Sentire il peso di quella morte

Paola Concia ha scritto una bellissima riflessione sulla storia del ragazzo di quindici anni che si è ucciso qualche giorno fa.

E’ stato molto facile fare schieramenti contrapposti e dare ognuno la propria illuminata versione.
Cercare di capire, invece è sempre molto più complicato.

Ho risposto con durezza in questi giorni: perché sì, lotto contro l’omofobia e la transfobia, ma so che non si contrasta accusando dei bambini adolescenti di essere degli assassini. Non mi auto-assolvo, è troppo facile e comodo. Per questo chiedo a tutti in modo accorato di sentire il peso di quella morte, sia che sia stata causata dal disprezzo della sua diversità vera o presunta o per altre ragioni. So che quel peso fa male, e per questo viene rifiutato e ribaltato sugli altri. No, io lo tengo con me, facendo in modo che quella morte, come tante altre simili, illumini le mie azioni e parole quotidiane: che io sia un’insegnante, che io sia un membro delle istituzioni, che io sia un giornalista, che io sia un genitore: i giovani ci guardano e imparano a stare al mondo.

Luca

2 thoughts on “Sentire il peso di quella morte”

  1. Qualche settimanafa una ragazza si è buttata dall’edificio lineare. Non ho visto tutta questa partecipazione e questa commozione. Eppure anche lì c’era molto da capire, peraltro a due passi da noi. Se poi aggiungiamo che l’omofobia nella morte del ragazzo di Roma non sembra entrarci nulla, tante parole mi sembrano veramente ipocrite.

  2. se avessi letto l’articolo di paola concia forse capiresti meglio. ogni giorno persone depresse purtroppo salgono sui ponti e si buttano di sotto. la storia di roma era diversa, riguardava un adolescente e, come dici te, aveva fatto scattare la ricerca del colpevole ancora prima di provare a conoscere la storia.

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