Ricostruire le vita a partire dalle piccole cose

(Toru Hanai—Reuters)

Tra il diluvio di immagini che abbiamo visto dopo il terremoto giapponese, questa è quella che mi ha colpito di più.
C’è chi infatti, tra le macerie di intere città da ricostruire, si è messo a raccogliere le foto che venivano trovate e le ha portate al comando di polizia, dove mani che possono essere soltanto giapponesi si sono messe a restaurarle.
Le foto vengono poi esposte nei ricoveri dove i senza tetto vengono alloggiati in modo che possano essere riconosciute e reclamate dai proprietari.

Le foto che vedete qui sopra raffigurano tutte una bambina di quattro anni.
Sono sopravvissuti sia lei che i suoi genitori.
E possiamo immaginare cosa sia significato per loro aver ritrovato queste foto.

Luca

Via | Time LightBOX

Cercare di sapere per capire

Amedeo Balbi, astrofisico e blogger ha scritto un ottimo compendio per chi volesse capire meglio cosa sono le centrali nucleari, come funzionano e cosa sta succedendo a quelle giapponesi.

Ve lo consiglio fortemente.

È da quando hanno cominciato a diffondersi le notizie sullo stato dei reattori nucleari giapponesi dopo il terremoto che provo a scrivere qualcosa in merito. Ma è difficile. Sono troppo consapevole che appena si parla di nucleare si entra in un campo in cui si ragiona di pancia, più che di testa, e in cui meno si sa più si hanno certezze. Purtroppo, invece, questo è un argomento in cui è quasi impossibile semplificare senza che vada perso qualcosa di essenziale. C’è la fisica, ci sono gli aspetti ingegneristici, c’è la questione della gestione dei rifiuti, ci sono le considerazioni economiche, gli aspetti medici. Cose per un trattato, non per un post. Detto questo, visto che comunque avevo cominciato a mettere giù un po’ di informazioni, le pubblico qui, sperando che possano aiutare a capire meglio quello che si sente in giro in questi giorni. Ma chi vuole veramente capire qualcosa in materia e farsi un’opinione — senza ripetere a pappagallo cose dette da altri — deve studiare seriamente: non ci sono scorciatoie.

Luca

Cosa ho capito dell’incidente a Fukushima

L’incidente nucleare che è avvenuto a Fukushima rischia di diventare il più grave dopo quello di Cernobyl e quello di Three Mile Island, che sono poi state le uniche due volte in cui si è arrivati ad una fusione rispettivamente totale e parziale del nocciolo.

L’incidente che è avvenuto in Giappone ha una causa molto banale.
È mancata elettricità per far funzionare il circuito di raffreddamento.
La rete elettrica ha infatti smesso di fornire energia, come era normale con un cataclisma del genere, e l’onda dello tsunami ha sommerso il generatore diesel che doveva entrare in funzione per non far mancare energia all’impianto.

Di qui è partito il surriscaldamento del nocciolo che ha poi generato le esplosioni e che potrebbe disgraziatamente portare alla sua fusione e quindi alla catastrofe nucleare (che sarebbe comunque contenuta dall’involucro della centrale che mancava a Cernobyl).

Quindi, riassumendo, l’incidente di Fukushima è avvenuto semplicemente perché la centrale è stata costruita vicino al mare e perché il generatore diesel non è stato posto sufficientemente in alto da sfuggire ad uno tsunami catastrofico come quello di qualche giorno fa.

Non c’entra niente quindi la generazione della centrale nucleare.
Fosse pure stata di ultimissima generazione le cose sarebbero andate nello stesso modo.
Non so se questa cosa sia rassicurante o meno.
Forse lo è.

Oggi sappiamo che il generatore deve stare più in alto della più alta onda di tsunami mai registrata.
L’uomo nella storia è andato avanti così.
Imparando dai propri errori.
Che sono spesso molto più banali della complessità del problema generale.
L’altezza in cui porre un motore rispetto alla complessità di una centrale nucleare.

Ora non resta che augurarci che il nostro errore non provochi troppi danni.

Luca