siria

C’è una mancanza di umanità rispetto alla Siria

Medici Senza Frontiere ha meritevolmente pubblicato un sito nel quale racconta la vita dei suoi volontari in Siria.
L’ha fatto per chiarire cosa significhino quei numeri che sentiamo recitare durante i TG.

“C’è una mancanza di umanità rispetto alla Siria, perché quando parliamo di Siria parliamo di cifre,” dichiara la Dottoressa Joanne Liu, Presidente Internazionale di MSF. “Diciamo sempre: in Siria, 1 persona su 3 è sfollata. Oppure che ci sono 2,8 milioni di rifugiati siriani. Ma per una persona normale, cosa significa questo? Nessuno capisce che quotidianamente vuol dire che i bambini non possono andare a scuola, a meno che i genitori non vogliano esporli al rischio di essere colpiti da una bomba. I bambini nei campi profughi non hanno rifugi consoni dove passare l’inverno. Le donne non possono partorire in un ambiente sicuro, e i bambini soffrono di malattie prevenibili.”

Luca

Foto | Ton Koene per MSF

At least 16 killed, among them seven children, in UN-run school

Non esiste nessuna altra unicità della condizione di Israele che possa giustificare un’indulgenza su quello che Israele sta facendo a Gaza

Il post ha pubblicato oggi un editoriale non firmato piuttosto deciso che sottoscrivo.

Detto tutto quello che dovevamo dire, e considerando il legittimo diritto che Israele ha di difendersi, quello che sta succedendo a Gaza ha superato ogni limite tollerabile.

Quale groviglio di questioni, dolori, giudizi e pregiudizi sia la questione israelo-palestinese è superfluo da dire. In quale incasinato contesto storico – una storia di millenni – e geopolitico – un epocale confronto tra civiltà e sistemi politici e religiosi che sta generando disastri numerosi in molti altri luoghi del mondo – si collochi, altrettanto superfluo. Di quanto tutto questo intrico di già detto e indicibile, di faziosità e tabù, di disperazione e rassegnazione, suggerisca un deluso e frustrato silenzio hanno scritto in diversi con lucidità. Quello che vediamo in questi giorni è – piccola, tra le altre mille cose – anche una robusta lezione sul fatto che ci siano cose che non hanno soluzione realistica soddisfacente, e che la “riduzione del danno” sia in quei casi l’unico approccio sensato e proficuo, a chi interessa un bene più comune possibile e non soltanto il prevalere di una “parte” che ha deciso essere la sua (persino il conflitto israelo-palestinese è diventato soprattutto occasione di individuali capricci egotici e partigianerie vanesie).
Ma dette queste cose, e anzi proprio per non aggiungere inganni ed equivoci a questo quadro già complicato, l’aggressione di Israele di questi giorni va chiamata col suo nome: un’aggressione di violenza ingiustificabile, e che si è distanziata definitivamente da qualunque alibi di legittima difesa potesse essere accampato da un paese che vive in perenne stato di assedio e minaccia. Non si può continuamente mescolare tutto e rendere accettabile tutto spostando ogni volta il discorso sulla distruzione di Israele progettata dai paesi suoi vicini, sull’antisemitismo a Parigi o Roma, sull’unica democrazia mediorientale che deve essere protetta, e su secolari e meritati sensi di colpa dell’Occidente. O sul fatto che i bambini che Israele uccide ogni giorno sono spesso figli di persone che infliggerebbero la stessa violenza ai bambini israeliani. I quali hanno invece dei genitori che si dicono abitanti di un paese democratico governato da forze civili, e non da terroristi: peculiarità che dovrebbe dimostrarsi ogni giorno nei fatti, e non essere dimenticata per dire “Hamas fa lo stesso”. Non esiste nessuna altra unicità della condizione di Israele – e ce ne sono, indubbiamente – che possa giustificare un’indulgenza su quello che Israele sta facendo a Gaza, che ha superato il limite: “un vero massacro”, scrive Gideon Levy sul quotidiano israeliano Haaretz, una strage di innocenti.

Luca

Immagine | Time.com (Oliver Weiken—EPA)

David Grossman

Molti ricordano ancora il futuro che desiderano e che augurano a Israele e alla Palestina

Oggi Repubblica ha tradotto un intervento di David Grossman pubblicato sul New York Times.

Grossman vede un mutamento nell’opinione pubblica israeliana e palestinese che potrebbe portare, prima o poi, ad un accordo di pace.
Ci auguriamo tutti che possa aver ragione.

LA SITUAZIONE in cui sono intrappolati israeliani e palestinesi assomiglia sempre di più a una bolla ermetica, sigillata. In questa bolla, con gli anni, entrambe le parti hanno messo a punto giustificazioni convincenti e raffinate per qualunque azione da esse intrapresa. Israele può dire, a ragione, che nessun Paese al mondo rimarrebbe immobile di fronte agli incessanti attacchi di Hamas, o alla minaccia dei tunnel sotterranei. E Hamas, dal canto suo, giustifica gli attacchi contro lo Stato ebraico sostenendo che il suo popolo è ancora sotto occupazione e che i cittadini della Striscia di Gaza languono a causa del blocco imposto da Israele.

Continua a leggere sul sito del Partito Democratico.

Luca

gaza

Gaza

Vorrei dire tante cose sul fuoco che ancora una volta divampa in Palestina.
Vedo tante immagini tremende, leggo tanti commenti, ma non vedo nessuna prospettiva nuova, nessuno che riesca ad indicare una via d’uscita.

Certo, il riconoscimento dello Stato di Israele, la restituzione dei territori occupati in Palestina.
Certo, la formuletta la conosciamo.

Credo sostanzialmente che la guerra in Palestina non finirà mai.
Non può finire.
Un intrigo perverso e malvagio che nessuno credo sia in grado di districare.

Una linea continua di morte e di odio a cui noi continueremo ad assistere impotenti.
Che è la cosa che USA ed Europa hanno deciso sostanzialmente di fare.

Lanciate tutti gli appelli al dialogo che volete.
Serviranno a pulirvi le coscienze, non ad altro.

Luca

Nella foto (Reuters/Finbarr O’Reilly) una madre abbraccia la figlia di un anno uccisa da un missile israeliano.

I miei pensieri, le mie opinioni, l'archivio delle mie idee