Non dirmi che hai paura

Esce domani in libreria Non dirmi che hai paura, la storia di Samia Yusuf Omar, raccontata da Giuseppe Catozzella.

Samia divenne abbastanza famosa nelle olimpiadi di Pechino del 2008, quando arrivo ultima, ma applauditissima, nei 200m piani, correndo in 32 secondi, un tempo del tutto ridicolo per quei livelli.
Samia corse con le scarpe che le aveva regalato la squadra di atletica sudanese.

Samia è morta quasi due anni fa.
Affogata in uno dei tanti barconi partiti dalla Libia e diretti a Lampedusa.
Era incinta.
Il medico che la curò, la riconobbe dopo qualche giorno.

Quello sguardo, quella posizione fetale mi ha toccato, colpito. In 30 anni di lavoro di frontiera di morti ne ho visti. Ma quella morte, quel viso, non riuscivo a levarmeli dalla testa. Poi solo due settimane fa, leggendo il giornale ho capito chi era.

È stata la prima persona che abbiamo soccorso. Già rantolava e non aveva più riflessi pupillari: stava morendo. L’abbiamo messa in sicurezza ma non c’è stato nulla da fare. Alcuni avevano gravi ustioni caustiche perché si erano rovesciate addosso le taniche di benzina per il viaggio e il sole aveva fatto il resto. Lei invece era morta per annegamento probabilmente, schiacciata nel fondo della carretta. Ed era incinta di almeno 4 mesi. Per settimane non ho fatto che pensarci.

Il libro pubblicato da Feltrinelli, ci racconta la sfortunata storia di Samia che sognava di vincere le Olimpiadi e che è morta schiacciata in un barcone.

Luca

Via | Il Post
Foto | Fox Sports

Manute Bol

manute bol

Due giorni fa è morto, a soli 47 anni, Manute Bol, giocatore di basket sudanese che militò in varie squadre NBA ed anche a Forlì per un breve periodo.
Con i suoi 231 cm e la sua incredibile magrezza era considerato quasi un fenomeno da baraccone ed un personaggio un po’ malinconico nello scintillante mondo professionistico americano.

Grazie ai suoi guadagni riuscì a sfamare praticamente mezzo Sudan e fu un promotore importante dei diritti umani nel suo travagliato paese natale.

Era una buona persona, Manute Bol.

Luca

Foto | NBA.com

Se i risultati sono questi

Tutti siamo d’accordo nel fatto che il Presidente (dovremmo forse dire padrone) del Sudan sia un criminale.
La sentenza della corte dell’Aja quindi è impeccabile.

Dobbiamo però pensare che ci sia stato un po’ di pressapochismo da parte di chi ha deciso di effettuare un mandato di arresto per Al Bashir se è vero che per ritorsione oggi sono state espulse dal Darfur tutte le organizzazioni umanitarie, che in questi anni sono riuscite a rendere meno indecente la vita dei rifugiati.

“Milioni di vite sono a rischio e non c’è tempo, nel modo più assoluto, per i giochi politici” – ha dichiarato Tawanda Hondora, vicedirettore del programma Africa di Amnesty International. “Queste organizzazioni forniscono la maggior parte degli aiuti umanitari a oltre due milioni di persone che si trovano in stato di vulnerabilità. Con la loro espulsione, il governo sudanese ha preso di fatto l’intera popolazione del Darfur in ostaggio. Quest’azione aggressiva dev’essere condannata nel modo più netto possibile dall’Unione africana, dalla Lega degli stati arabi e dall’intera comunità internazionale”.

Se volete approfondire la vostra conoscenza sulle condizioni dei rifugiati sudanesi, vi consiglio ancora una volta di leggere “Erano solo ragazzi in cammino” di Dave Eggers.
Ve ne parlai un annetto fa.

L’inferno in terra.
Questo è il Darfur.
Ed Al Bashir ne è il suo imperatore.

Luca

Erano solo ragazzi in cammino

Cheng&Eggers

La mia recente infatuazione per Dave Eggers, mi ha portato a leggere “Erano solo ragazzi in cammino”, il libro in cui lo scrittore americano narra la storia di Valentino Achak Deng, un “bambino sperduto” del Sudan.

