Cuba si, yankee no

Domenica si è chiuso il Festival del Giornalismo a Perugia con un intervento di Yoani Sánchez, intervistata da Mario Calabresi.
Ad un certo punto entra in sala un gruppo di filocastristi che lanciano dollari falsi con impresso il volto di Yoani, gridando “Cuba si, yankee no!” e altre perle da stadio tipo “Yankee go home!”

Il modernariato ha sempre il suo fascino e capisco, anche se con fatica, che possano ancora esistere dei filocastristi in Italia nel 2013.

Ma la cosa più sorprendente è che questi fenomeni fingono di non rendersi conto che una manifestazione di protesta come la loro la possono fare in Italia, la potrebbero fare perfino in casa degli yankee, ma a Cuba no, finirebbero in galera.

Non importa.
Cuba si, yankee no.

Luca

Generación Y si rifugia a La Stampa

Il blog di Yoani Sánchez, della quale vi ho parlato giorni fa, da oggi è ospitato sul sito de La Stampa.

Una bella mossa da parte del quotidiano più vivace che abbiamo attualmente in Italia.

Nel frattempo in molti si stanno adoperando perché Raul Castro cambi idea e conceda ad Yoani la possibilità di venire in italia a presentare il suo libro alla Fiera di Torino.
Se volete, potete firmare l’appello sul sito della Fiera del Libro.

Luca

Se ti piace Cuba è perché non ci vivi

Premessa.
Mai subito il fascino del Che.
Zero stima per Fidel Castro.
Ok, andiamo avanti.

Io sono un uomo piuttosto integralista.
Se una cosa ha qualcosa di brutto, finisce che non mi piace nella sua totalità.
Un regime che non permette la libertà di espressione per me è un regime sbagliato.
Anche se, come qualsiasi regime, fa pure delle cose giuste.

A Cuba c’è una blogger che è divenuta famosa in Italia per le sue corrispondenze pubblicate su Internazionale.
Si chiama Yoani Sánchez, il suo blog è tradotto pure in Italiano e da poco è stato pubblicato in Italia il suo libro.

Leggendo il blog di Yoani si capisce quanto sia difficile a Cuba riuscire ad accedere ad Internet. Lei finge di essere straniera (grazie alla sua pelle molto chiara), entra negli Hotel e spedisce i suoi post ad amici all’estero che poi glieli pubblicano e glieli traducono.
Questo perché a Cuba i cubani non possono collegarsi alla rete.

Succede poi che Gianni Minà scriva qualcosa di molto acido contro Yoani e che lei gli risponda per le rime.
Perché una cosa è fare il giornalista, intervistare il dittatore ed essere considerato un amico di Cuba, ed un’altra cosa è stare in galera perché si è nemici del regime.

Quindi, tutta la mia solidarietà a Yoani.

A me è capitata una volta sola di vedere un sistema di vita simile a quello di un regime nel quale non c’è libertà di stampa.
Non vi scandalizzate, ma quel posto è Nomadelfia.
Quando da adolescente la visitai restai letteralmente sconvolto quando ci raccontarono che avevano una specie di comitato di censura che sceglieva quali programmi TV far vedere agli abitanti di Nomadelfia tramite il loro circuito chiuso.
E’ stata l’unica volta in cui ho parlato con persone che non erano libere di leggere, vedere o ascoltare quello che volevano.
E decisi che la cosa non mi piaceva per niente.

Luca

Via | Luca Sofri