Far finta di difendere Saviano

Nel prossimo numero di Max ci sarà in copertina una foto con Saviano morto.
Lo fanno per difenderlo, dicono loro.
Lo fanno per vendere, dico io.

Benedetta Tobagi, che un morto ammazzato in casa ce l’ha avuto quando era bambina ed era suo padre, spiega perché secondo lei questa copertina non aiuterà affatto Saviano:

Ma in questo gioco – perverso – non si rende affatto un servizio a Roberto Saviano, uomo e scrittore. Si contribuisce infatti a schiacciarlo in un’immagine bidimensionale, un simbolo, un’icona. Si collude con chi lo tratta come un oggetto di marketing o di chiacchiere da salotto. Con chi snatura il senso del suo impegno cercando di trascinarlo nel ruolo di leader in pectore di una sinistra in crisi, a dispetto delle sue reiterate dichiarazioni. Lo si riduce a un ricettacolo di proiezioni, insomma – da adorare, o da abbattere, a seconda. Così, oltre che della libertà, Roberto Saviano viene privato della sua umanità e normalità, un pezzetto per volta. L’immagine, che simula la morte, consuma l’ultimo oltraggio, perché svuota la carne della carne. Lo svuotamento del simulacro è completo. Voilà, il martire è servito.

È un pessimo scherzo all’autore che si muove con fatica per un sentiero sottile e impervio: cercare di utilizzare la sua enorme popolarità e il suo indubbio carisma, per veicolare i contenuti di Gomorra e dei suoi contributi successivi. Iniziare il grande pubblico agli spietati meccanismi di dominio economico della criminalità organizzata, renderlo avvertito sui limiti di un contrasto solo militare alle mafie, o portare in prima pagina la vergogna del voto di scambio nelle regioni del sud, temi d’emergenza, solo per far qualche esempio.
L’immagine del giovane scrittore morto toglierà spazio a ciò che Saviano dice, scrive, ripete, a quelle parole pericolose a cui ha già sacrificato moltissimo. Sarebbe il caso di non renderglielo ancora più difficile.

Luca

Saviano

Sono tra quelli che stimano moltissimo Saviano pur non avendo apprezzato troppo Gomorra.
Nel senso che il libro l’ho trovato noioso ed un po’ sconclusionato, anche se i reportage che contiene sono incredibili.

Non ho mai pensato che Saviano fosse di sinistra.
Leggendo le sue cose non ti viene mai il sospetto che lo sia.
Questa è anche la sua forza.
Quella cioè di giocare come un battitore libero.

Il fatto che collabori con Repubblica e che questo quotidiano lo abbia “usato” per diffondere alcuni dei suoi millemila appelli contro vari provvedimenti del governo Berlusconi ne ha forse alterato questa immagine.
Ma Saviano secondo me resta uno fuori dagli schemi della politica italiana.

A questo proposito la dichiarazione fatta da Emilio Fede è totalmente priva di logica.

Oggi, su Libero, Filippo Facci ed Antonio Socci hanno scritto un appello a Berlusconi ed al centro-destra titolato “Spiegate a Fede che Saviano non è comunista

Regalare alla sinistra Roberto Saviano sarebbe una delle sciocchezze più tragicomiche che il centrodestra potrebbe fare: eppure ci sta provando in ogni modo. In queste ore ci si è rimesso pure Emilio Fede, che si è lanciato con un’invettiva così sgangherata da rendere imbarazzante persino parlarne. Se l’autore di «Gomorra» non si è ancora intruppato in certo gregge conformista e firmaiolo, del resto, è solo per merito proprio, da uomo libero e coraggioso qual è. Saviano, oltretutto, ha una formazione culturale fin troppo di destra: il centrodestra avrebbe potuto farne un proprio simbolo, ma ragionare in questo modo sarebbe comunque fare un torto a uno scrittore che giustamente tiene alla propria indipendenza da ogni schieramento, e che ripete, ogni giorno, che la lotta alla mafia e alla camorra non è di destra né di sinistra.

