No alla guerra, anche se la guerra c’è già

Rimango un po’ basito nel leggere dichiarazioni pubbliche e private di persone più o meno famose sul possibile attacco in Siria.

Molti dicono di essere contrari alla guerra.
Del resto, lo siamo tutti, o quasi.
Qui però non stiamo parlando di invadere l’Iraq per rovesciare un regime.
E nemmeno di dichiarare guerra all’Afghanistan perché offre copertura e riparo ai terroristi.

In Siria la guerra c’è già.
Da almeno un anno e mezzo.
Ed ha fatto almeno 100.000 morti e 2 milioni di profughi.

Poi, per carità, accetto tutte le prese di posizione, favorevoli o contrarie.
Ma se dite “No alla guerra!” aspettatevi che qualcuno vi batta su una spalla e vi dica “Amico, la guerra c’è già”.
E forse sarebbe giusto fare qualcosa per fermarla.

Più di un anno fa Amnesty Internationl rese pubblico un rapporto fatto da Donatella Ravera che aveva visitato la Siria.

Ovunque sia andata, ho incontrato persone stravolte che chiedevano perché il mondo stesse a guardare e non facesse nulla. Questa mancanza d’azione da parte della comunità internazionale non fa che incoraggiare ulteriori violazioni. Poiché la situazione continua a peggiorare e il computo delle vittime civili sale di giorno in giorno, la comunità internazionale deve agire per porre fine alla spirale di violenza.

Sarà la paternità ad avermi reso fragile, ma secondo me i bambini morti gassati per mano di Assad varrebbero l’attacco con droni contro postazioni siriane.

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Bodies of children whom activists say were killed by gas attack in the Ghouta area, lay on floor in the eastern suburbs of Damascus August 21.(Mohamed Abdullah/Reuters)

E se l’attacco con i droni causasse vittime civili?
Li causerà di sicuro.
Abbiamo finora armato i ribelli, che non sono migliori del regime che combattono. La guerra la stiamo già facendo per interposta persona. Stiamo già facendo vittime civili.
Bisogna scegliere tra un male ed un altro male.
Assad continuerà la strage finché la comunità internazionale non interverrà.

Poi facciamo pure la nostra invocazione contro la guerra, diciamo la nostra preghierina e chi se ne frega.
Ma essere contrari ad un intervento militare contro la Siria non significa essere per la pace.
Significa semplicemente fregarsene del popolo siriano e girare la testa da un’altra parte.

Luca

10 thoughts on “No alla guerra, anche se la guerra c’è già”

  1. >bisogna scegliere tra un male ed un altro male
    appunto. il dubbio che ho io non è se intervenire o meno, nel senso che in base ai trattati internazionali le armi chimiche non si possono usare e quindi la legittimità dell’intervento c’è eccome, a quanto ho capito (potrei ovviamente sbagliare di grosso).
    mi viene da dire che la situazione attuale potrebbe essere a quella afghana di 20 anni e passa fa. il chiave antisovietica si è sostenuta la ribellione dei talebani, che col senno di poi non direi è stata la mossa migliore.

  2. SI, infatti, la primavera araba ci ha fatto vedere di che pasta sono fatti i fratelli musulmani. Secondo me l’attacco avrebbe senso soltanto, ed è triste dirlo, come avvertimento per Assad. Qualcosa del tipo “Guarda che non è che tu possa fare quello che vuoi in barba a tutte le regole internazionali”.

  3. Non ho ancora letto in giro rapporti indipendenti che confermino che i gas li ha utilizzati Assad. Detto questo, quando si vuole fermare una guerra, si va lì e ci si mette in mezzo. Se si bombarda una parte e basta, a prescindere dalle motivazioni, si dà una mano all’altra parte.

  4. > si va lì e ci si mette in mezzo
    e poi che si fa? si combatte tutti e due e ci si mette un “governatorato” indipendente nominato e controllato dall’ONU?

  5. Vedo con invidia che avete le idee chiarissime su quello che serve. Il sarcasmo mi sembra fuori luogo, ma pazienza. Basterebbe pensare al libano o alla bosnia per vedere precedenti in cui sono state dispiegate forze di interposizione, con risultati che la storia giudichera’. Ma non si trattava di un’invasione.

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