Immagine di Erano solo ragazzi in cammino

Valentino subisce la tragedia della guerra civile, abbandona la famiglia, fugge attraverso il Sudan, l’Etiopia e raggiunge un campo profughi in Kenya.

La storia sua e di tanti altri bambini sudanesi è talmente tragica da sembrare irreale.
Ho dovuto spesso sospendere la lettura del libro, per la sua crudezza e tragicità.

Credo però che sia una lettura importante, anche perché Valentino alla fine è riuscito a venirne fuori e a creare, proprio con l’aiuto di Eggers, una fondazione che sostiene l’educazione dei bambini sudanesi grazie ai proventi della vendita del libro.

Il libro, che per stessa ammissione di Eggers, riproduce la storia di Valentino Deng in una forma rivista e romanzata, è scritto con uno stile sobrio, ma assolutamente appassionante ed originale.

Se leggerete “Erano solo ragazzi in cammino”, improvvisamente, come per magia, tutti i vostri problemi e le vostre arrabbiature quotidiane, vi sembreranno irrimediabilmente ridimensionate.

Luca

Photo Credit: Michael Robinson Chavez – The Washington Post Photo

Amnesty scrive a Bagnasco

Vi ho parlato ieri della condanna fatta da Mons. Bagnasco, Presidente della CEI, alla posizione di Amnesty International sull’aborto.

Paolo Pobbiati, Presidente di AI Italia, ha scritto una lettera a Bagnasco, il cui riassunto può essere questo:

Mai detto che l’aborto è un diritto umano, difendiamo le donne che hanno subito violenza sessuale.

Mi permetto di segnalarvi i passaggi salienti della lettera di Pobbiati:

I resoconti delle nostre missioni in Darfur sono pieni di testimonianze di donne che ci raccontano che preferiscono uscire loro dalle tende, perché se lo fanno gli uomini verranno uccisi dalle squadre della morte sudanesi, mentre loro, le donne, verranno ‘solo’ stuprate. In situazioni di guerra, lo stupro e’ diventato una vera e propria arma di distruzione di massa.
[…]
Alla violenza devastante dello stupro, queste donne devono aggiungere quella che poi ricevono dalla comunità di origine, che spesso le considera impure o addirittura responsabili di ciò che hanno subito.
Vengono isolate, allontanate, picchiate e talora uccise.

In tali condizioni, quali argomenti si possono imporre a una donna che sceglie di non portare avanti una gravidanza frutto di violenza, magari subita da quegli stessi uomini che un attimo prima hanno
massacrato, davanti ai suoi occhi, il marito e i figli?
[…]
Amnesty International non auspica, non chiede che una donna violentata abortisca, ma se decide di farlo, vogliamo che non sia obbligata a rischiare la propria salute. Chiediamo, inoltre, che non finisca in prigione per aver preso quella decisione.
[…]
Questo e’ il cuore della posizione di Amnesty International, che pero’ non trova menzione nelle Sue parole di ieri ne’ nelle precedenti dichiarazioni di altri autorevolissimi esponenti della Chiesa Cattolica.
[…]
Nel massimo rispetto per il Suo ruolo e per la Sua persona, Le chiedo la disponibilità a lavorare insieme ad Amnesty International perché si pongano in essere tutte le misure necessarie, legislative ma anche di educazione e informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, affinché si riducano al massimo i rischi di gravidanze indesiderate e, di conseguenza, si riduca l’incidenza del ricorso all’aborto.

Dispiace che la CEI si sia scagliata così duramente contro un’associazione che da più di 30 anni si batte per il rispetto dei diritti umani degli uomini e delle donne di ogni parte del mondo.
Tra tutti gli esempi che potevano essere fatti per dimostrare la crisi morale del nostro paese, a me sembra che si poteva partire da qualche altra parte.

Ma contro le “derive che ci rendono ulteriormente avvertiti”, si può far ben poco.

Luca