Saviano dovrebbe essere considerato – da tutti – un simbolo di libertà, una voce nobile, un giovane scrittore che ha rischiato e rischia la vita per innescare una rivolta nella coscienza della sua gente, la stessa che animò grandi scrittori come Salamov e Solzenicyn contro l’impero della menzogna comunista: non è un caso che Saviano abbia indicato, come riferimento morale, proprio «I racconti di Kolyma» che è la più grandiosa e sconvolgente opera letteraria di denuncia della bestialità del Gulag assieme all’«Arcipelago» di Solzenicyn.

[…]

Dispiace che anche Berlusconi sia caduto nell’errore di considerare «la letteratura come Gomorra o le serie della Piovra» solo come una pessima pubblicità all’Italia, tra l’altro facendo confusione due volte: Gomorra è un’inchiesta coi controfiocchi che ha rivelato al mondo ciò che neanche tanti giornalisti italiani sapevano, mentre La Piovra è la caricatura, in fiction, di una mafia immaginifica che non è neppure mai esistita, ma che viene replicata all’infinito per buona grazia del tafazzismo nostro e dello sciovinismo d’oltreconfine.

[…]

Roberto Saviano, che tra l’altro ha rivelato gran stoffa letteraria e straordinario talento giornalistico, in questa rivolta morale ha scommesso la sua vita fin dal principio. Ora, ad appena 31 anni, deve vivere da fuggiasco, superblindato, prigioniero, senza una vita privata. Qualche volta ha ceduto, e ha detto: non lo rifarei. Merita almeno il rispetto di chi sta con il culo al caldo.

Luca

La condanna ce l’hai

Ogni scuola italiana, dalle medie in poi, dovrebbe far vedere ai ragazzi l’intervista a Roberto Saviano andata in onda l’altra sera a L’Era Glaciale.
Abbiamo bisogno di persone esemplari, di capire che siano i buoni e chi i cattivi.
Sennò rischiamo di finire come i ragazzi di Casal di Principe, che difendono i Casalesi e ti lasciano di ghiaccio quando dicono cose come queste:

Hanno ucciso Don Peppino Diana, ma sono cose che capitano.

“La condanna ce l’hai”. Queste le parole che un pentito ha detto poco tempo fa a Saviano per confermargli che la camorra lo vuole morto.
Continuare a parlare di Saviano è l’unico modo che abbiamo per cercare di proteggerlo.

Luca

Lasciate stare Don Peppino



Gaetano Pecorella
è stato l’avvocato difensore in primo grado di Nunzio De Falco, il “casalese” prima assolto e poi condannato in appello per l’omicidio di Don Peppino Diana.
Oggi Pecorella è presidente della Commissione Parlamentare sulle Ecomafie.
Dall’alto del sua grande moralità si è permesso di gettare fango sulla figura di Don Peppino Diana.
Roberto Saviano ha chiesto di difendere la memoria di questo prete trucidato dalla camorra.

Facciamolo ricordando quella lettera che scrisse nel 1991 ai parroci della forania di Casal di Principe.

Per amore del mio popolo

Siamo preoccupati
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche
E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.
Impegno dei cristiani
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.

Dio ci chiama ad essere profeti.
– Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
– Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
– Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
– Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)

Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello
Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa;
Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

Luca

Non è degrado, son voti

In vista delle elezioni il PDL si premunisce e cerca di fare il pieno di voti nel sud d’Italia.
Grazie ad un ritocchino legislativo non sarà più obbligatorio denunciare i tentativi di estorsione.
Per combattere il racket, la legge imponeva all’imprenditore a cui viene chiesto il pizzo di sporgere denuncia, pena la perdita dell’appalto.

Le cosche ringraziano e promettono fedeltà nell’urna.

Intanto, Saviano, alla faccia di chi vede sempre tutto nero nella Chiesa, in un’intervista a La Stampa dice testualmente:

Gli unici punti di riferimento morali ed etici in Campania sembrano rimasti il cardinal Sepe a Napoli e mons. Nogaro a Caserta. Il resto è proprio buio.

Ecco, tanto per puntualizzare.

Luca