L’albero dei fiori viola

L’albero dei fiori viola di Sahar Delijani

Ho letto il romanzo di Sahar Delijani, L’albero dei fiori viola, il racconto, attraverso tre generazioni di donne, della Rivoluzione Islamica in Iran.
E’ un libro molto bello, una saga famigliare che ricorda i romanzi di alcuni autori sudamericani.
E’ soprattutto un libro che ti fa conoscere qualcosa di più dell’Iran.

perché qui (in Italia), a migliaia di chilometri di distanza, la Storia non è qualcosa che ti riguarda così brutalmente. È un filmato che vedi al telegiornale, è meno fisica, meno reale. Le parole sono più facili da pronunciare, più leggere. I gesti meno inibiti, gli sguardi meno prudenti, i sentimenti meno faticosi, meno confusi dal senso di colpa, dal bisogno di condannare e vendicarsi, di redimere un’intera nazione. Ogni parola non è il simbolo di qualcosa di più alto e nobile o di più vile e miserabile, ogni azione non è un segno di sfida o di conformismo, ogni silenzio non è il tentativo di comprendere da che parte stia l’interlocutore, e ogni sforzo per costruire la propria felicità non è soltanto una sciagurata deviazione dalla lotta per il bene del Paese. Lontano da quella terra, i loro occhi non si muovono più alla ricerca di possibili minacce da cui mettersi al riparo, le loro orecchie non sono più dei radar ipersensibili costretti a captare ogni sussurro. Qui possono fare un passo indietro, osservare, contemplare, trarre conclusioni, e amare, amare senza temere il peggio, senza ritrovarsi dita puntate contro, senza dover fare i conti ogni giorno con l’odore del sangue nelle narici.

Luca