Travaglio se l’è presa perché, dopo che Belpietro aveva evocato le frequentazioni del giornalista con un militare dell’antimafia che poi è risultato essere un colluso, Santoro non lo avrebbe difeso a sufficienza.
Insomma, Travaglio, che con le presunte frequentazioni ed i sospetti di collusione, ci ha costruito una carriera giornalistica e scritto qualche decina di libri, non tollera che con lui sia usato lo stesso metro.
E’ umano, niente di strano, ma ci riconsegna Marco Travaglio tra le persone che commettono errori di valutazione non solo sugli altri, ma perfino su di sé.
Ora il fronte Di Pietro-Beppe Grillo-Marco Travaglio-Santoro si è disgregato.
Siamo al tutti contro tutti.
A furia di spargere sospetti, finisce che anche i tuoi amici sospettano di te.
E finisce che rimani solo.
Ora è ufficiale.
Il sodalizio di Antonio Di Pietro con Beppe Grillo e con il clan de Il Fatto, Marco Travaglio in testa, è finito.
Beppe Grillo si dissocia dal suo blog, mentre Travaglio lo fa dalle colonne del suo giornale.
Le parole di Grillo parlano da sole. Non si può appoggiare la candidatura di un indagato. Se anche fosse innocente, sarebbe comunque colpevole.
Per De Luca non è necessario aspettare la sentenza, parla la sua faccia, la sua arroganza, la sua ignoranza come potete ammirare nel video che mi ha dedicato quando criticai l’inceneritore di Acerra.
Il Fatto quotidiano sembra invece aver sposato la linea di De Magistris, che tenta da mesi di scalzare Di Pietro ed oggi ha il coraggio di lamentarsi pur non avendo avuto ancora nemmeno il coraggio di iscriversi al partito. Lo stesso partito che lo ha fatto eleggere come parlamentare europeo.
Ero d’accordo con Di Pietro che prima, durante o dopo il Congresso mi sarei iscritto al’Idv ricoprendo un ruolo che si confacesse al mio profilo politico e che sarebbe avvenuto attraverso un evento pubblico significativo. Ad oggi non è accaduto. La domanda “perché non mi sono iscritto” andrebbe girata a Di Pietro.
Insomma, a leggere le vicende dell’Italia dei Valori appare chiaro quanto sia difficile passare dalla fase del movimento di protesta e di critica al sistema a quella di partito che si struttura per governare.
Ieri in un’intervista a Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha bacchettato Napolitano per il suo scarso coraggio nel resistere all’ondata di leggi ad personam del governo Berlusconi.
Ciampi dice che Napolitano (pur non citandolo) deve rifiutarsi di firmare le leggi anche se queste poi verranno comunque approvate in seconda battuta.
Il fatto che lui il Lodo Schifani lo abbia firmato e che abbia firmato 13 delle 18 leggi ad personam dei governi berlusconi è evidentemente un dettaglio.
La coerenza non è più una virtù, si sa.
A Napolitano, ormai il suo nemico numero 2, il giornalista de Il Fatto ricorda che nel caso in cui una legge da lui non firmata gli venga sottoposta per la seconda volta potrebbe comunque dimettersi.
La considerazione che poi il parlamento eleggerebbe un Presidente della Repubblica di centro-destra ovviamente a Travaglio non interessa.
La faccia di Marco Travaglio mentre cerca di parlare con l’esagitata “giovane” del PDL è stata probabilmente la cosa più bella della puntata di ieri di Anno Zero.
Per il resto, a me è sembrato, ma ho visto solo una piccola parte della trasmissione, che il PD ne uscisse peggio del PDL.
Nel senso che se scoperchiassero per bene il pentolone dello scandalo della sanità in Puglia ne vedremmo delle belle.
Aver candidato De Castro alle europee per liberare un posto in parlamento ad Alberto Tedesco (sotto inchiesta in Puglia) è stata un’emerita cretinata commessa da Franceschini e che presto potrebbe costar cara al PD.
La storia l’ha raccontata meglio di me Luca Sofri qualche giorno fa:
Franceschini si è indignato scandalizzato e ha ribattuto che De Castro è andato in Europa per le sue indiscusse competenze, e che le dimissioni di Tedesco da assessore dimostrano la limpidezza della sua reazione a quell’inchiesta.
Ma questa seconda cosa è priva di senso: se uno si dimette da assessore perché messo in discussione da un’inchiesta, poi non va a fare il senatore ignorando la stessa contraddizione, anzi maggiore. E in più, che questo tipo di valutazione fosse pesato nella candidatura di De Castro era cosa che si era ampiamente detta e scritta a suo tempo, e dentro il PD molti l’avevano ammessa.
Insomma, temo che Berlusconi possa dormire sonni tranquilli.
Presto potrebbe non avere nemmeno più un’opposizione.
Ieri sera ho ascoltato cinque minuti di Anno Zero.
Ho sentito Italo Bocchino dire che praticamente non c’era bisogno di fare tanto casino perché, Berlusconi avrà pure trombato troppo, ma JFK ha trombato Marilyn e poi l’ha fatta ammazzare e che quindi tra i due è meglio Berlusconi.
