L’aggressività non è un momento

Roberta Lippi scrive una cosa molto bella sull’aggressività e sul saperla riconoscere.
È il punto di vista di una donna ed è un punto di vista molto femminile, ma lo condivido molto.

Quanto spesso avete sentito dire a una donna “sei nervosa?”, una marea. È per via di quella cosa delle mestruazioni, sapete, dà un alibi un po’ a tutti, donne e uomini, belli e brutti.

Ma di donne aggressive voi ne conoscete? Io ne ho conosciuta qualcuna, non moltissime a dire il vero. E quelle possedevano un’aggressività più sotterranea di quella maschile, una volontà di distruggere dominando psicologicamente che pochissime si potevano permettere. Spesso a quell’abilità inutile faceva seguito un importante disturbo della personalità. Quelle donne io le ho lette, ma il loro atteggiamento non mi ha mai ferito.

Lo guardavo dall’esterno senza prendermene cura.
L’aggressività vera, quella che tocchi con mano, invece, è qualcosa di maschile.
Ed è qualcosa che mi ha sempre congelato.
Perché l’aggressività non è un momento, non è un “ho sbagliato”, non è un moto di nervosismo. L’aggressività è una nota conficcata profondamente dentro l’anima, una rabbia repressa, una violenza insopportabile.
Non riesco a far entrare nel mio cuore le persone aggressive e questo perché l’aggressività non ha giustificazioni.

continua…

Luca

Distruggere la campagna per combattere la violenza contro le donne con una sola intervista

E’ molto triste da dire, ma le prime complici degli uomini violenti, sono spesso proprio le donne.
Rosaria, la donna pestata dal suo uomo, ancora all’ospedale in prognosi riservata dopo due operazioni in cui le hanno asportato la milza e curato una emorragia interna, ha deciso di ritirare la denuncia.

«Sto male al pensiero che sia rinchiuso in carcere. Non voglio che Antonio resti ancora lì dentro. Lo so che non si è reso conto di quello che mi ha fatto e voglio tornare con lui». Dice che vorrebbe «poterlo incontrare perché sono certa che si è pentito. Vorrei potergli dire da vicino: mi manchi tanto, vorrei tornare a passare le nostre serate assieme sul divano della tavernetta».

In tutto questo, ti verrebbe anche da dire che, se è contenta lei, allora siamo contenti tutti.
E, invece no. Non siamo contenti per niente.
Anche perché c’è un figlio di 12 mesi che dovrebbe andare a vivere con questi due squinternati, e il perdono, cara Rosaria, non prevede che uno stato democratico possa permettere a te e a tuo figlio di farsi menare da un uomo violento.
Ora forse non lo capisci, ma lo capirai.

Antonio se ne farà una ragione.

Luca

Via | Luca Sofri

I 10 punti

ricordati_che_devi_rispondere

Amnesty International ha chiesto ai candidati premier nelle prossime elezioni politiche di esprimere la loro posizione su 10 punti inerenti tematiche sul rispetto dei diritti umani nel nostro paese.

  1. Garantire la trasparenza delle forze di polizia e introdurre il reato di tortura
  2. Fermare il femminicidio e la violenza contro le donne
  3. Proteggere i rifugiati, fermare lo sfruttamento e la criminalizzazione dei migranti e sospendere gli accordi con la Libia sul controllo dell’immigrazione
  4. Assicurare condizioni dignitose e rispettose dei diritti umani nelle carceri
  5. Combattere l’omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle
  6. persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate)
  7. Fermare la discriminazione, gli sgomberi forzati e la segregazione etnica dei rom
  8. Creare un’istituzione nazionale indipendente per la protezione dei diritti umani
  9. Imporre alle multinazionali italiane il rispetto dei diritti umani
  10. Lottare contro la pena di morte nel mondo e promuovere i diritti umani nei rapporti con gli altri stati
  11. Garantire il controllo sul commercio delle armi favorendo l’adozione di un trattato internazionale

Amnesty pubblicherà le eventuali risposte fornite dai candidati.
Mi pare un’iniziativa interessante.

Luca

Menare le mani

L’aggressione di Delio Rossi ad un suo giocatore dovrà essere punita molto severamente dalla Federazione

padre padrone

La prima cosa che ci insegnano da piccoli è che menare le mani è sbagliato, non si picchiano gli altri bambini.
Non si picchia nessuno.

Parrebbe una regola di buon senso, di civiltà.
Eppure a questa regola troviamo sempre mille deroghe.

Matteo Bordone ha scritto una cosa molto bella qualche giorno fa sulla violenza contro le donne e su come il mondo maschile giustifichi con strani giri logici le botte date alle proprie mogli e fidanzate.

La violenza è sempre sbagliata.
Però.
Se mi provochi, allora ne possiamo parlare.

I ragionamenti che tentano di giustificare l’aggressione di Delio Rossi a Ljajic ricalcano esattamente questa logica perversa.
La violenza è sempre sbagliata, ma non sempre.

Eppure nello sport il fallo di reazione è la cosa peggiore che un giocatore possa fare.
La violenza è ancor più sbagliata quando viene usata come risposta ad un altro gesto violento.

In virtù di questo e dell’esempio che dobbiamo dare ai bambini e ai ragazzi che praticano sport, la Fiorentina ha fatto benissimo ad esonerare immediatamente Delio Rossi.

La Federazione ora farà bene a squalificarlo.
Non per qualche giornata o per qualche mese, ma per qualche anno.

Le persone non si picchiano.
Il giocatore ventenne e sbruffone, così come il figlio che si ribella, non si prende a botte.

L’immagine più brutta dell’episodio di ieri è stata quella di Ljajic che, dopo aver preso i pugni, si è messo a sedere buono in panchina, con l’allenatore che faceva cenno all’arbitro che era tutto a posto.
Ecco, questo è inaccettabile.
La ragione non sta mai nel mezzo, ad una provocazione odiosa non si risponde con la violenza.

Se non siamo d’accordo nemmeno su questo, allora vorrei capire su cosa dovremmo esserlo.

Luca

Pecorella tua sorella


Ho un’idea un po’ preromantica della non violenza.
E per me, dileggiare una persona perché sai che non può reagire, è un atto di violenza più o meno come dargli un pugno in faccia.
Perché se gli dai un pugno in faccia, l’altro è autorizzato a reagire, ma se lo tratti da idiota, lui se ne deve stare lì fermo a subire la tua violenza verbale.

E sei un coglione che si spaccia per un non violento.
E comunque, pecorella tua sorella.

Luca