Qui il giochino non torna

Sono abbastanza basito per l’ennesimo rinvio operato questa volta non dal Governo, ma dal Parlamento, sulla nomina della Santanchè a vice-presidente della Camera.

Se ti allei con il PDL, ti allei con i suoi rappresentanti in Parlamento.
Lo so che è incredibile, ma la Santanchè è un elemento di spicco del PDL.
Il PDL ha tutto il diritto di candidarla alla carica di vice-presidente della Camera, carica che tra l’altro conta poco o nulla.

Se la Santanchè è impresentabile, e lo è, ce la dobbiamo prendere con chi l’ha candidata nelle sue fila.
Solo che il partito che l’ha candidata è nostro alleato.

E allora il giochino non torna.
Il problema è l’alleanza con il PDL, non la Santanchè.
Fare questa opposizione sulla Santanchè è una bieca operazione di propaganda verso un elettorato che vede in lei uno dei più fulgidi esempi del degrado politico portato alla ribalta da Berlusconi.
Solo che il PD è alleato con Berlusconi.
E lo ripeto, il giochino non torna.

Visto da qui, sembra soltanto l’ennesimo rinvio di una classe politica che non sa prendersi la responsabilità di decidere nemmeno sulle questioni più semplici.

Luca

Poi una diventa la Santanchè

Il Post ha fatto una breve biografia della Santanchè, la donna politica del momento.
E non si diventa per caso una iraconda donna di mezza età con reazioni esageratamente uterine.

Mia madre era l’addetta alle sberle, alle punizioni fisiche, mi tirava perfino i capelli, e mi stupisco ancora di averne tanti. Mio padre invece pensava ai castighi pesanti: via la bambola preferita, via la tv, non potevo mangiare con loro. Ma il castigo peggiore era quando venivo chiusa al buio nello sgabuzzino. Ci finivo se rispondevo male, se non rispettavo apposta gli orari che mi davano, se non raccoglievo le cose da terra. Io ci morivo, ma non facevo un plissè, una piega, e tanto meno urlavo “aprite”. Mai! Stavo lì, con tutti quegli scaffali pieni di scarpe, che non so più quante volte ho contato. E infatti erano sempre i miei fratelli che intervenivano per farmi uscire. Mia sorella, che è molto più buona di me, una santa, andava da mia mamma a dire: non sentiamo più Daniela, mamma falla uscire, Daniela poi non lo fa più. Alla fine mi aprivano, ma intanto io là dentro ero morta di paura, con il buio, le scarpe che diventavano fantasmi, e i rumori, per cui mi turavo le orecchie per non sentire nulla. E ancora adesso, per quelle cose, ho paura a restare chiusa negli ascensori.

Luca