Così non ci siamo

Prepariamoci alle battutine di quelli che dicevano che tanto un presidente vale l’altro e che l’abbiamo fatta troppo lunga con questa storia del presidente nero e del cambiamento.

Obama si rimangia la promessa e non chiuderà Guantanamo.
Sembra che non sappia che farci con tutti i detenuti accusati grazie a confessioni ottenute con la tortura e quindi inutilizzabili come prove in tribunali normali.

Barack Obama ha scoperto che per risolvere il complesso problema di cosa fare dei sospetti terroristi detenuti nella base militare Usa a Cuba i tribunali speciali sono forse il male minore. Gran parte delle prove raccolte contro i detenuti sono frutto infatti di interrogatori da parte dei militari Usa che non potrebbero essere usate in tribunali normali, vincolati a tutelare anche i diritti dell’imputato. Anche la decisione più trasparente presa finora da Obama, quella di rendere pubblici i memorandum dei legali della amministrazione Bush che autorizzavano di fatto la tortura, si è trasformata in un boomerang per il nuovo presidente per la incertezza mostrata (con dichiarazioni contrastanti) sulla incriminabilità o meno degli autori dei documenti, e sulla opportunità o meno di una commissione d’inchiesta. Era stata proprio questa decisione a provocare le battute più sferzanti di Cheney che, dopo otto anni vissuti all’ombra del presidente George W. Bush, è diventato da gennaio il portavoce più visibile della vecchia amministrazione e dello stesso partito repubblicano, che non ha ancora trovato nuovi leader dopo la batosta elettorale del novembre scorso.

Ad essere buoni possiamo dire che Obama paga le nefandezze fatte dal suo predecessore ed ora non può gestire come vorrebbe la chiusura di Guantanamo.
Ad essere buoni.

Luca

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