Le candidature di Ingroia

Ingroia è appena arrivato in politica, ma pare che sia riuscito a capire benissimo i meccanismi della legge elettorale.

Alessandro Gilioli racconta come siano state redatte le liste di Rivoluzione Civile con Ingroia.

Funziona così: Ingroia è capolista in tutti i collegi, ma ovviamente dopo il voto dovrà “optare” per uno solo, quindi in tutte le altre circoscrizioni entreranno i secondi in lista. Questi secondi in lista sono appunto la cosiddetta ’società civile’. Tuttavia anche questi candidati sono stati piazzati in più di un collegio, sempre al secondo posto dopo Ingroia, quindi dovranno optare per uno dei due. Ecco che ai terzi posti, che quindi entrano di diritto, sono stati infilati i vertici di partito (ad esempio Di Pietro in Lombardia, ma come lui anche gli altri, secondo un ‘Cencelli’ concordato fra i quattro partiti).
Non so, vedete voi. A me sembra un uso estremo e un po’ spregiudicato del Porcellum. E credo che questo sistema non sia migliore – in termini di onestà e di trasparenza verso gli elettori – che mettere semplicemente in lista, dal primo all’ultimo, dirigenti e funzionari.
Poi c’è la ciliegina di Sandro Ruotolo, ottimo giornalista, che sarà il candidato governatore di Rivoluzione Civile nel Lazio. Ma Ruotolo è anche candidato alla Camera in Rivoluzione Civile, in posizione blindata. E questo perché il candidato governatore di una regione se non vince non diventa automaticamente consigliere regionale. Quindi resterebbe a spasso. Di qui la doppia candidatura. Che pertanto, nel caso della Regione, è una candidatura civetta.

Gilioli è molto più buono di me con Ingroia, perché io penso che non si sarebbe dovuto prestare a fare da rappresentante di tutta un’accozzaglia di partiti che, senza di lui, non sarebbero riusciti ad entrare in parlamento.

L’ambizione personale è giusta, ma non dovrebbe essere inseguita ad ogni costo.

Luca

La rosa purpurea di Renzi

La discutibile scelta dell’Espresso di pubblicare il piano per usare Matteo Renzi come candidato premier del centro-destra

Avrei da dire un po’ di cose su come l’Espresso abbia reso noti i contenuti di uno sgangherato piano per utilizzare Matteo Renzi come candidato premier del centro-destra alle prossime elezioni.
Si può pubblicare quello che si vuole, per carità, però bisognerebbe farlo informando i propri elettori che quel fantomatico documento è si autentico, ma è una roba sgangherata dietro il quale non c’è né Verdini, né Dell’Utri e né Berlusconi.

A pensar male uno ci potrebbe vedere dei secondi fini dietro queste robe, ma forse è soltanto un modo per tentare di vendere un po’ di copie.

Il richiamo alla libertà di stampa di Alessandro Gilioli è risibile, perché non pubblichi un documento nel quale si vocifera che la terra è dominata dai mutanti alieni, senza dire che è una stronzata, ma anzi dandole risalto. Se lo fai sei un pessimo giornalista, se lo fai scientemente sei un pessimo giornalista e pure in mala fede.

Per il resto, vi consiglio di leggere Luca Sofri che mi pare abbia perfettamente centrato il problema.

Luca

Le botte a Roma

black block roma
(AP Photo/Gregorio Borgia)

Ieri questo post di Pippo Civati, mi aveva messo qualche pulce nell’orecchio.
Pare che il casino successo oggi a Roma fosse in qualche modo previsto.
O almeno, girava voce che potesse andare a finir male.

Quello che mi preoccupa, però, è il tasso di violenza annunciato in occasione della giornata di domani. Perché il fatto di avere una piazza che perde il controllo di sé, può costituire un pericolo per i partecipanti (ovviamente) ma anche per la nostra vita democratica. E soprattutto per le ragioni stesse di coloro che domani andranno in piazza. Che potrebbero perdersi nella confusione, come è già accaduto in passato. E dare voce a chi la pensa all’esatto opposto.

Per questo, lo chiedo a tutti coloro che parteciperanno domani, con lo stesso slancio di chi vi ha chiesto di indignarvi: non menatevi! Perdereste una grande occasione per dimostrare che il mondo può cambiare.

Alessandro Gilioli era là ed ha raccontato più o meno come sono andate le cose. Che vanno avanti così almeno da venti anni, ogni volta che c’è una grossa manifestazione.

Poi io non so che cosa è successo, ma di sicuro è successo all’improvviso.
Voglio dire, non so da dove sono sbucati quelli con i caschi – i black blocs – e non ho visto chi «ha cominciato per primo», ammesso che questo abbia una qualche importanza.
Quello che mi ha colpito è stato come tutto sia cambiato all’improvviso.
In un attimo la piazza è diventata un casino di sirene, botti, sassaiole, idranti, lacrimogeni. In pochi minuti l’aria è diventata irrespirabile.

Luca

Foto | Il Post

Il Movimento 5 Stelle contro Beppe Grillo e Casaleggio

Giornalattismo analizza la situazione del Movimento 5 Stelle che non approva le decisioni imposte dall’alto da Beppe Grillo e da Casaleggio.

Su Giornalettismo è stato pubblicato un articolo interessante sulla guerra che si sta scatenando dentro il Movimento 5 Stelle contro Beppe Grillo e Casaleggio Associati.
L’articolo è lunghetto, ma è interessante e documentato.

Della questione ne aveva parlato anche Alessandro Gilioli alcuni giorni fa intervistando una ex candidata del Movimento 5 Stelle.

Le critiche che vengono dal basso, sono sempre le stesse.
Beppe Grillo decide tutto.
Regole, candidature, statuti ed incarichi.
O meglio, decide tutto Casaleggio, la ditta che gestisce, con grande profitto, il blog di Grillo e tutto il relativo merchandising.

Il livello di chiusura è tale, che nelle riunioni in cui vengono comunicate le decisioni, sono proibite le registrazioni audio-video, quando sappiamo che una delle battaglie storiche del grillismo è sempre stata quella di registrare le sedute dei consigli comunali o regionali.

I malumori nella base stanno aumentando ed in molti chiedono a Grillo di separarsi da Casaleggio e di arrivare ad una gestione limpida del Movimento.

Beppe Grillo ha risposto alle critiche interne con questo post, pubblicato qualche giorno fa, nel quale praticamente manda affanculo chi non la pensa come lui.

Pare buffo che il Movimento 5 Stelle voglia togliere dai partiti la cosa forse più bella dei partiti medesimi e cioè la collegialità delle decisioni.
Grillo ha scoperto che la dittatura ha un funzionamento più snello della democrazia.
Non mi pare una scoperta né nuova e né bella.

Luca

Via | Inkiostro

Intanto in Italia

Se non ci fossero problemi tanto drammatici di cui preoccuparci, ci sarebbe da ridere per lo scontro all’ultimo sangue che si sta sviluppando tra Beppe Grillo e Luigi De Magistris.

Lo racconta Alessandro Gilioli.

Ricordiamo che De Magistris fu ampiamente sostenuto da Beppe Grillo durante la campagna per le Elezioni Europee.

Ora toccherà a Sonia Alfano.

Penso che sarà più facile che l’ultimo dei peggiori parlamentari rinunci alla sua poltrona, piuttosto che Beppe Grillo rinunci alla sua missione salvifica.
In tutto questo grande responsabilità l’hanno avuta i politici che hanno cavalcato Beppe Grillo e le sue isterie, De Magistris ed Alfano in primis.

Luca