Ancora su FIOM, CGIL, Marchionne e sindacati

C’è una fabbrica, la ex-Bertone, chiusa da sei anni con i lavoratori in cassa integrazione da sei anni.
La FIAT vuole iniziare a produrci la Maserati.
Marchionne è un cinico, lo sappiamo ed ha promesso di aprirla si, ma alle sue condizioni.
Ieri c’è stato il referendum in azienda ed i si all’accordo con Marchionne hanno raggiunto quasi il 90%.
I rappresentanti sindacali, a maggioranza FIOM, avevano dato indicazione di votare si.
Contro il loro stesso sindacato.

Lo so che la questione è molto complessa e non si può riassumere in due righe.

Io però ci provo.
C’è una fabbrica, la ex-Bertone, chiusa da sei anni con i lavoratori in cassa integrazione da sei anni.
Chiusa nel senso di chiusa, ferma, non si fa niente.

La FIAT vuole iniziare a produrci la Maserati.
Quindi la fabbrica potrebbe riaprire.
Marchionne è un cinico, lo sappiamo ed ha promesso di aprirla si, ma alle sue condizioni.
Che sono le stesse di Pomigliano e di Mirafiori.
Ritmi più duri, meno pause, meno agevolazioni, meno malattie e tutto il resto.

La FIOM è contraria.
Meglio la cassa integrazione piuttosto che un lavoro con meno diritti.

Ieri c’è stato il referendum in azienda ed i si all’accordo con Marchionne hanno raggiunto quasi il 90%.
I rappresentanti sindacali, a maggioranza FIOM, avevano dato indicazione di votare si.
Contro il loro stesso sindacato.

Andare contro i padroni va bene.
Andare contro gli altri sindacati va molto meno bene.
Ma essere sconfessati dai propri delegati inizia ad essere un segnale che il più grande sindacato italiano dovrebbe forse iniziare a farsi un esame di coscienza.

Il comunicato con il quale commentano la scelta dei loro delegati ha un retrogusto comico.

Consideriamo un atto di legittima difesa, la scelta delle delegate e dei delegati Fiom della Rsu ex Bertone, che non condividendo i contenuti della proposta Fiat e chiedendo alla Fiom in ogni caso di non firmare tale testo, per evitare di scaricare sui lavoratori le conseguenze di un risultato negativo, hanno indicato ai dipendenti di esprimere un formale consenso.

Io credo che per un lavoratore stare a casa sei anni senza nessuna prospettiva sia avvilente.
E che sia meglio stringere i denti, ingoiare il rospo, ed accettare il piano di Marchionne.
Poi le lotte per riconquistare certi diritti le faremo.
Intanto, però, riapriamo la fabbrica e torniamo al lavoro.

E poi mi chiedono perché io venerdì allo sciopero generale indetto dalla CGIL non aderisco.

Luca

One thought on “Ancora su FIOM, CGIL, Marchionne e sindacati”

  1. Mi sembra anche assurdo che la CGIL porti avanti sempre 150 fronti contemporaneamente.
    Domani si dovrebbe scioperare per la crisi, ma anche per i precari, oltre che per il taglio dei servizi al cittadino, insieme al blocco dei contratti del pubblico impiego, contro l’inflazione e per avere una ristampa del primo numero di Topolino nelle edicole…

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