Il finanziere e la pistola

Su La Stampa mi ha colpito la paginata fotografica dedicata alla storia del finanziere che ieri è stato fotografato con la pistola in mano mentre veniva picchiato dai black bloc.
A me quel finanziere di ieri è sembrato un bellissimo esempio di come le forze dell’ordine si dovrebbero comportare.

finanziere con la pistola

Oggi ho comprato il giornale.
Era parecchio che non lo facevo.
Su La Stampa mi ha colpito la paginata fotografica dedicata alla storia del finanziere che ieri è stato fotografato con la pistola in mano mentre veniva picchiato dai black bloc.

Lo avevano gettato in terra, gli avevano rubato il casco, lo scudo e le manette.
Lui, per timore che gli prendessero pure quella, ha tolto la pistola dalla fondina e l’ha impugnata.
E l’ha tenuta puntata verso il basso, senza mai rivolgerla contro quelli che lo picchiavano.
Aspettando che il colleghi lo liberassero.

Come si dovrebbe fare.
Come non fece Placanica a Genova.
Che la pistola la puntò prima che Carlo Giuliani raccogliesse l’estintore.

A me quel finanziere di ieri è sembrato un bellissimo esempio di come le forze dell’ordine si dovrebbero comportare.

finanziere con la pistola 2

Luca

Stanno applaudendo i tifosi

Arkan

Stasera, mentre facevamo cena, guardavamo le immagini provenienti dallo stadio di Genova.
Lasciamo stare l’idiozia di far entrare quei tifosi in uno stadio e rinchiuderli in un vicolo cieco in cui la polizia non poteva entrare, perché non è quello che volevo dire.

Ecco, ad un certo punto i giocatori serbi vanno davanti al settore dei tifosi ospiti e fanno strani gesti.
Innanzitutto applaudono, poi fanno un gesto come per scacciare le mosche e poi fanno il numero tre con le dita.

Noi ci guardiamo basiti.
Ma che fanno? Applaudono?
Gli sveglissimi telecronisti RAI ci rassicurano di no e ci dicono che i giocatori serbi stavano dicendo: “Si, bravi, così ci fanno perdere tre a zero”.
Solo che a me non sembrava un applauso ironico.

Ecco, dopo vengo a scoprire che il numero tre fatto con la mano, è il gesto di riconoscimento dei nazionalisti serbi.
Era quello che usavano le milizie serbe durante la guerra in Jugoslavia ed era il gesto usato da Arkan e dai suoi scagnozzi durante le loro scorribande fatte di stupri, saccheggi ed omicidi.

Ecco, ora, oltre a squalificare la Serbia, qualcuno chieda conto a Stankovic, Krasic ed agli altri giocatori che giocano in italia del loro gesto.
E chieda a Mihajlovic perché abbia abbandonato lo stadio prima della fine.
Lui che continua ancora oggi a difendere il suo amico Arkan, per il quale fece esporre dai tifosi della Lazio uno striscione necrologio quando venne ucciso.

Arkan, quello al centro.
Quello con la tigre.

Luca

Noi del PD siamo di applauso facile

Se avete tempo, guardatevi il video di Di Pietro e Marini alla Festa del PD di Torino.
E’ istruttivo.
Capirete perché il PD non può allearsi con l’Italia dei Valori di Di Pietro.
mi fanno venire la nausea quegli applausi scroscianti ad uno che auspica che ad un condannato venga proibito di parlare in pubblico.

I casi sono due.
O il Partito Democratico ha una base con idee confuse sulla democrazia, oppure il pubblico presente alla Festa del PD era composto tutto da infiltrati dell’IdV.
L’alleanza con l’UDC di Casini non la facciamo, ma non facciamo nemmeno quella con Di Pietro.
Siamo maturi per correre da soli.

Se avete tempo, guardatevi il video di Di Pietro e Marini alla Festa del PD di Torino.
E’ istruttivo.
Capirete perché il PD non può allearsi con l’Italia dei Valori di Di Pietro.

Non ho tempo per spiegarvi perché.
Non ho nemmeno voglia di spiegare perché mi fanno venire la nausea quegli applausi scroscianti ad uno che auspica che ad un condannato venga proibito di parlare in pubblico.

I casi sono due.
O il Partito Democratico ha una base con idee confuse sulla democrazia, oppure il pubblico presente alla Festa del PD era composto tutto da infiltrati dell’IdV.
Temo che sia valida la prima ipotesi.

Del resto, non più tardi di un anno fa, sempre alla Festa del PD, ma quella volta era a Genova, il pubblico tributò un’ovazione a Gianfranco Fini che disse le seguenti parole:

A proposito di G8, come italiano sono soddisfatto che la Corte europea abbia detto in maniera inequivocabile che Placanica ha agito per legittima difesa.

Insomma, diamo agli applausi il peso che meritano.
Siamo un paese di pecoroni.
Tutti, non solo quelli che votano Berlusconi.

L’alleanza con l’UDC di Casini non la facciamo, ma non facciamo nemmeno quella con Di Pietro.
Siamo maturi per correre da soli.

Luca

Lo dico subito, tanto per essere chiari

Per non essere accusato di non avere visto l’errore al momento giusto, vi dico che Vendola non è la soluzione nè per i mali del Partito Democratico nè per quelli del paese.
A dire la verità non è la soluzione per niente. E’ soltanto uno bravo a parlare, magari anche con dei buoni intenti e molto bravo a coinvolgere le persone.
Solo che poi gli escono delle cose, diciamo discutibili.

Un piccolo inciampo, nulla al confronto dell’accostamento tra Carlo Giuliani, il giovane attivista no-global ucciso nel 2001 durante gli scontri del G8 e i magistrati massacrati dalla mafia. «Vincere per le donne e gli eroi dei nostri giorni — declina il suo pantheon Vendola — come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani». L’«eroe ragazzino», così lo definisce, ucciso da un carabiniere a Genova, quando «una generazione perse l’innocenza e fece i suoi conti con la morte».

Chi mi conosce sa quanto io sia rimasto sconvolto dopo gli episodi di Genova 2001 e come abbia dato tutta la responsabilità, anche della morte di Giuliani, alle forze dell’ordine e a chi le comandava.
Ma considerare Carlo Giuliani un eroe ed accostarlo a Falcone e Borsellino è una cosa talmente idiota da qualificare l’autore dell’accostamento.

Luca

E uno in meno

claudio scajola

Claudio Scajola è probabilmente uno dei politici più incapaci della storia recente del nostro paese.
Fu Ministro dell’Interno ai tempi del G8 di Genova, riscuotendo un successo internazionale di proporzioni epiche, con una città messa a ferro e fuoco, gente picchiata selvaggiamente dalla polizia, altra gente torturata in carcere ed altra ancora massacrata di botte durante una irruzione in una scuola.

Definì Marco Biagi, appena ucciso dalle BR, un rompicoglioni in cerca soltanto di un rinnovo delle sue consulenze.

Quando lui è Ministro appare miracolosamente un volo Alitalia Albenga-Fiumicino (Scajola è di Imperia, a 30 km da Albenga), che poi scompare quando lui perde l’incarico.

Si fa regalare appartamenti con vista Colosseo da imprenditori compiacenti.

Insomma, incompetente, disonesto e anche sbruffone.
Forse è troppo perfino per il Governo Berlusconi.

E’ probabile che riusciamo forse a liberarcene.
Piccole cose che ci rendono felici.

Luca

Foto | claudioscajola.it