato il lancio del suo sistema operativo che, a differenza da quanto ritenuto da molti, non avrà niente a che vedere con Android che resterà l’ambiente di sviluppo destinato ai cellulari.
La scelta del nome (Chrome OS) non è casuale perché il sistema operativo di Google ruoterà tutto intorno al browser sfruttando le ormai tante applicazioni Web sviluppate dalla casa di Mountain View (email, documenti, aggregatore, mappe…).

Chrome OS sarà infatti destinato prevalentemente ai netbook, cioè ai piccoli portatili con prestazioni ridotte e destinati principalmente alla navigazione su internet (come l’eee pc della Asus dal quale sto scrivendo).

L’esperimento di Google non è propriamente una novità.
Da alcuni giorni sto testando Jolicloud che è una distribuzione Linux ottimizzata per i netbook e che usa principalmente applicazioni web.
Mentre Chrome OS sfrutterà l’omonimo browser, Jolicloud utilizza Prism di Mozilla.

Insomma, l’annuncio di Google ha suscitato un giusto interesse, ma da qui a pensare che possa impensierire Microsoft ce ne corre.
Alcuni motivi del perché Chrome OS non potrà essere adatto a tutti gli utenti li spiega bene Cristian Conti.

Luca