Show me his pulse!

Nell’atroce video del New York Times in cui viene ricostruito l’omicidio di George Floyd c’è un fotogramma che mi ha colpito ed è quello che vedete qui sopra.

Si vede una donna protestare con uno dei poliziotti che sta proteggendo quelli che nel frattempo stanno causando la morte dell’uomo fermato e gli chiede: “Show me his pulse!” che sarebbe come dire “Fammi vedere se gli batte ancora il cuore”.

Credo che in un mondo in cui agli agenti di polizia non viene ancora insegnato come gestire situazioni emotivamente complicate (aldilà di tutte le questioni razziali e di sanità mentale di una parte delle forze dell’ordine), ci vorrebbero donne come quella del video in tutte le strade.

Perché se la polizia ci deve proteggere dai cattivi, sono i cittadini a dover forse vigilare sugli abusi della polizia. Quante volte abbiamo tirato dritto di fronte ad atteggiamenti intimidatori od offensivi di forze dell’ordine?
Mi sono trovato io in Questura a Siena a vedere una agente di polizia trattare in malo modo e senza nessuna reale motivazione gli immigrati in fila per i documenti e trattare in modo molto più gentile i cittadini italiani. Avrei dovuto dirle qualcosa? Sicuramente si.
Sarebbe servito a qualcosa? Forse.

Di sicuro se quella ragazza e gli altri che hanno girato i video non si fossero fermati oggi quello di George Floyd non sarebbe un omicidio, ma sarebbe l’ennesimo arrestato morto per arresto cardiaco, overdose, autolesionismo, caduta dalle scale, o aggiungete voi una voce a piacere.

“Anche se avete chiuso
Le vostre porte sul nostro muso
La notte che le pantere
Ci mordevano il sedere
Lasciandoci in buonafede
Massacrare sui marciapiede
Anche se ora ve ne fregate
Voi quella notte, voi c’eravate”

Siamo tutti, in piccola parte, responsabili di quello che succede.

Luca

Qui sotto, se volete, il video del NYT.