Forse dipenderà dal fatto che sono un tipo ansioso, ma a me la bocciatura di ieri del piano del governo americano per salvare Wall Street e le banche è sembrato una specie di apocalisse finanziario.
Mi sarei aspettato commenti molto più allarmati ed apocalittici, invece sembra che tutti vogliano rassicurarci.
A me sembra che i cittadini siano trattati un po’ come il malato terminale al quale non si dice che sta per morire.
Il disastro è dietro l’angolo, il ciclone ci sta per colpire, ma nessuno ci dice niente.
Leggere Mario Deaglio che spiega perché l’Europa e l’Italia si salveranno grazie alla loro arretratezza non mi consola.
Mi basta controllare l’andamento del titolo della mia azienda per preoccuparmi.
Qualcuno dice che dobbiamo toccare il fondo per poterci riprendere.
Resta da chiarire quanto dobbiamo ancora scendere.
E quanta zavorra dovrà essere scaricata per permetterci di risalire dal fondo.
Ogni giorno vado e torno da Firenze con il bus.
Durante il viaggio di ritorno passiamo su un viadotto dal quale posso osservare un campo coltivato ad erba medica o qualcosa del genere.
E’ una radura circondata dal bosco.
Ho sempre pensato che fosse un posto perfetto per i caprioli.
Un campo coltivato ben nascosto da alberi che permettono una fuga rapida.
Così ogni giorno guardavo quel campo con la convinzione di vedere i caprioli pascolare lungo il limite del bosco.
Per qualche motivo incomprensibile non riuscivo mai a vederli.
La cosa mi è sempre sembrata una stonatura, come un quadro leggermente storto.
Qualche giorno fa, per la prima volta, ho visto tre caprioli in quel campo.
Il giorno dopo due.
Mi è sembrato che qualcosa fosse tornato a posto.
Il quadro ora è dritto.
Sarà perché sono veramente inferocito per la storia di Alitalia.
Sarà che mi è capitato di partecipare ad un’assemblea sindacale in cui ho sentito pronunciare frasi del tipo: “si sono permessi di firmare”, “gli dobbiamo far vedere che non scherziamo!”.
Mi chiedo però come faccia lo stesso sindacato, la CGIL, a mobilitarsi per difendere i diritti di chi guadagna 1.200 € al mese e di chi ne guadagna 10.000.
Ci propongono azioni di lotta, scioperi e chissà quali altri stupefacenti ed originali iniziative per vedere aumentare il nostro salario mensile magari non di 20 €, ma di 30 €.
A quella assemblea sindacale io mi sono alzato in anticipo e me ne sono tornato a lavorare.
La cosa più giusta da fare però sarebbe stata quella di alzare la mano, mettersi in piedi, attendere che si fosse fatto silenzio e quindi esplodere un bel rutto.
Ed allontanarsi, sorridendo nell’immaginarsi le facce dell’assemblea.
Ho ben chiaro che cosa significhi rischiare di perdere il lavoro.
La battaglia del personale Alitalia contro il piano di ristrutturazione dell’azienda è però soltanto un tentativo di non arrendersi a diventare finalmente lavoratori come tutti gli altri.
Nessuna categoria professionale (o quasi nessuna) vanta i privilegi del personale Alitalia.
A nessun lavoratore viene proposta una cassa integrazione di 7 anni con l’80% dello stipendio.
La CGIL, nel difendere i piloti, ha secondo me commesso un autogol clamoroso che cambierà il ruolo del sindacato stesso nel futuro delle contrattazioni.
Non si può difendere chi si batte unicamente per non perdere i propri privilegi.
Privilegi, non diritti.
Le aziende falliscono. E’ una cosa che può succedere.
Per l’Italia il fallimento della compagnia aerea di bandiera non porterà nessun peggioramento.
Alitalia applica ormai da anni una politica dei prezzi anti-concorrenziale.
Ci leveremo di torno un carrozzone inutile e costoso.
Piloti ed assistenti di volo troveranno altre sistemazioni, anche se si dovranno adeguare alle condizioni del mercato del lavoro.
Ai precari toccherà, come sempre, la parte peggiore, ma questo vale per tutti i precari di tutte le aziende.
Non si capisce perché per quelli di Alitalia dovrebbe essere diverso.
Anch’io, quindi, mi auguro che Alitalia fallisca.
Sarebbe dovuto succedere già una decina di anni fa.
