Se Report decide che quello di David Rossi fu un omicidio

Ieri sera, alla fine della puntata di Report, la Gabanelli ha introdotto l’inchiesta che verrà trasmessa il 16 Novembre e che riguarda la vicenda del Monte dei Paschi di Siena.

Da quanto si capisce, pare che l’inchiesta cerchi di trovare un filo rosso tra il suicidio di David Rossi, capo ufficio stampa di MPS, e lo scandalo che ha coinvolto la banca.
Nella descrizione dell’inchiesta sul sito di Report si legge:

La complessa storia di Mps dal misterioso omicidio del capo ufficio stampa alla condanna per ostacolo alla vigilanza degli ex dirigenti […]

Metto lo screenshot a futura memoria, se dovessero modificare successivamente il testo.
report_david_rossi

Quindi Report ha deciso che la morte di Rossi è avvenuta per omicidio.

Mi pare una presa di posizione sciagurata, in mancanza di certezze probatorie, visto che se Rossi è stato ucciso, sarebbe bene capire chi lo avrebbe ucciso e perché.
Come mi sembra altrettanto sciagurato mostrare le immagini della morte di Rossi riprese da una telecamera di sorveglianza.

Mi auguro che l’inchiesta sia migliore delle premesse, perché si rischia soltanto di creare una di quelle reazioni automatiche che fanno sembrare scontate alcune deduzioni che sono invece basate sul nulla.

Aggiornamento 17 Novembre 2014
Come comunicato sui social, ma non in trasmissione, Report ha deciso di rimandare di una settimana la messa in onda dell’inchiesta su MPS.

Luca

Report, Siena, il Monte, la massoneria

Il servizio di Report sul Monte dei Paschi ha mostrato tutti i limiti di una banca gestita direttamente dalla politica, con il beneplacito della massoneria

Ho visto la puntata di domenica scorsa di Report, sul Monte dei Fiaschi.
Non c’era niente che un senese non sapesse o di cui non avesse discusso mille volte nei bar.

Il reportage aveva una malizia di fondo che giocava sul fin troppo facile assunto che le banche sono cattive.
Ed è anche vero, ma uno sguardo un pochino più neutrale non avrebbe guastato.

Sono mancate le voci dei diretti interessati, Mussari, Mancini e Ceccuzzi, per una volontà, tipicamente senese, di lavarsi in panni sporchi in casa.
La scelta è stata ovviamente molto miope, perché così non è stato possibile ascoltare la versione degli amministratori e dei manager.

Di sicuro il servizio di Report ci ha fatto apprezzare una volta di più quanto sia stata stupida l’idea di far controllare il cda di una banca agli amministratori locali, creando di fatto un intreccio perverso di potere che non poteva che non abdicare a chi in queste cose è maestro, ovvero la massoneria.
Che è ben più potente e scaltra di quella macchietta di Stefano Bisi.

Luca

Le cose vanno conosciute. E questo vale pure per Report

Report l’altro giorno ha cannato una puntata.
Succede.
L’argomento era la rete. Internet.
Poi succede che l’autrice del servizio scrive questo commento sul sito di Report, e allora proprio non ci siamo.
Stefania Rimini non ha sbagliato il servizio, non conosce proprio la materia.

Report l’altro giorno ha cannato una puntata.
Succede.
L’argomento era la rete. Internet.
Sono bravi, ma a volte sbagliano pure loro.
(Come quando mandarono in onda il video complottista sull’undici settembre, ma non stiamo a rivangare il passato).

Matteo Bordone ha scritto una bella lettera alla Gabanelli spiegando che si, loro sono bravissimi da sempre, ma a questo giro hanno detto delle cose non vere e non giuste.

La Gabanelli aveva risposto alle critiche con un’intervista sul sito dell’Unità.
E va bene.
Replica un po’ piccata e non del tutto centrata sulle critiche, ma alla Gabanelli si perdona tutto.

Poi succede che l’autrice del servizio scrive questo commento sul sito di Report, e allora proprio non ci siamo.
Stefania Rimini non ha sbagliato il servizio, non conosce proprio la materia.

In seguito alla nostra puntata del 10 aprile “Il prodotto sei tu” (dedicata ai social network e alla privacy, sicurezza e libertà in rete) ci saremmo aspettati una mobilitazione del “popolo della Rete” italiano in difesa della libertà d’espressione su Internet, visto che l’Autorità garante delle comunicazioni sta ancora conducendo audizioni al riguardo e il momento giusto per farsi sentire è adesso. Invece, nessuno ha mosso un dito per digitare una mail di protesta. Ci saremmo aspettati ancora di più una mobilitazione in difesa del soldato Bradley Manning, che sta rischiando la vita accusato di tradimento, in nome della libera circolazione delle informazioni – qualsiasi informazione – in Rete. Invece no, la mobilitazione non è “salvate il soldato Manning”, ma “salvate il soldato Zuckerberg”. Potenza della Rete. Ci torneremo su, come di consueto, nel prossimo aggiornamento.

Queste lezioncine moraleggianti sono fuori luogo.
Di Bradley Manning e di WikiLeaks in rete se ne parla non da settimane o da mesi, ma da almeno un anno.
Solo che la rete bisogna frequentarla.
E Stefania Rimini evidentemente non la frequenta.
Niente di irreparabile, solo che il servizio la prossima volta fatelo fare a qualcun’altro.

Luca