La guerra si, la guerra no

Non stiamo a dire che la Libia ha il petrolio, che Gheddafi fino ad ieri ci faceva comodo, che ci sono mille altri dittatori nel mondo.
Siamo qui e dobbiamo decidere cosa fare di fronte ad un dittatore che non rispetta una risoluzione dell’ONU e continua a reprimere nel sangue una ribellione interna.

La scelta non è tra la vita e la morte, tra il bene ed il male, tra la pace e la guerra.
Si tratta di scegliere tra un male ed un altro male.
Ci sono persone che moriranno sia che facciamo una scelta, sia che ne facciamo un’altra.

Sfido chiunque ad amare la guerra.
Oddio qualcuno ci sarà anche.
Ad esempio un signore che prende il mio stesso autobus e sono più di tre anni che lo vedo leggere soltanto riviste militari.
Il mio collega pendolare a parte, credo che siamo tutti d’accordo nel ripudiare la guerra.

Il problema sorge quando una guerra c’è già e noi dobbiamo decidere se fermarla.
C’è un popolo oppresso da un dittatore.
L’ONU, se ancora esiste ed ha un suo senso, non può che prendere una decisione ovvia, che è quella di imporre al dittatore di smettere di bombardare il proprio popolo che chiede più libertà e più diritti.
Il dittatore se ne frega e continua a bombardare la sua gente.

Ecco, facciamo finta di partire da qui.
Non stiamo a dire che la Libia ha il petrolio, che Gheddafi fino ad ieri ci faceva comodo, che ci sono mille altri dittatori nel mondo.
Siamo qui e dobbiamo decidere cosa fare di fronte ad un dittatore che non rispetta una risoluzione dell’ONU e continua a reprimere nel sangue una ribellione interna.

La scelta non è tra la vita e la morte, tra il bene ed il male, tra la pace e la guerra.
Si tratta di scegliere tra un male ed un altro male.
Ci sono persone che moriranno sia che facciamo una scelta, sia che ne facciamo un’altra.

Su, forza!
Fate la vostra scelta.
Il dittatore sta continuando a bombardare.

Luca

2 thoughts on “La guerra si, la guerra no”

  1. Tendenzialmente credo che la mano si debba armare tutte le volte che in gioco c’è la difesa degli innocenti ed è per questo che accetto e condivido l’intervento ONU.
    Quello che però credo fortemente è che la difesa suddetta non si debba limitare a scacciare un dittatore, ma che vi sia la sincerà volontà di chi interviene che come unica ricompensa a tale sforzo via sia la nascita di una reale democrazia.

  2. @marco Cicca: sul tema dell’esportazione della “reale” democrazia si sono spesi fiumi di inchiostro e purtroppo le esperienze precedenti non sono molto incoraggianti (Irak, Afghanistan, Somalia). Tra l’altro è abbastanza evidente che la Libia è solo un’entità geopolitica in quanto in realtà è un mosaico di tribù, cosa che non fa ben sperare sulle aspirazioni democratiche del “popolo” libico.

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