Travaglio ha risposto che però JFK non ha fatto Marilyn ministro.
Ho spento la televisione e mi sono messo a sniffare il detersivo della lavastoviglie.
Inutile negarlo. Il Fatto Quotidiano, il nuovo giornale diretto da Padellaro e voluto da Marco Travaglio, ha sbancato.
Trentamila abbonati “sulla fiducia”, prima che il quotidiano uscisse, e centomila copie vendute il primo giorno sono, nell’anno della crisi dell’editoria, un successo straordinario.
Il primo numero non tradisce le attese e fa capire subito quale sara il taglio del giornale, grazie ad un titolone che recita “Indagato Letta” per una storia vecchiotta e forse non proprio decisiva.
Insomma, spingere a tutta forza nella direzione del giustizialismo.
Una domanda vorrei fare a Travaglio e Padellaro.
Quando avremo arrestato tutti (compreso Di Pietro che qualche scheletruccio nell’armadio ce l’ha pure lui) che faremo?
Gli italiani che verranno dopo saranno migliori dei loro predecessori?
Io, intanto, aspetto che qualcuno pubblichi un giornale che mi piaccia.
Ho una sincera avversione per chi urla.
Qualunque argomento, quando viene urlato, perde per me qualsiasi attrattiva. Piero Ricca è uno che urla sempre.
Se ne va dietro ai politici ed inizia ad urlargli contro.
Del resto è diventato famoso così, urlando “buffone” a Berlusconi.
Piero Ricca è una specie di Marco Travaglio urlatore.
Gli argomenti sono quelli di Travaglio, ma lui se ne va in strada ad aspettare i politici ai quali urlare.
Ovviamente c’è poi tutto un merchandising di libri e DVD da acquistare.
L’altra sera se l’è presa con Veltroni, chiedendo un’intervista nel mezzo ad un evento in una libreria.
Che a Veltroni gli puoi dire tutto, ma non che non sia una persona pacata ed educata.
E’ troppo facile mettersi ad urlare in mezzo a cento persone e poi scandalizzarsi se la persona verso la quale urli non ti concede il suo tempo.
Oltre tutto tirando fuori una storia del 1985 che veramente appare ridicola a chiunque.
Insomma, Piero Ricca farebbe diventare simpatico anche il più tremendo dei politici.
Peggio di lui ci sono soltanto quelli della sua gang che lo seguono e lo imitano nel tono di voce e nell’atteggiamento, ripetendo come pappagalli quello che urla il loro leader.
Non lo so, ma se questa è l’alternativa, mi tengo volentieri i politici che abbiamo.
Mentre La Stampa racconta che ci sarebbero nuovi indagati per le stragi mafiose e non si esclude che tra loro ci siano anche agenti dei servizi, la Repubblica titola sul direttore di Avvenire che dice di aver redarguito Berlusconi, sulla lite che non c’è tra Lega e Governo ed ovviamente ancora sulle puttane del premier.
E’ stato bello.
Lo so che Travaglio ci ha addirittura scritto l’ennesimo divertentissimo libro (il sesto nel 2009).
Ora, però iniziate a cadere nel ridicolo.
Suvvia, c’è tutto un mondo fuori da Palazzo Grazioli.
Un altro appunto per quelli che Marco Travaglio è tanto preparato e dice sempre cose giuste. Ieri ha insistito con la storia delle firme per i referendum sull’informazione raccolte durante il V2-Day dicendo che molte migliaia di firme sarebbero misteriosamente scomparse.
Tutti, compreso Grillo e Travaglio sapevano che quelle firme non sarebbero state ritenute valide essendo state raccolte in un periodo pre-elettorale.
Nonostante questo si continua a fingere di non sapere.
Ma Travaglio è sempre documentato e racconta i fatti.
Tempo fa anche su questo blog si è svolta un’accesa discussione circa la polemica sorta tra Luca Sofri e Marco Travaglio sul taglio dell’intervista a Vauro ed alla Borromeo che sarebbe dovuta andare in onda a L’Era Glaciale.
Anche il titolare di questo blog si è attirato le reprimende dei seguaci di Travaglio che hanno urlato alla censura nonostante si cercasse di spiegare come la par condicio, pur essendo una legge orribile, vada rispettata.
Insomma, la celebre intervista andrà in onda domani.
Lo dice Daria Bignardi:
Domani alle 24.15 va in onda su Rai Due, come promesso dal direttore Marano (non certo da me che non ho facoltà né di tagliare né di mandare in onda nulla) l’intervista a Vauro e Borromeo che era stata tolta dall’Era Glaciale prima delle elezioni in quanto violava le regole imposte dalla par condicio. Sembra tardi, ma va in onda alla stessa ora in cui sarebbe stata trasmessa se fosse rimasta là dove doveva andare. Considerato che fino al 22 giugno vigeva la par condicio (ballottaggi e referendum), mi sembra che ventitre giorni dopo la fine della par condicio non sia male. Chi vuole la guardi, e se mi vedeste strana tenete conto che stavo cercando di difendere meglio che potevo, come impongono le regole della par condicio e del giornalismo, visto che non c’era contraddittorio, il leader del Pdl.
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