Il punto sulla campagna di Renzi

David Allegranti ha fatto una interessantissima intervista a Giuliano Da Empoli, consigliere fidato di Renzi, l’ideologo, potremmo dire, della sua campagna elettorale.

Tra le cose più significative che si leggono nell’intervista c’è l’ammissione di aver probabilmente puntato troppo sulla questione della rottamazione.

Ma puntare troppo sulla rottamazione non è stato un errore? Forse in questo momento c’era bisogno di più rassicurazione.
Retrospettivamente, è così. Ma ex post è tutto facile. Io credo che invece questo Paese avesse bisogno, e lo dimostra il nostro risultato, comunque importante, di una rottura forte. Era un messaggio essenziale, andava dato, ed era nel Dna di questo tentativo. È stato giusto non solo darlo, ma darlo sempre; anzi è stato sbagliato interromperlo. La breve interruzione che c’è stata, a un certo punto, è uno tra i diversi errori che sono stati fatti in questa campagna elettorale. Dopo di che, non siamo riusciti a spiegare e a far condividere il fatto che è molto più pericoloso continuare così piuttosto che imprimere un cambiamento forte. Questo non è passato, o comunque non è passato in misura maggioritaria, ed è la ragione per la quale abbiamo perso.

Giuliano Da Empoli pare anche approvare la scelta di Matteo Renzi di scegliere per il momento un basso profilo.

Lei condivide la nuova linea di Renzi di tornare a fare il sindaco e mettersi “off”?
Assolutamente sì. Anzitutto la palla in questo momento non è nel nostro campo, ma in quello dei vincitori; sono loro a dover prendere delle iniziative. Sarebbe fuori luogo che fosse Renzi a farlo, specie dopo aver ripetuto ossessivamente che in caso di sconfitta non avrebbe accettato premi di consolazione. Accanto a questo, le cose che leggo sui giornali non mi sembrano decisive per il mantenimento del consenso generato con le primarie. Siamo tornati al solito approccio degli ultimi vent’anni: l’aggregazione degli utili idioti. Ma gli innesti in laboratorio non hanno mai funzionato, e non funzioneranno adesso, soprattutto dopo queste primarie.

Viene anche lanciato un segnale alle truppe di assalto che sarebbero poi i comitati nati in supporto alla campagna di Renzi. Il messaggio pare essere quello di starsene buoni, di costruire una rete di dialogo sulla rete, ma per il momento poco di più.

Che fine faranno i comitati renziani?
Si è generato un movimento e io sono convinto che lo spazio politico per questo movimento sarà considerevole e destinato a crescere. Ci sono degli strumenti per farlo vivere. In particolare penso a una cosa strutturata, con comitati, internet (con una rete potenziata rispetto a quel- la della campagna elettorale) e una circolazione di idee, parole d’ordine, dibattiti. Su queste tre gambe può benissimo camminare un movimento che dia continuità all’esperienza delle primarie.

Insomma, ne riparliamo fra un anno.
Luca