Vatican Bloggers

Ho deciso di testare il mio grado di popolarità in rete chiedendo di essere invitato all’incontro che il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha organizzato con i bloggers.

vatican bloggers

Ho deciso di testare il mio grado di popolarità in rete chiedendo di essere invitato all’incontro che il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha organizzato con i bloggers.

Un incontro di bloggers avrà luogo nel pomeriggio del 2 maggio prossimo. L’evento, organizzato dai Pontifici Consigli della Cultura e delle Comunicazioni Sociali, ha come obiettivo quello di permettere un dialogo tra bloggers e rappresentanti della Chiesa, per condividere le esperienze di coloro che sono attivi in questo campo e per meglio capire le esigenze di tale comunità. L’incontro servirà anche a presentare alcune delle iniziative che la Chiesa sta attivando per il mondo dei nuovi media, sia a Roma, sia a livello locale.

L’iniziativa è anche lodovele, ma l’iscrizione è ristretta a soltanto 150 invitati.
Con tutti i blog ciellini che ci sono là fuori non ce la farò mai ad entrare.

Se mi invitano prometto che farò il bravo.

Intanto iniziamo subito a perdere un po’ di punti.
Il banner che promuove l’evento è orrendo.

Luca

Amnesie cattoliche

Gian Enrico Rusconi oggi su La Stampa parla di uno degli argomenti meno accattivanti che ci siano, quello della presenza dei cattolici in politica e lo fa partendo dal politico più noioso che ci sia, Pieferdinando Casini.
L’articolo, però è interessante e, come al solito, poco indulgente nei confronti del Vaticano.
Rusconi dice però cose profondamente vere.
Come quella che la Chiesa negli ultimi anni si è tanto mossa per portare avanti alcuni valori che ritiene imprescindibili, svuotandoli dei loro presupposti teologici.

Insomma, prevale sempre la morale a danno della teologia.
Si dice di puntare in alto, ai “veri” valori, in realtà spesso si punta assai in basso.

Non c’è bisogno di evocare «il ritorno della religione nell’età post-secolare» per constatare nel nostro Paese la forte presenza pubblica della religione-di-chiesa (cioè dell’espressione religiosa mediata esclusivamente dalle strutture della Chiesa cattolica). Ma la rilevanza pubblica della religione, forte sui temi «eticamente sensibili» (come si dice), è accompagnata da un sostanziale impaccio comunicativo nei contenuti teologici che tali temi dovrebbe fondare. O meglio, i contenuti teologici vengono citati solo se sono funzionali alle raccomandazioni morali. Siamo davanti ad una religione de-teologizzata, che cerca una compensazione in una nuova enfasi sulla «spiritualità». Ma questa si presenta con una fenomenologia molto fragile, che va dall’elaborazione tutta soggettiva di motivi religiosi tradizionali sino a terapie di benessere psichico. I contenuti di «verità» religiosa teologicamente forti e qualificanti – i concetti di rivelazione, salvezza, redenzione, peccato originale (per tacere di altri dogmi più complessi ) -, che nella loro formulazione dogmatica hanno condizionato intimamente lo sviluppo spirituale e intellettuale dell’Occidente cristiano, sono rimossi dal discorso pubblico. Per i credenti rimangono uno sfondo e un supporto «narrativo» e illustrativo, non già fondante della pratica rituale. La Natività che abbiamo appena celebrato è fondata sul dogma teologico di Cristo «vero Dio e vero uomo». Si tratta di una «verità» che ha profondamente inciso e formato generazioni di credenti per secoli. Oggi è ripetuta – sommersa in un clima di superficiale sentimentalismo – senza più la comprensione del senso di una verità che non è più mediabile nei modi del discorso pubblico.

Luca

Io solo, qui, alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino e voglia di bestemmiare

La bestemmia di Berlusconi ha scatenato reazioni varie e piuttosto prevedibili.
Ci sono poi quelli che avrebbero tanto voglia di bestemmiare, di fare un fagotto con tutti i dispensatori di proclami, e di andarsene a vivere in un paese diverso da questo.
Dove una bestemmia è una bestemmia e non c’è niente altro da dire o da commentare.

La bestemmia di Berlusconi ha scatenato reazioni varie e tristemente prevedibili.
Ci sono quelli che, pur professandosi atei e di sinistra, si scandalizzano, tanto per dar contro Berlusconi.
Ci sono quelli che, essendo cattolici di sinistra, si scandalizzano, un po’ davvero, un po’ per dar contro Berlusconi.
Ci sono quelli che, essendo cattolici di destra, fanno finta di niente per non dar contro Berlusconi in un momento tanto difficile per il capo.
C’è Monsignor Fisichella, che dice di contestualizzare la bestemmia, tanto per non perdere l’ennesima occasione per starsene zitto.
Ci sono quelli, atei di sinistra, che elogiano il non-bigottismo di Berlusconi tanto per dar contro il vaticano (Luca Sofri, ad esempio).

Ci sono poi quelli che avrebbero tanto voglia di bestemmiare, di fare un fagotto con tutti i dispensatori di proclami, e di andarsene a vivere in un paese diverso da questo.
Dove una bestemmia è una bestemmia e non c’è niente altro da dire o da commentare.

Luca

Basta un poco di zucchero

ru486

Il Senato ha bloccato l’immissione in commercio della RU486.
Non ne capisco niente, ma mi chiedo perché debba essere il parlamento a decidere quali farmaci mettere in circolazione e quali no.
La 194 ovviamente non c’entra niente.
Non è che la RU486 faciliti o banalizzi la possibilità di abortire.
Lo rende più disumano e meno controllato, ma il motivo della bocciatura non è questo.
E’ piuttosto sempre il solito patetico tentativo di compiacere il Vaticano che, purtroppo, si compiace soltanto quando si parla di embrioni e di malati terminali.
Tutto il resto sembra non contare nulla.

Prima di tutto c’è la bioetica e poi arrivano le altre etiche.
Quella bancaria, ad esempio, è sempre stata tenuta un po’ in second’ordine.

Luca