Non capirci, come al solito, un beato

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Filippo Sensi scrive un commento acuto e interessante sulla nuova strategia comunicativa di Berlusconi e del perché, come al solito, rischiamo di sottovalutarne la sua efficacia.

Così, stretto nel cerchio magico della famiglia, lontane le amazzoni e il demi-monde che lo venerava e sfruttava, Silvio sa che l’unico modo di scacciare chiodo è quello di esporsi in una esibita fragilità. Guardato a vista dai suoi angeli custodi che si sono reimpadroniti del padre, non più papi.
Quasi a suscitare un moto di tenerezza, in quella foto chapliniana con Dudù sulle spalle, mentre si allontana con la sua Paulette Goddard, passata da Telecafone a Viale del tramonto, in una trasfigurazione davvero impressionante in Veronica.

Berlusconi agli arresti domiciliari, come un vecchio saggio che ispira e guida la sua nuova Forza Italia potrebbe, per l’ennesima volta, riuscire a spegnere quel sorrisetto saputello e compiaciuto che in molti abbiamo quando guardiamo le foto della sua nuova vita.

La famiglia che per Berlusconi per anni era come i prolegomeni kantiani gli si ripropone ora come una gabbia dorata, come un desco riluttante, un po’ caritatevole, un po’ sacra rappresentazione.
Tutto pubblico, naturalmente; sui rotocalchi, in televisione, a far sospettare, al solito, che ci sia una regia che modula e ricostruisce. Tutti noi a scrollare le spalle, a sorridere, a sottovalutare lui e l’Italia, a non capirci, come al solito, un beato.

Luca

Immagine | Vanity Fair