Il problema è che Alitalia non fallirà e lo stato metterà in piedi l’ennesimo salvataggio senza senso.
L’esultanza dei piloti alla notizia del ritiro dell’offerta di CAI secondo me testimoniava proprio questo.
Esultavano perché sapevano di averla fatta franca.
L’ennesimo trionfo dell’ennesima casta italiana.
Mi auguro che i festeggiamenti di ieri se li debbano rimangiare tutti.
La italica blogosfera è un universo spesso tendente alla tristezza ed alla malinconia.
Ci sono ovviamente delle eccezioni e nonsolomamma è una delle più belle.
La saga di elastigirl è diventata per molti di noi un piacevole appuntamento quotidiano.
Perché non c’è più niente di più divertente, comico, drammatico e vero della quotidianità.
Oggi è un gran giorno per elastigirl, perché TEA ha pubblicato il suo libro.
Suo di Claudia De Lillo, perché sembra sia questo il nome di elastigirl.
Il primo elasti-libro lo potete trovare qui, qui o qui.
O in libreria, ovviamente.
Quando la Vezzali vinse l’oro a Pechino, ascoltai le sue dichiarazioni dopo la vittoria.
Mi sembrarono parole farneticanti di una persona un po’ troppo piena di sé.
Però stetti zitto.
Mica si può sempre criticare tutti, anche chi vince le olimpiadi.
Poi sennò mi dicono che sono intollerante e noioso.
Oggi possiamo dire che non si diventa antipatici da un giorno all’altro.
La Vezzali sarà pure una campionessa, ma potrebbe farci il piacere di limitarsi a tirare di scherma.
Che quando apre la bocca cade nel ridicolo. La sceneggiata che si è prestata ad interpretare a Porta a Porta è roba da vergognarsi.
E’ riuscita a mettere in imbarazzo perfino il nano di arcore che non è propriamente una cosa semplice.
Gli ha regalato il fioretto. E persino concesso, durante la registrazione di Porta a Porta, il diritto di toccarla.
“Si vede proprio che di scherma i giornalisti sono ignoranti”. Ignorantissimi, signora.
“Toccare è un’espressione tecnica”. Vespa ha subito sottolineato il suo tecnicismo.
“Ma ci mancherebbe!”. Purtroppo la malizia è come un prato in primavera: sempre in fiore.
“Volevo dirgli: guarda presidente che da te mi farei toccare. Ma ci fossero stati Prodi o Veltroni avrei fatto lo stesso”. Per essere un tantino più precisi: da lei mi farei veramente toccare.
“Era un onore concesso a un uomo importante”. Si è capito.
“In genere tocco, non mi faccio toccare”. Signora, anche questo è chiarissimo.
“Come si può fraintendere, mi dica?”.
[...] Comunque Berlusconi è abituato a sistemare la spada sulla spalla. E basta.
“Io e lui in qualche modo rappresentiamo l’Italia che vuole vincere”. Io e lui.
“A quattro mesi dal parto ero di nuovo in pedana”. Una forza della natura.
“Ho subito un grave infortunio ma non ho smesso”. La sfida dei limiti, abbiamo già detto.
“Mi chiamano Vale, perché valgo”.
Sembra che finalmente questa cocente estate stia finendo.
I più fortunati avranno già assaggiato un po’ di pioggia.
Presto vi spiegherò perché io speri con tutto il cuore che Alitalia fallisca.
E’ la fine che meritano tutti, non ultimi i sindacati.
Avrei anche voluto commentare il disegno di legge della Carfagna sulla prostituzione, ma su Spinoza ha scritto una cosa che secondo me riassume tutto:
Parlando della Gelmini, Umberto Bossi disse: chi pretende di riformare la scuola dovrebbe come minimo aver insegnato. Sull’ultimo disegno di legge della Carfagna invece non ha avuto nulla da ridire.
Saluti.
Luca
Sembra che il titolo del post (e quella della foto di Maureen) sia una citazione di Albert Camus.
Ieri c’è stato il keynote di Steve Jobs, in cui sono state presentate alcune novità della Apple, soprattutto per quanto riguarda la musica, quindi iPod ed iTunes.
L’evento di ieri verrò ricordato probabilmente per la frase che è apparsa all’inizio dell’intervento di Steve Jobs.
Purtroppo la citazione di Mark Twain sembra che sia sbagliata e, soprattutto, sembra che la salute del CEO di Apple non stia migliorando affatto.
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