Il ritorno del Lingotto

Sembra che sabato prossimo al Lingotto di Torino ci sarà un sacco di bella gente.
Gente che, semplicemente, sogna di veder nascere un Partito Democratico che ritorni finalmente a fare politica, a far riscoprire alle persone l’amore per la buona politica.
Civati anticipa lo spirito dell’incontro del Lingotto:

[…] Noi andremo per la nostra strada, quel sentiero difficile su cui ha viaggiato la nostra carovana, verso quella piazza politica a cui tanti aspirano da troppo tempo. Una politica rinnovata nelle parole, nelle scelte, nel metodo. Una politica fatta di qualità, di trasparenza e, soprattutto, di coraggio. In Italia non c’è. E tutti noi sappiamo quanto ci vorrebbe.

I giornali per ora si limitano a fare il toto-nome che uscirà (se uscirà) sabato prossimo e semplificano il tutto parlando di giovani del PD.

Qui la questione è molto più grossa di un conflitto generazionale o di un ricambio di dirigenti.
Qui si vuol provare a fare per davvero un partito democratico.
Varrà la pena esserci al Lingotto.
Se non con il corpo, almeno con la nostra attenzione.

Luca

Siamo il Partito Democratico

Mentre D’Alema e Veltroni iniziano l’ennesima patetica battaglia per il potere, qualcuno continua a credere nel PD.
Il 27 Giugno c’è un’Assemblea Pubblica al Lingotto di Torino organizzata dai Piombini Democratici.
Se non fosse il posto più lontano del mondo mi sarebbe piaciuto andarci.

Siamo il Partito Democratico. Siamo un grande e moderno progetto di cambiamento e ricostruzione del centrosinistra italiano, della politica italiana, e dell’Italia. Siamo un partito che nasce e cresce intorno a idee e valori condivisi, e che ha come primo obiettivo l’estensione di questa condivisione. Non modificando queste idee e questi valori, non contaminandoli con compromessi e contraddizioni: ma declinandoli in un progetto collettivo di progresso e di visione del presente e del futuro. E costruendo un consenso su questa visione. Siamo il Partito Democratico, non siamo due partiti che si sono alleati. Non siamo la convivenza di obiettivi e interessi diversi, da far convivere e di cui fare commercio politico. Non vogliamo che questo progetto sia ostaggio di meccanismi e fallimenti i cui risultati hanno portato il centrosinistra italiano ai peggiori risultati degli ultimi vent’anni. Crediamo che contesti nuovi chiedano scelte nuove, crediamo nell’assunzione di responsabilità di chi viene sconfitto, e nell’assunzione di responsabilità di chi vuole superare le sconfitte. Noi vogliamo superarle, vogliamo cambiare l’Italia in meglio, e governarla. Siamo, siete, siamo assieme l’alternativa alla spartizione tra vecchie correnti del più ambizioso progetto politico nella storia dell’Italia repubblicana. Sappiamo di essere in tanti, finora troppo trascurati e impotenti. Non andremo al congresso di questo partito per scegliere se consegnarlo a un leader della Margherita o a un leader dei DS. Ci andremo per darlo al leader del Partito Democratico e alle persone del Partito Democratico.

Luca

E se il PD fingesse di fare il gioco del nemico?

Nella mia analisi post-elettorale sono giunto ad una conclusione.
Il PD, nelle condizioni attuali, non vincerà mai più.
Siamo destinati ad avere un governo di destra.

A meno che…

Insomma, e se provassimo a togliere la par condicio e a liberalizzare la propaganda politica nei media?
Lo sappiamo tutti che i giornali non li legge nessuno e che i manifesti elettorali sono soltanto uno scempio da aggiungere alle tante cose brutte che si vedono nelle nostre città.
La vittoria di Obama ha dimostrato una cosa importante.
Si vince con la TV e, al limite, un po’ anche con internet.
E allora torniamo a fare gli spot elettorali in TV.
Berlusconi senza la sua campagna televisiva del 1994 non avrebbe mai vinto le elezioni.
Non può provare il PD a fare la stessa cosa?

Le tribune elettorali e i talk show non spostano voti.
Servono soltanto a consolidare le convinzioni di quelli che sanno già per chi votare.
Per far emergere qualcosa di nuovo bisogna incontrare la gente dove la gente si ritrova.
E la gente si ritrova per la maggior parte nelle pause pubblicitarie dei programmi televisivi.

Se il bene del paese è avere un governo di centro-sinistra, allora giochiamoci le nostre carte.
Proviamo a fare i moderni.

Inganniamo il cavaliere andando incontro al suo desiderio di abrogare la par condicio e poi lo abbattiamo con la più clamorosa campagna di spot che si ricordi.

Che ne dite Piombini?

Luca