E se mai non avete dovuto camminare sulle ossa di vostro padre

Mimmo Candito racconta oggi su La Stampa il ritrovamento di una fossa comune in cui furono seppelliti quasi duemila dissidenti politici che il regime di Gheddafi giustiziò in una sola notte.

Quei cadaveri si chiamano fosse comuni, e sono il racconto dell’orrore che sta acquattato dentro il cuore dell’uomo, senza differenziazioni possibili di latitudini, senza orgogli o presunzioni di diversità, dovunque, nelle lande «barbare» del Medio Oriente allo stesso modo che in quelle della «civilissima» Europa.

E se mai non avete dovuto camminare sulle ossa di vostro padre, sepolte appena pochi centimetri sotto le vostre scarpe che quella terra e quelle ossa stanno calpestando, se non l’avete mai fatto non vi sarà facile, forse, ricostruire negli occhi della mente la delicatezza morbida, quasi sacrale, con cui ieri vedevo Anis poggiare lieve i suoi sandali, cauto, lento, rispettoso, camminando che quasi volava nell’aria su questo spiazzo di terra brulla che l’ultimo sole dell’orizzonte rendeva spettrale. «Avevo due anni, quando l’hanno preso. Non ne ho saputo più nulla». Anis parlava a voce bassa che quasi non lo sentivo, ma vedevo i suoi occhi arrossati da un pianto che non voleva saperne di venir fuori.

I duemila prigionieri furono radunati in cortile. Prima lanciarono una granata in mezzo al gruppo, per fare il grosso del lavoro, poi le guardie iniziarono a sparare sul mucchio. Quelli ancora vivi furono finiti con un colpo alla testa.

Era una notte del 1996.

Luca