La rivincita dei bimbiminkia

Li abbiamo presi in giro per anni.
L’altra sera, a Manchester, ci hanno dato a tutti una gran bella dimostrazione di coraggio e di gioia insieme.

Luca

Foto | Il Post

Un buon proposito, forse anche mio, per il 2014

Tra i tanti propositi per il nuovo anno pubblicati in questi giorni sulla rete, mi è piaciuto molto quello di Simone Spetia, giornalista di Radio 24, che nel 2014 ha detto che rinuncerà in parte alla sua attività sui social per dedicarsi un po’ di più allo studio ed all’approfondimento.

I social network, la rete, hanno una capacità di ampliare questa conoscenza in maniera smisurata, di darti nuovi spunti e nuove prospettive. Devo conservarli come fonte di notizie, come stimolo per pensieri laterali, diversi, non convenzionali, come osservatorio sulle persone, non come proiezione del mio ego. Troppo spesso, in questi ultimi mesi, mi sono abbandonato ad un uso di questo secondo genere, come se potessi essere un maitre a penser di chissà quale tipo (de sto cazzo, direbbe qualcuno).

Per farla breve, ho sprecato tempo, che ora voglio dedicare a studiare. So troppo poco, voglio sapere di più, per fare il mio lavoro in maniera migliore e con maggiore profondità. E’ una settimana che non scrivo un tweet e in questa settimana ho letto un libro che mi interessava molto con una certa tranquillità, il che mi ha fatto venire altre idee di lettura che mi terranno parecchio occupato.

Sarà che fra poco entrerò anch’io nei quaranta, ma la scelta di Simome Spetia mi ha solleticato.

a ridosso dei quarant’anni non ricomincerò a giocare a tennis, non andrò a correre, non mi ficcherò in una palestra, ma ricomincerò un allenamento mentale che ho lasciato da parte per troppo tempo.

Visto che pure io non ho nessuna intenzione di iniziare a correre o ad andare in bicicletta, chissà che non mi rimetta a studiare un po’ di più.

Luca

Immagine | DocNomad

Frase del giorno

Vent’anni fa, quando andavo a scuola, questo mondo l’ho vissuto: ho sfilato, ho preso qualche manganellata, respirato lacrimogeni, preso botte dai fascisti. Ieri ho avuto la netta impressione che tutto fosse cristallizzato. Gli slogan, le parole, persino la musica diffusa dal camion, le facce, i vestiti, l’odore delle canne: tutto uguale a quando in piazza ci scendevo io. Ovvio, cambia la prospettiva, che a noi pareva di avere più ampia di quanto non l’abbiano questi ragazzi, anche se i fatti hanno dato torto alle aspettative di molti di noi. Per il resto tutto suona come lo stanco ripetersi di cliché di piazza, il quale comporta una risposta altrettanto scontata: il non ascolto. In fondo perché un Governo o una società civile dovrebbe rispondere a chi si limita a recitare slogan vecchi di quarant’anni?

Simone Spetia ha visto le manifestazioni ieri a Milano e ha fatto una riflessione interessante.

Luca

Liberare le donne, per liberare gli uomini

Simone Spetia, si quel giornalista bravo con la voce spettacolare che sentite al GR di Radio 24, ha scritto una cosa molto bella e profonda sull’essere uomini e donne che lavorano e hanno una famiglia, magari dei figli.

Ecco, la cosa più pesante (anche intellettualmente umiliante, se volete) è il dover dosare le energie che potremmo liberare come padri, come mariti per accumularle e sfruttarle solo sul lavoro. Questo rientrare stremati a casa e raccontarci la bella favoletta che “non conta la quantità di tempo che trascorri con loro, ma la qualità”, che è un po’ come quella cosa delle dimensioni a letto. Ce la raccontiamo e ce la raccontano. la quantità di tempo conta eccome. Perché ti sei perso quella prima parola, quel gorgheggio, quei passi, quella lezione di calcio o di rugby, quei compiti fatti insieme, quel momento di pace sul divano, quella casetta di Lego, quel racconto sulla giornata a scuola.

Cosa potrebbero essere loro se i gli stessi più accanto, se portassi il mio carico di esperienze di vita diverse da quelle di mia moglie (sempre sia lodata, comunque), se portassi me stesso, per il solo fatto di essere un maschio e quindi diverso da lei? E quante cose in più potrei raccontargli, spiegargli? Quante ne potrei imparare?

Ma la riflessione di Simone Spetia è tutta rivolta alla considerazione di come noi uomini dovremmo prenderci cura della emancipazione lavorativa, e non solo di quella, delle donne, perché è giusto, perché loro se lo meritano, perché vivranno meglio , ma alla fine staremo meglio pure noi.

Dobbiamo fare di meglio, però: far uscire la nostra moglie o la nostra compagna la sera con amiche o amici e restate noi a gestire i bambini, senza romperle i coglioni ogni quarto d’ora al telefono; dobbiamo spingerla a cercare un lavoro, anche part-time, anche precario, che ci costringa a rosicchiare mezz’ore al nostro – di lavoro – per darle la possibilità di farlo; metterci in gioco; immaginarci diversi. Ecco, questo è importante: pensarci in quel ruolo, calarci in una loro giornata tipo e agire di conseguenza.

Liberare le donne, per liberare gli uomini.

Simone Spetia, tra le altre cose, conduce #Votantonio una trasmissione spettacolare per chi si interessi di politica ed internet.
Insomma, è uno bravo.

Luca