L’eterna discussione sulla neutralità della rete

Si sta sviluppando in questi giorni un’accesa discussione intorno alla decisione di Telecom Italia di filtrare le connessioni degli utenti in modo da controllare il traffico p2p.

La mia posizione è la seguente.
Io con la mia ADSL voglio poter navigare, usare la mail, vedere video online e, a volte, anche scaricare contenuti.
Non trovo scandaloso che, in presenza di una rete con una portata piuttosto limitata, si dia la precedenza alle prime attività rispetto all’ultima.
Anche in considerazione del fatto che l’ultima attività è, nella maggior parte dei casi, illegale (non facciamo gli ipocriti).

Trovo invece scandaloso che quasi ovunque la rete non sia sufficiente per garantire che tutti possano far tutto contemporanemente.
Il vero problema è, forse, questo.
Prima di farla diventare neutrale, bisognerebbe averla. La rete.

Stefano Quintarelli ha dato a Massimo Mantellini una spiegazione tecnica della questione.

Luca

Regimi e compagnie telefoniche

Qualche giorno fa, con lo scoppiare della rivolta, in Egitto sono state praticamente azzerate le connessioni.
Massimo Mantellini sul suo nuovo blog Eraclito (in bocca al lupo!) parla di come Vodafone non avrebbe potuto fare diversamente, ma come in futuro forse potrebbe fare di più.

Qualche giorno fa, con lo scoppiare della rivolta, in Egitto sono state praticamente azzerate le connessioni.
Massimo Mantellini sul suo nuovo blog Eraclito (in bocca al lupo!) parla di come Vodafone non avrebbe potuto fare diversamente, ma come in futuro forse potrebbe fare di più.

Leggo una intervista a Vittorio Colao di Vodafone sul Corriere della Sera di oggi. Vodafone, insieme alla filiale egiziana di France Telecom e ad un paio di altri operatori è stata costretta nella notte di venerdì a “spegnere” Internet in un Egitto travolto dalle manifestazioni di piazza. Il sunto dell’articolo è: “Siamo stati obbligati”. Gli operatori delle telecomunicazioni hanno semplicemente aderito alle imposizioni del regime e nonostante le proteste piovute su di loro da tutto il mondo è difficile immaginare come avrebbero potuto comportarsi diversamente. Tuttavia è in situazioni drammatiche come queste che si comprende con maggior chiarezza come esista una dimensione extra-aziendale che fa di queste compagnie un soggetto attivo nel tessuto culturale dei paesi in cui operano. E come soggetti culturali le compagnie telefoniche potranno forse in futuro, in simili drammatiche occasioni, immaginare di fare qualcosa in più. Inventarsi una scusa. Prendere tempo.

Luca

Non si vive di solo blog

Liquida, del Gruppo Banzai, in orbita Telecom, entra a gamba tesa nella battaglia dell’advertising online.
Pubblicità, insomma.

E’ stato presentato oggi Liquida Network, un sistema di pubblicità destinato ai blog che promette pagamenti in base alle visite, e non ai click sui singoli avvisi (come fanno ad esempio Google AdSense o Simply).

Per ogni 1.000 pagine viste al mese si guadagnano dai 2 ai 12 €, a seconda del tipo di avviso che si è scelto di pubblicare sul blog.
Non è poco ed è molto più di quanto si guadagna con altri metodi.

L’imbuto ovviamente è in entrata, nel senso che accettano adesioni soltanto di blog che fanno almeno 30.000 pagine viste al mese, che non sono tantissime, ma non sono nemmeno poche.
Per fare un esempio, io ne faccio quasi sempre meno di 10.000.
I normali sistemi di advertising di solito non fanno discriminazioni in ingresso.

L’idea sembra buona e piuttosto conveniente per i blog, tanto che hanno aderito alcuni nomi grossi della blogosfera, come Luca Conti, Gad Lerner e Sasaki Fujika.

Vediamo se l’ingessatissimo mondo dell’advertising online avrà una scossa dopo questa iniziativa di Liquida.

Luca

Siamo noi i fighi, se soltanto gli altri lo capissero

Niente entusiasma la blogosfera italiana più delle discussioni sulla blogosfera italiana.
E’ anche normale che sia così.

Galatea ha scritto il post perfetto che descrive lo stato d’animo delle tante persone che hanno un blog e che sperano di farsi notare grazie a questo.

I blog invecchiano, i post si accumulano gli uni sugli altri, diventano rubriche fisse, archivi. I lettori spiccioli, persino, salgono come la marea. Nel web sei qualcuno. È tutto un linkarti, tumblerarti, condividerti, chiederti amicizie ed affiliazioni: dilaghi su ogni piattaforma, il contatore scricchiola per il peso dei contatti giornalieri, le classifiche ti proclamano letto, straletto, lettissimo: sul web ti fa un baffo Dan Brown. Ma il resto del mondo, ecco, quello non si accorge di te. Il mondo del web non è virtuale, è parallelo: solo che ti cominci a chiedere se, in Italia, la porta di accesso fra i due universi esista.

Io, che con il blog ci ho trovato lavoro (che non c’entra niente con i blog) confermo la sintesi di Galatea.

Ci sono persone che leggi quotidianamente sui loro blog e che pensi che dovrebbero scrivere per un grande quotidiano, partecipare a dibattiti televisivi, fare i sottosegretari o i ministri.
Insomma, dovrebbero essere trattati meglio dal mondo.
E non lo sono.

Gianluca Neri, che è uno dei pochi ad aver fatto soldi al momento giusto con internet, e che ne sa più di tutti ne sta preparando un’altra delle sue.
Questa volta insieme a Telecom Italia e supportati da Hagakure.
Si chiamerà Blognation, e sarà un altro aggregatore di blog.
Solo che in questo caso non ci saranno delle persone a selezionare i post, ma sarà tutto robotizzato.
Marco Massarotto di Hagakure ha spiegato qualcosa su sul blog ed un po’ di più su FriendFeed.

Vedremo che cosa verrà fuori.
Se BlogNation funzionasse a dovere potrebbe essere un canale per far uscire dalla cantina le tante persone di valore che scrivono sui blog e che nessuno nel mondo reale conosce.

Luca