Pensiero della domenica

Stamattina a colazione ho letto l’editoriale di Riccardo Luna su Wired.
Fra un paio di mesi lascerà la direzione del mensile.
Poi ci sarà modo di parlarne.
Intanto ha scritto una cosa piuttosto bella che riporto qui per intero.

Facciamo il caso che domani incontrate uno che vuole sparare ai clandestini prima che sbarchino sulle nostre coste. O anche solo fermarli con un blocco navale. Oppure, più comunemente, uno che abbia una umanissima paura, e che li veda come una disgrazia. Insomma, uno che diversamente da voi non abbia capito che gli immigrati sono un piccolo problema logistico da risolvere se ti chiami Italia e insieme una grande benedizione per un paese vecchio e stanco come il nostro.

Quelli che oggi ci appaiono come un popolo lacero e disperato, sono in realtà potenzialmente una scintilla di innovazione. Come lo furono in Silicon Valley dove indiani e cinesi, quando India e Cina erano ancora quasi terzo mondo, hanno giocato un ruolo fondamentale nel boom tecnologico. Perché chi si lascia tutto alle spalle per cercare fortuna ha fame non solo di pane ma di vita. E ha coraggio. Sono affamati e sono pazzi, direbbe Steve Jobs (che è figlio di un siriano, come Jeff Bezos ha origini cubane e Sergey Brin russe e Jerry Yang taiwanesi e…).

Ecco, non ci crederete, voi che avete il futuro negli occhi, ma ci sono italiani che non lo capiscono. E queste persone non le convincerete mai con la mozione degli affetti, la pietà umana o con il ricordo dei nostri trenta milioni di emigranti. Parlategli invece di soldi. Ditegli che gli immigrati già oggi pagano le pensioni ai nostri genitori e ai nostri nonni. Non è uno slogan, è un fatto. Ditegli che senza stranieri già oggi l’Italia resterebbe senza almeno la metà di pescatori, muratori, tate, colf, camionisti, raccoglitori, conciatori, addetti ai rifiuti: si tratta di tutti quei lavori che noi non facciamo più perché la fatica è inversamente proporzionale al guadagno, e visto che il guadagno è minimo, immaginate la fatica quanta può essere. Ditegli che fra dieci anni in Italia ci saranno 5 milioni di ultraottantenni e molti avranno bisogno di una badante: ci manderanno le loro figlie?

Ditegli insomma che se davvero sono dannatamente egoisti e vogliono fare solo il sacrosanto interesse dell’Italia, allora gli conviene far finta di essere generosi e tendere la mano a chi arriva. Si sentiranno dire “grazie”, ma se saremo capaci di accoglierli e integrarli, i disperati di oggi, siamo noi che presto dovremo ringraziarli.

Luca

A volte ammetterlo, di ignorare, è meglio che far finta di conoscere

In un convegno che si è tenuto nella nostra Camera dei Deputati alcuni giorni fa, presente anche Lawrence Lessig, sembra che il Ministro Romani abbia detto cose imbarazzanti.
Cose dette da una persona che non conosce la rete e le sue dinamiche.
La cosa preoccupante è che il Decreto Romani, che vorrebbe limitare e censurare la diffusione dei contenuti in rete, è proprio opera sua.
Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, lo invita a pensare ad altro, visto che la materia pare essergli di ostica comprensione.

Siete giovani? Siete belle? Allora smettetela di molestare online Paolo Romani chiedendogli l’amicizia su Facebook! Perché non solo mettete in imbarazzo un uomo sposato con tre figli (“Quando il venerdì torno da mia moglie non so come spiegarle che quelle donne non le conosco”), ma quel che è più grave avvelenate l’idea di Internet del vice ministro delle Comunicazioni. Il quale infatti da qualche tempo sta cercando di suicidarsi su Facebook, ovvero di cancellare il suo profilo, senza successo pare. Giovedì scorso in un dibattito alla Camera dei deputati ho promesso a Romani un consiglio, un “tutorial” per aiutarlo ma prima consentitemi di dirgli che dopo averlo ascoltato sono preoccupato. Il suo imbarazzo infatti potrebbe benissimo restare confinato nella sfera privata se non rischiasse di avere effetti gravi sullo sviluppo della Rete in Italia, visto che Romani è “il ministro della banda larga” che ancora non c’è. E proprio nei giorni in cui il suo collega americano ha lanciato un piano decennale per portare la banda ultralarga – e quindi Internet a 100 mega – a tutti, facendo di questa rete il perno dello sviluppo, da noi il vice ministro non è capace di sbloccare gli 800 milioni per darebbero una connessione decente – un mega – a quelle zone del Paese che ne sono prive. E in più firma un decreto che minaccia la sopravvivenza di youTube in Italia. Spero davvero che chi ci governa capisca presto che Internet è l’architettura del nostro futuro. Quanto al suicidio su Facebook, ci sono tanti siti che offrono il servizio completo (per esempio seppooku); ma, signor ministro, se le chiede l’amicizia qualcuno che non lei conosce, clicchi semplicemente su “ignora”. A volte ammetterlo, di ignorare, è meglio che far finta di conoscere.

Luca

Wired sbarca in Italia

A seguito di una una inusuale pennichella pomeridiana, alle 2:30 di notte mi sono messo a guardare la replica della trasmissione “Reporter diffuso” di Marco Montemagno.

Ho potuto così apprendere (magari altri già lo sapevano), che nel Marzo 2009 sbarcherà in Italia la versione localizzata di Wired, la celebre rivista americana che tratta di tecnologia.

Mi sembra un’ottima notizia per un paese in cui si riescono ancora a vendere riviste come Jack.
C’è bisogno di qualcuno che parli di rete e di tecnologia in modo non banale.

Ovviamente, se il direttore Riccardo Luna avesse bisogno di una consulenza, io sono disponibile… 😉

Luca