Presidente, non ci ripensi

FrancescoCossiga
Il teatrino della politica ci riserva quotidiane sorprese.
La notizia di oggi, oltre al malore del cavaliere, sul quale taccio per rispetto alla persona, sono le dimissioni di Francesco Cossiga, ex presidente della repubblica e oggi senatore a vita.

Cossiga è stato uno dei personaggi politici più importanti della nostra giovane repubblica.
E’ stato Ministro dell’Interno durante gli anni di piombo e durante il rapimento Moro, è stato Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica.
Ha avuto rapporti poco chiari con Licio Gelli e la P2 ed è stato il principale referente politico (parole sue) di Gladio, la struttura para-militare ritenuta da molti come la responsabile della strategia della tensione adottata in Italia nel dopo guerra.

Cossiga è soprattutto l’uomo dei servizi. Segreti, s’intende.
E’ stato l’ispiratore e l’architetto dell’attuale assetto dei servizi in Italia.
Dove c’è un mistero legato ai servizi, lì c’è Cossiga.
Recentemente è stato il paladino del ex-capo del SISMI Niccolò Pollari.
La sua “teatrale” decisione di dimettersi è proprio conseguente alle attuali polemiche sui cambi ai vertici dei servizi.

Purtroppo la mossa di Cossiga è puramente farsesca.
Annuncia le dimissioni con il fine di vederle respinte e di testare il suo gradimento nei palazzi.
Infatti tutti, da Prodi a Bertinotti, lo invitano a ripensarci.
E lui ci ripenserà.

Mi permetto di dire la mia.
Presidente, non dia retta al suo ego.
Non ci ripensi.
Liberi il nostro parlamento dalla sua pesante e ambigua presenza.
Le prometto che non sentiremo la sua mancanza.
Ne abbiamo avuto abbastanza di lei.

Luca

I miei post correlati:

Pollari se ne deve andare

Cito dal memoriale di Abu Omar:

All’inizio i guardiani mi spogliano nudo, minacciano di violentarmi, mi danno scosse con un bastone elettrico: uno mi tiene le parti intime e me le schiaccio se non parlo… Poi mi stendono su una porta di ferro che chiamano “la sposa”: qui prendo calci, scosse elettriche con i fili e intanto mi gettano acqua fredda.

Non mi hanno mai dato il Corano: c’era sempre buio in cella, ma io lo volevo solo per baciarlo e tenerlo stretto fra le braccia.

Per le botte ho perso completamente l’udito da un orecchio: non sento più niente. Ho subito anche una tortura chiamata il materasso. Nella stanza delle torture mettono sul pavimento un materasso bagnato e attaccato alla corrente elettrica. Poi mi legano mani e piedi dietro la schiena. Una persona si siede sulle mie spalle su una sedia di legno e l’altro attacca la corrente. Ero sempre spaventato e spesso svenivo. Ora non ce la faccio più a continuare a scrivere di queste torture che ho subito…

Dimenticavo: le prime volte che mi hanno torturato, bestemmiavano contro di me e contro l’Italia, perché mi ha dato asilo politico. Mi dicevano: è l’Italia che ti ha consegnato all’Egitto. E dall’Italia nessuno è venuto a liberarti da queste torture…

Presidente Prodi, è così difficile mandare in pensione Niccolò Pollari, il direttore del SISMI?

Luca

I miei precedenti post sull’argomento:

Renato Farina, nome in codice "Betulla"

RENATO FARINA (Per MAIOLI)

Nel torbido affare legato al sequestro di Abu Omar da parte di un commando della CIA, stanno venendo a galla dettagli terrificanti.
Se vivessimo in un paese con un po’ di autostima, ci sarebbe da aver paura.

Il SISMI, Servizio Segreto Militare, aveva aperto a Roma un’ufficio il cui compito era quello di disinformare i cittadini (noi).
Repubblica, con l’inchiesta di D’Avanzo e Bonini aveva messo l’accento sulle probabili responsabilità del SISMI e del governo Berlusconi nel caso del sequesto del cittadino egiziano a Milano. Secondo la versione dei due giornalisti Niccolò Pollari, il direttore del SISMI non poteva non sapere che un commando di 22 agenti della CIA era stato a Milano a prelevare un cittadino sospettato di terrorismo.
Sono gli stessi D’Avanzo e Bonini a portare a galla il Nigergate, il falso dossier del SISMI con il quale si voleva dimostrare l’acquisto da parte di Saddam di uranio arricchito nello stato del Niger.
La stessa combriccola di persone sta dietro al falso scandalo Telekom Serbia, con il quale si tentò di dimostrare la corruzione di Prodi e Fassino.
Evidentemente queste inchieste giornalistiche avevano impaurito qualcuno, tanto che D’Avanzo e Bonini vennero messi sotto controllo, pedinati ed intercettati.

Quando, su mandato della procura di Milano, sono stati arrestati i due funzionari del SISMI, è stato perquisito l’attico romano nel quale aveva la “sede” l’ufficio destinato alla disinformazione.
Tra i miliardi di carte che sono state sequestrate, due foglietti hanno attirato l’attenzione.
Sono due ricevute di pagamento, di 2.000 e 5.000 €.
Pagamento per il servizio offerto al SISMI da Renato Farina, nome in codice “Betulla”.
Farina è il vicedirettore di Libero, è membro dell’Opus Dei ed ospite sorridente di qualsiasi trasmissione televisiva di natura politica.
Il suo compito, come agente “Betulla”, era quello di scrivere articoli con i quali cercare di smentire il coinvolgimento dei servizi italiani nell’affare Abu Omar e di cercare di addossarne la responsabilità a Prodi, quando era Presidente della Commissione Europea. Farina infatti pubblica su Libero un bufala, con la quale prova a dimostrare l’esistenza di un patto tra USA ed Europa sulle attività della CIA nel vecchio continente; a sottoscriverlo sarebbe stato Prodi. Il testo di quell’articolo gli fu passato integralmente dal SISMI.
Il paffutello giornalista di Libero mette in atto anche una intervista ai PM di Milano che conducono l’inchiesta sul rapimento di Abu Omar, con lo scopo di trasmettere notizie al SISMi sullo stato di avanzamento delle indagini.

Che Renato Farina abbia amici importanti e misteriosi lo si capì in occasione del sequestro dei quattro italiani in Iraq.
Durante la trasmissione Porta a Porta, nella quale era stata comunicata l’esecuzione di uno dei quattro italiani, fu trasmessa in diretta una telefonata di Renato Farina, il quale comunicava che l’italiano ucciso era Quattrocchi. L’allora Ministro degli Esteri, Frattini, annuì, ma si capì perfettamente che anche lui lo stava apprendendo in quel momento.

Renato Farina ebbe modo di mettersi in luce anche durante il sequesto Baldoni, quando scrisse due articoli molto interessanti, che titolavano così::
“Vacanze intelligenti. In un video l’italiano rapito in Iraq. Aveva detto:’Cerco ferie col brivido’. E’ stato accontentato. Ora rischia di essere ucciso”.
“Colpo in testa a Baldoni. I terroristi islamici uccidono il giornalista italiano che cercava brividi in Iraq. I rapitori non hanno esitato a sparargli anche se era amico loro e antiberlusconiano”.

Ora mi auguro che Farina venga espulso dall’ordine dei giornalisti.
Mi sembra il minimo da fare, anche e soprattutto nel rispetto di chi il giornalista lo fa davvero…

Luca