Walter non vuol fare meno danni di Massimo

veltroni e d'alema

Girano in questi giorni voci piuttosto concrete, anche se da confermare, secondo le quali Veltroni potrebbe fare un gruppo parlamentare autonomo, separandosi di fatto dal PD.
Si, lo so che sembra fantapolitica, ma pare che i veltroniani ci stiano pensando davvero.

L’effetto sul PD sarebbe probabilmente dirompente, e Veltroni lo sa.

Certo, è chiaro a tutti, e per primo allo stesso ex segretario, che la decisione di creare dei gruppi autonomi avrebbe dei contraccolpi inevitabili nel partito. Il nome di Veltroni è legato indissolubilmente al Pd. Lui ne è stato il primo segretario, lui ne parlava anni e anni fa, quando quel progetto veniva visto come un azzardo irrealizzabile dai suoi colleghi dei Ds. La mossa di Fini è niente in confronto, piuttosto sarebbe come se dal Pdl prendesse le distanze Silvio Berlusconi.

La speranza e che nella scontro finale Veltroni-D’Alema, i due si uccidano a vicenda e qualcuno, più saggio, riesca a prendere il loro posto.
Non se ne può più.

Luca

Manco fosse Bono Vox

veltroni

Quando il PD ti delude e vorresti che qualcosa cambiasse per il bene del partito e del paese, ecco che Veltroni scrive al Corriere e ti ricorda che, in fondo, poteva andare peggio di così.
Poteva esserci sempre lui.

Mi chiedo con quale faccia uno si metta a scrivere una lettera del genere.

Amare l’Italia e gli italiani dovrebbe essere una precondizione per partecipare alla vita politica. Chiunque alzi gli occhi nella Cappella Palatina di Palermo o nella galleria di Diana di Venaria Reale non può non sentire tutto intero l’orgoglio di essere figlio di questo Paese e della sua straordinaria e travagliata storia. Lo stesso orgoglio che si prova pensando agli italiani che lavorano per la nazione, imprenditori od operai, insegnanti o poliziotti. Per questo il nostro Paese merita di più. Merita di più dei dossier e dei veleni. Di più della politica ridotta a interesse di un leader. Di più delle alleanze con il diavolo. Il nostro Paese deve smettere di vivere dominato solo da passioni tristi. È difficile. È possibile.

Luca

Foto | Wikipedia

Urlare. Sempre

Ho una sincera avversione per chi urla.
Qualunque argomento, quando viene urlato, perde per me qualsiasi attrattiva.
Piero Ricca è uno che urla sempre.
Se ne va dietro ai politici ed inizia ad urlargli contro.
Del resto è diventato famoso così, urlando “buffone” a Berlusconi.

Piero Ricca è una specie di Marco Travaglio urlatore.
Gli argomenti sono quelli di Travaglio, ma lui se ne va in strada ad aspettare i politici ai quali urlare.
Ovviamente c’è poi tutto un merchandising di libri e DVD da acquistare.

L’altra sera se l’è presa con Veltroni, chiedendo un’intervista nel mezzo ad un evento in una libreria.
Che a Veltroni gli puoi dire tutto, ma non che non sia una persona pacata ed educata.
E’ troppo facile mettersi ad urlare in mezzo a cento persone e poi scandalizzarsi se la persona verso la quale urli non ti concede il suo tempo.
Oltre tutto tirando fuori una storia del 1985 che veramente appare ridicola a chiunque.

Insomma, Piero Ricca farebbe diventare simpatico anche il più tremendo dei politici.
Peggio di lui ci sono soltanto quelli della sua gang che lo seguono e lo imitano nel tono di voce e nell’atteggiamento, ripetendo come pappagalli quello che urla il loro leader.

Non lo so, ma se questa è l’alternativa, mi tengo volentieri i politici che abbiamo.

Luca

Scambio di umori

Alla vigilia del ritrovo del Lingotto, i tanti simpatizzanti dei piombini iniziano a fare richieste e ad esprimere auspici.
Luca Sofri pubblica la mail di Marco che, tra le altre cose, chiede che dalla riunione di Sabato esca il nome di un candidato alla segreteria del PD.

Mi associo a Marco.
Spero che non si faccia lo stesso errore che fecero iMille quando deciso di sostenere Veltroni tramite la lista della Melandri.

E’ ovvio che il candidato dei piombini non vincerà (è importante che i capoccioni del partito non si allarmino), ma esprimere un candidato è l’unico modo per farsi sentire e per continuare a portare avanti le proprie istanze.

Se candidato deve essere, come dice Marco, penso che Giuseppe Civati possa essere la scelta giusta e consequenziale del dibattito che si è avuto in rete in questi anni (mesi), anche se lui pare che non ne voglia sapere.
Credo che ne possiamo trovare anche un altro, basta che sia un nome rappresentativo delle istanze piombinesche e che non sia stato bruciato precedentemente (quindo Scalfarotto forse non andrebbe bene).

Proviamoci e poi vediamo cosa succede.
Se candidate Civati (o un altro) giuro che mi tessero al PD.

Non chiedeteci però di scegliere tra Franceschini e Bersani.
In questo caso la tessera la prendo al sexy shop per comprare un frustino a nove code ed infliggermi pratiche sadomaso.

Suvvia, proviamoci.

Luca

Siamo il Partito Democratico

Mentre D’Alema e Veltroni iniziano l’ennesima patetica battaglia per il potere, qualcuno continua a credere nel PD.
Il 27 Giugno c’è un’Assemblea Pubblica al Lingotto di Torino organizzata dai Piombini Democratici.
Se non fosse il posto più lontano del mondo mi sarebbe piaciuto andarci.

Siamo il Partito Democratico. Siamo un grande e moderno progetto di cambiamento e ricostruzione del centrosinistra italiano, della politica italiana, e dell’Italia. Siamo un partito che nasce e cresce intorno a idee e valori condivisi, e che ha come primo obiettivo l’estensione di questa condivisione. Non modificando queste idee e questi valori, non contaminandoli con compromessi e contraddizioni: ma declinandoli in un progetto collettivo di progresso e di visione del presente e del futuro. E costruendo un consenso su questa visione. Siamo il Partito Democratico, non siamo due partiti che si sono alleati. Non siamo la convivenza di obiettivi e interessi diversi, da far convivere e di cui fare commercio politico. Non vogliamo che questo progetto sia ostaggio di meccanismi e fallimenti i cui risultati hanno portato il centrosinistra italiano ai peggiori risultati degli ultimi vent’anni. Crediamo che contesti nuovi chiedano scelte nuove, crediamo nell’assunzione di responsabilità di chi viene sconfitto, e nell’assunzione di responsabilità di chi vuole superare le sconfitte. Noi vogliamo superarle, vogliamo cambiare l’Italia in meglio, e governarla. Siamo, siete, siamo assieme l’alternativa alla spartizione tra vecchie correnti del più ambizioso progetto politico nella storia dell’Italia repubblicana. Sappiamo di essere in tanti, finora troppo trascurati e impotenti. Non andremo al congresso di questo partito per scegliere se consegnarlo a un leader della Margherita o a un leader dei DS. Ci andremo per darlo al leader del Partito Democratico e alle persone del Partito Democratico.

Luca