Karl Unterkircher ed il Nanga Parbat

Karl Unterkircher di fronte al Nanga Parbat

Non ho mai arrampicato.
Soffro pure un po’ di vertigini.
Però adoro la montagna e sono affascinato dalle storie degli uomini che provano a conquistarle.

Da ieri Karl Unterkircher è disperso sul Nanga Parbat, dopo essere precipitato in un crepaccio.
I suoi due compagni di scalata, Walter Nones e Simon Kehrer, non potendo tornare indietro, hanno dovuto continuare a salire per raggiungere la fine della parete e tentare di tornare al campo base.
I tre alpinisti stavano tentando di aprire una nuova via sulla parete Rakhiot della montagna terribile.

Senza voler essere fatalisti ad ogni costo, vorrei farvi notare che Karl Unterkircher è morto proprio nel punto che sembrava temere di più:

Il seracco intermedio deve fare il “bravo” da 8 a 10 ore, non chiediamo poi tanto. Sfrutteremo una costola nevosa fino sotto la fascia di rocce dove ci ripareremo per la notte. Martedì speriamo di riuscire a saltare sopra al “nostro” seracco intermedio. Allora saremo a cavallo del pilastro: dopodiché toccherà a noi riuscire a superare la parete. Una volta che avremo raggiunto il pianoro sommitale, punteremo la vetta.

Silvio Mondinelli coordinerà la missione di soccorso che partirà domani dall’Italia per tentare di salvare gli altri due alpinisti.

I tre alpinisti avevano scalato due settimane fa il Chongra Peak.
Qui il loro video con la testimonianza dell’impresa.
Le immagini ed i suoni della natura ripresi dalla telecamera riescono forse a farci capire meglio cosa spinge questi uomini a sfidare le montagne a costo della loro stessa vita.

Luca

Fauna fiorentina

Camminando lungo l’Arno potreste rimanere piacevolmente sorpresi nello scoprire il non indifferente numero di specie animali che ne popolano le rive.
Da una sommaria e breve analisi posso affermare con sicurezza di aver visto: gabbiani reali, cormorani, germani reali e probabilmente anche una garzetta.

Ho anche finalmente sfatato quella che mi era sempre sembrata una leggenda metropolitana e cioè che nelle acque dell’Arno si vedano nuotare ratti di incredibili dimensioni.
Sono nutrie.
Se esistessero ratti delle dimensioni delle nutrie che ho avvistato oggi, forse i fiorentini dovrebbero cominciare a preoccuparsi.

Luca

John R. Christy: premi nobel che si dissociano

I grandi media si sono scordati di raccontarcelo.
Forse è semplicemente una dimenticanza.
John R. Christy, membro dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change), ha rifiutato il Premio Nobel per la pace vinto con l’IPCC insieme ad Al Gore.
Si è dissociato dai proclami catastrofisti che vedono nel futuro prossimo la terra devastata da eventi atmosferici estremi.

Mi dissocio anch’io e credo che si dissoci chiunque abbia una minimo di cultura scientifica.
Non è possibile prevedere il futuro, tanto meno è possibile farlo su sistemi complessi come i modelli climatici.
Vi sembra possibile che previsioni meteorologiche che conservino un minimo di attendibilità non si spingano oltre i tre giorni di previsione e che nello stesso tempo si voglia prevedere il clima che avremo fra 20 o 30 anni?
Altrettanto difficile è capire se ed in quale modo le attività umane incidano sulla dinamica del clima.

Non voglio dire che l’ambiente e la nostra atmosfera non meritino tutto il nostro rispetto, ma penso che il catastrofismo serva soltanto a perseguire i secondi fini di qualcuno.
Vorrei far notare che la politica degli Al Gore e dei neo-ambientalisti improvvisati come lui ci porterà direttamente verso il nucleare.
La strada è quella.

Non dite che non vi avevo avvertito.

Luca

Via | Meteolive.it

Il K2 di Marco Mazzocchi


Stavo sonnecchiando sul divano, quando sullo schermo della TV mi appare la faccia di Marco Mazzocchi tutto imbacuccato dentro una tenda.
Mi rendo conto che è la seconda puntata del reportage sulla missione italiana che quest’estate ha tentato di scalare il K2.
La settimana scorsa avevo visto la prima puntata.
Come tutti i documentari di alpinismo, mi era molto piaciuto.

Insomma, il documentario era quasi finito e due italiani avevano appena raggiunto la vetta.
Uno scenario incredibile, ma è tardissimo, sono le 18:30 e si sa che il K2 uccide soprattutto durante la discesa.
Guardo Mazzocchi che parla alla radio con uno dei due italiani.
Sono in mezzo ad una tempesta di neve, è notte e non riescono a vedere le tende del Campo 4.
Dopo un po’ vedono la luce e raggiungono gli altri due italiani che avevano rinunciato alla conquista della vetta, sono arrivati al Campo 4.
La mattina dopo Mazzocchi parla con uno dei due italiani e scopre che l’altro al Campo 4 non è mai arrivato. Durante la discesa è rimasto indietro e non è più arrivato alla tenda.
Insomma, è morto.
Impossibile che sia sopravvissuto una notte intera sotto una tempesta di neve.

Sarà che a me queste storie sul K2 mi hanno sempre affascinato, ma insomma, ecco, ci sono rimasto male.
Mica puoi fare una trasmissione drammatica con Mazzocchi…
Io sono abituato a vederlo alla Domenica Sportiva.
Ed invece è stato bravo.

L’alpinista che è morto si chiamava Stefano Zavka, era una guida alpina di Terni ed è morto il 20 Luglio sul K2.
Il corpo non è ancora stato ritrovato.
Questo era il suo sito.
Approfondimenti sulla storia li potete trovare su Montagna.tv.
Ci sono state inevitabili polemiche, soprattutto perché Zavka è stato lasciato indietro senza avere la radio che ha invece permesso al compagno di salvarsi.

Questa è la lettera scritta dall’alpinista superstite al compagno scomparso.
Mica tutti nasciamo eroi.

Luca