Di legge elettorale e fascismo

C’è molta ipocrisia nel modo in cui una parte del parlamento sta affrontando la riforma della legge elettorale.
Leggendo le dichiarazioni di molti politici, di destra e di sinistra, saremmo quasi indotti a pensare che non siano gli stessi politici incapaci di riformare la legge elettorale nelle ultime legislature.

Matteo Renzi è un elefante, non c’è dubbio.
Mette spesso il parlamento con le spalle al muro.
La decisione di porre la fiducia sulla legge elettorale è senz’altro un atto politico forte, perfino discutibile.

Ma dobbiamo anche essere onesti e sappiamo benissimo che, se fosse per il parlamento, non avremmo una nuova legge elettorale nemmeno a questo giro.
Non sono riusciti a farlo prima, perché dovrebbero riuscirci ora?

Discutere va bene, va benissimo.
Poi però si deve trovare una quadra e si deve prendere una decisione.

Lo dice Renzi nella lettera che ha scritto oggi su La Stampa:

Adesso ci siamo: approvata in prima lettura alla Camera, in seconda al Senato, poi in Commissione alla Camera. Discussa in Parlamento e nelle sedi dei partiti. Approvata da Forza Italia nella stessa versione che oggi viene contestata. Modificata più volte, ma adesso finalmente pronta.

Che facciamo? Facciamo altre modifiche per ripartire da capo?

La legge elettorale perfetta esiste solo nei sogni: decidiamo o continuiamo a rimandare?

Mettere la fiducia è un gesto di serietà verso i cittadini.

Se non passa, il governo va a casa. Se c’è bisogno di un premier che faccia melina, non sono la persona adatta. Se vogliono un temporeggiatore ne scelgano un altro, io non sono della partita.

Se poi qualche parlamentare pensa che un voto di fiducia imposto al parlamento sia un atto fascista, e lo pensa veramente, allora non voti la fiducia e mandi a casa il governo.
Ma non prendiamoci in giro.
State facendo finta di fare la guerra a Renzi, non alla legge elettorale.
Di quella non ve ne è mai potuto fregare di meno.

Luca

Tutta la luce che non vediamo

Ho scoperto che un libro che ho letto recentemente ha vinto oggi il Premio Pulitzer.

È Tutta la luce che non vediamo di Anthony Doerr, pubblicato in Italia da Rizzoli.

Uno dei romanzi più belli tra quelli che ho letto recentemente.
Storie di uomini, donne e bambini che si incrociano sotto le bombe della Seconda Guerra Mondiale.

Ve lo consiglio.

Lei si sdraia. Lui si accende un’altra sigaretta. Gliene restano sei. I pipistrelli si fiondano in picchiata dentro nugoli di moscerini, e gli insetti si disperdono e poi tornano in formazione. Siamo topi, pensa lui, e il cielo brulica di falchi.

Ma Dio è solo un occhio bianco e freddo, una falce di luna adagiata sul fumo, che ammicca e non fa che ammiccare mentre la città viene gradualmente ridotta in polvere.

Luca

Frase del giorno – La storia della sinistra dalle idee inermi

Francesco Piccolo, intervistato dall’Huffington Post.

Sta dicendo che intestandosi questo richiamo della foresta Landini sta diventando reazionario?
Non c’è dubbio che lui sia un reazionario. Ma non è questo il punto: il punto è che Landini si inscrive in una storia, la storia della sinistra dalle idee inermi. Attenzione: sono idee non solo rispettabili ma anche condivisibili. Ma sono inermi, perché non si misurano mai con la loro realizzazione. Anzi, è proprio nell’opporsi alla concretezza che trovano vigore. È come fermarsi a dormire in una casa sicura anziché rischiare condizioni precarie per raggiungere una casa migliore.

Luca

Mi fido di te?

Ho paura degli aerei.
Mi è capitato di prenderli, certo, non ho una fobia vera e propria, ma è il posto nel quale mi sono trovato più a disagio in vita mia.

Ho un leggero disagio anche in treno, o in autobus, per non parlare di quando vado in macchina e guida una persona che non conosco più che bene.

Ci ho pensato spesso e credo che la mia difficoltà sia quella di affidare il mio destino ad un’altra persona.
Che sia un macchinista, un autista od un amico che guida la macchina.

Eppure tutti noi ogni giorno affidiamo la nostra vita ad altri.
O affidiamo la vita dei nostri cari.
Ogni volta che i nostri figli salgono su uno scuolabus o varcano la porta di una scuola, in quel momento noi passiamo ad altri la custodia delle cose che abbiamo più care al mondo.
È una sorta di patto sociale, che non possiamo che sottoscrivere.
Ci siamo costretti.

Per questo rimaniamo così sconvolti quando scopriamo che una persona ha violato questo patto.
Succede quando veniamo a sapere di una maestra che maltratta un bambino a scuola, o di un autista che guida ubriaco.
O, magari, di un depresso che decide di schiantarsi con un aereo di linea contro una montagna.

Tu, pilota di aereo, hai sottoscritto con noi un patto.
Ti abbiamo affidato le nostre vite o, magari, quelle dei nostri figli in gita scolastica.
Quello che hai fatto è imperdonabile.
Perché se il patto sociale di mutua assistenza che abbiamo sottoscritto insieme, si rompe, allora crolla tutto.

Caro pilota depresso, l’altro giorno non hai soltanto ucciso 149 persone e distrutto la vita di decine di famiglie.
Tu l’altro giorno hai rotto un patto inviolabile.
E noi abbiamo bisogno di sapere che quel patto è saldo.

Ogni volta che quel patto si rompe, si stacca un pezzettino dell’amalgama che tiene insieme la nostra società.
E noi, di quell’amalgama, ne abbiamo bisogno.
Per poter continuare a credere che sia possibile convivere insieme.

Luca

Immagine | Time (Imago/Zumapress)