Su Wikileaks chiedo venia

Sono stato uno di quelli che ha creduto di vedere in Wikileaks una possibilità interessante per l’informazione.

Devo dire, onestamente, di essermi sbagliato.
La decisione di Assange di pubblicare integralmente tutto l’archivio di Wikileaks, senza la mediazione che c’era stata precedentemente, è stata una cretinata pericolosa.

In quell’archivio ci sono i nomi ed i cognomi di tanti attivisti, ricercati politici e dissidenti che ora sono più esposti di prima.

Wikileaks era una ottima idea messa nelle mani di un invasato.

Francesco Costa l’aveva detto subito.
Io l’ho capito un po’ tardi.

Luca

Le cose vanno conosciute. E questo vale pure per Report

Report l’altro giorno ha cannato una puntata.
Succede.
L’argomento era la rete. Internet.
Poi succede che l’autrice del servizio scrive questo commento sul sito di Report, e allora proprio non ci siamo.
Stefania Rimini non ha sbagliato il servizio, non conosce proprio la materia.

Report l’altro giorno ha cannato una puntata.
Succede.
L’argomento era la rete. Internet.
Sono bravi, ma a volte sbagliano pure loro.
(Come quando mandarono in onda il video complottista sull’undici settembre, ma non stiamo a rivangare il passato).

Matteo Bordone ha scritto una bella lettera alla Gabanelli spiegando che si, loro sono bravissimi da sempre, ma a questo giro hanno detto delle cose non vere e non giuste.

La Gabanelli aveva risposto alle critiche con un’intervista sul sito dell’Unità.
E va bene.
Replica un po’ piccata e non del tutto centrata sulle critiche, ma alla Gabanelli si perdona tutto.

Poi succede che l’autrice del servizio scrive questo commento sul sito di Report, e allora proprio non ci siamo.
Stefania Rimini non ha sbagliato il servizio, non conosce proprio la materia.

In seguito alla nostra puntata del 10 aprile “Il prodotto sei tu” (dedicata ai social network e alla privacy, sicurezza e libertà in rete) ci saremmo aspettati una mobilitazione del “popolo della Rete” italiano in difesa della libertà d’espressione su Internet, visto che l’Autorità garante delle comunicazioni sta ancora conducendo audizioni al riguardo e il momento giusto per farsi sentire è adesso. Invece, nessuno ha mosso un dito per digitare una mail di protesta. Ci saremmo aspettati ancora di più una mobilitazione in difesa del soldato Bradley Manning, che sta rischiando la vita accusato di tradimento, in nome della libera circolazione delle informazioni – qualsiasi informazione – in Rete. Invece no, la mobilitazione non è “salvate il soldato Manning”, ma “salvate il soldato Zuckerberg”. Potenza della Rete. Ci torneremo su, come di consueto, nel prossimo aggiornamento.

Queste lezioncine moraleggianti sono fuori luogo.
Di Bradley Manning e di WikiLeaks in rete se ne parla non da settimane o da mesi, ma da almeno un anno.
Solo che la rete bisogna frequentarla.
E Stefania Rimini evidentemente non la frequenta.
Niente di irreparabile, solo che il servizio la prossima volta fatelo fare a qualcun’altro.

Luca

Di bimbi, WikiLeaks ed esplosioni

bimba afgana

In una domenica pomeriggio sonnacchiosa, stavo guardando le foto di Novembre della serie che The Big Picture dedica alla guerra in Afghanistan e mi sono fermato a guardare questa bimba e quella lacrima che le esce dall’occhio.

Dicono sia stata ferita in un’esplosione, quindi da una bomba talebana, probabilmente.

Per quello che conta, poi.

E da quella lacrima inizi a fare dei ragionamenti.

Perché poi ha ragione Francesco Costa che WikiLeaks è un ciclone che rischia anche di mettere a repentaglio gli sforzi diplomatici di rendere migliore questo mondo.
Ma se per qualche mese i potenti della terra dovranno ripensare un attimo alle cose che hanno detto e fatto per la paura di essere giudicati dall’opinione pubblica mondiale, insomma, a me pare una cosa importante e positiva.

Tanto WikiLeaks finirà, i segreti torneranno ad essere tali, ma a noi rimarrà l’illusione di aver messo allo scoperto le ipocrisie ed il cinismo dei potenti.

Che non cambia niente, ma cambia tutto.

Luca

Siamo sempre periferici

Mentre Assange, l’uomo più figo del momento, alle 14 ora italiana sarà online in diretta sul Guardian, in Italia l’informazione si dovrebbe secondo me rendere conto dello smacco che sta subendo.

I nostri giornali sono sempre lì a ricordarci quanto il nostro paese sia periferico nel mondo occidentale, ma si dovrebbero anche chiedere perché WikiLeaks non abbia mai incluso uno dei quotidiani italiani tra quelli a cui cede in anteprima le notizie.

Luca