E non è mica

A Pippo Civati non è piaciuto il discorso di Bersani, non è piaciuta la sua consueta ambiguità con l’UDC e non gli è piaciuto che non abbia pronunciato nemmeno mezza parolina di condanna nei confronti dei fischi contro Matteo Renzi.

La cosa che mi ha colpito di più, però, come già lo scorso anno, è questo rivolgersi a chissà quali commentatori (nemici del popolo? Complottisti? Lobbisti occulti?) che non riconoscono il valore del Pd. E dei suoi meriti. Un continuo recriminare, un continuo smentire non si sa bene chi, un continuo precisare che le cose non stanno come ve le raccontano. E che il Pd è il contrario di quello che sembra. L’espressione in questo caso è quella già rilanciata da Crozza: il Pd «non è mica». Che, a proposito di comunicazione, dire quello che non si è, è proprio il contrario di quello che si deve fare. Ma tanto la comunicazione conta poco, si sa.
In una parola: Bersani oggi per tutto il “primo tempo” del suo intervento è stato sulla difensiva. Ha dato l’idea di un partito che ha paura a buttarsi, non ha preso che pochissimi impegni sia sulle questioni politiche, sia sulle soluzioni che il Pd propone al Paese, perché è stato a lungo preoccupato di spiegare che il Pd «non è mica».
A me dispiace, ma con il «non è mica» non si va molto lontano. E una parola di condanna nei confronti dei fischi a Renzi, che denunciano un problema grande come una casa (da una parte e dall’altra dei famosi schieramenti interni) non sarebbe stata «mica» male, da parte del segretario.
E non è un problema di comunicazione. No, è qualcosa di più profondo. Cerchiamo di risolverlo, se ne abbiamo voglia, eh.

Luca

Lo strano modo di fare opposizione in Italia

La scelta di abbandonare l’aula durante il discorso di Berlusconi è secondo me una scelta che manifesta tutta l’immaturità di PD, IDV e Terzo Polo.

Non si capisce in nome di quale protesta l’opposizione rinunci ad ascoltare il discorso con il quale il Presidente del Consiglio tenterà di dimostrare perché sia necessario tenere ancora in vita questo governo.
La “protesta” è ormai l’unica strategia politica che il PD riesce a comunicare all’esterno.

In tutto questo, a far la figura dei grandi statisti, senza per altro esserlo, saranno i parlamentari dell’UDC.

Se il centro-sinistra vuole accreditarsi come possibile alternativa di questo governo, non credo che abbandonare le aule parlamentari possa essere una buona strategia.

A meno di non credere di riuscire in questo modo a catturare le simpatie degli Indignados.
Se la strategia è quella, beh, allora buona fortuna.

Luca

A Siena ci mancava Martelli

martelli siena

Claudio Martelli ritorna nell’agone politico ripartendo niente di meno che dalla candidatura di Corradi (padre) alla corsa per il Sindaco di Siena.

Corradi guiderà una coalizione costituita dal Terzo Polo (che esiste per ora solo a Siena, comunque API, UDC e FLI) e da Pierluigi Piccini. Anche se non si capisce se l’UDC sia quello vero od un altro visto le notizie che si leggono.

Comunque sia, non è detto che, vista la grande frammentazione, e considerato che il PDL potrebbe candidare Alessandro Nannini, Corradi non riesca a dare del filo da torcere al PD ed al suo ennesimo candidato cooptato.

Di sicuro, fa ridere la dichiarazione di Martelli che parte da una considerazione neo romantica:

Sono tornato a Siena con dei giovani universitari e, nel passeggiare per la città, ho detto che l’ho trovata un po’ spenta. I ragazzi mi hanno risposto che Siena è una città morta, che non offre nulla soprattutto ai giovani. Così è nata la tentazione di tornare a occuparmi di politica e di ricominciare dall’inizio, in una città meravigliosa, che oggi si caratterizza per due fattori entrambi negativi: l’evidente stato di decadenza e l’astensionismo elettorale.

Nel seguito del discorso si capisce perché tutto questo interesse per una cittadina come Siena:

Siena può guidare un Nuovo Risorgimento nazionale. Siena è una questione nazionale, non soltanto perché ha la terza banca d’Italia.

Ecco, appunto.
La terza banca d’Italia.

Siamo una sede di una banca, non una città.

Luca

Noi del PD siamo di applauso facile

Se avete tempo, guardatevi il video di Di Pietro e Marini alla Festa del PD di Torino.
E’ istruttivo.
Capirete perché il PD non può allearsi con l’Italia dei Valori di Di Pietro.
mi fanno venire la nausea quegli applausi scroscianti ad uno che auspica che ad un condannato venga proibito di parlare in pubblico.

I casi sono due.
O il Partito Democratico ha una base con idee confuse sulla democrazia, oppure il pubblico presente alla Festa del PD era composto tutto da infiltrati dell’IdV.
L’alleanza con l’UDC di Casini non la facciamo, ma non facciamo nemmeno quella con Di Pietro.
Siamo maturi per correre da soli.

Se avete tempo, guardatevi il video di Di Pietro e Marini alla Festa del PD di Torino.
E’ istruttivo.
Capirete perché il PD non può allearsi con l’Italia dei Valori di Di Pietro.

Non ho tempo per spiegarvi perché.
Non ho nemmeno voglia di spiegare perché mi fanno venire la nausea quegli applausi scroscianti ad uno che auspica che ad un condannato venga proibito di parlare in pubblico.

I casi sono due.
O il Partito Democratico ha una base con idee confuse sulla democrazia, oppure il pubblico presente alla Festa del PD era composto tutto da infiltrati dell’IdV.
Temo che sia valida la prima ipotesi.

Del resto, non più tardi di un anno fa, sempre alla Festa del PD, ma quella volta era a Genova, il pubblico tributò un’ovazione a Gianfranco Fini che disse le seguenti parole:

A proposito di G8, come italiano sono soddisfatto che la Corte europea abbia detto in maniera inequivocabile che Placanica ha agito per legittima difesa.

Insomma, diamo agli applausi il peso che meritano.
Siamo un paese di pecoroni.
Tutti, non solo quelli che votano Berlusconi.

L’alleanza con l’UDC di Casini non la facciamo, ma non facciamo nemmeno quella con Di Pietro.
Siamo maturi per correre da soli.

Luca

Vendola

Non ho seguito le vicende pugliesi e non so cosa sia meglio per la Puglia, ma la grande vittoria di Vendola alle primarie manifesta l’ennesimo distacco tra il PD ed il suo elettorato.
La base del PD non vuole l’alleanza con l’UDC e vota contro le decisioni della segreteria.
Questa è una lettura.

Altra lettura è che gli elettori tendono a preferire l’uomo piuttosto che il partito, ed hanno votato Vendola che non è nemmeno del PD e guida il partito più scalgagnato della storia della politica in Italia.
Come dire: fate il partito che vi pare, ma se mettete l’uomo giusto noi lo votiamo.

Altra lettura è che tutto quello che D’Alema pensa, costruisce, elabora è un fallimento.
E questo è sicuro.

Luca

Per il blog de iMille