La domanda è sempre la stessa. Civati si candida?

L’incontro di Prossima Italia di Pippo Civati doveva esprimere la sua candidatura al congresso del PD, ma non è stato così

Non voglio polemizzare e non voglio mettere in difficoltà nessuno.
Che se poi qualcuno dovesse essere messo in difficoltà da me, allora stiamo freschi.

Ma sabato scorso, si è tenuto l’incontro di Prossima Italia, il movimento di Pippo Civati (lo definisco movimento, ma è un’altra cosa, facciamo per capirci).
C’erano delle attese, esplicate bene da un titolo uscito sul Post:

Prossima Italia”, il movimento di Pippo Civati, annuncia una sua candidatura alla guida del PD per il prossimo congresso.

Nel post di presentazione scritto da Paolo Cosseddu si leggeva una cosa importante:

Ma nel 2013, se ci sarà ancora un Partito Democratico (e se sarà ancora il Partito Democratico come noi lo conosciamo), ci sarà anche un nuovo congresso nazionale: come da Statuto. Nei confronti del quale, in modo trasparente, da tempo Prossima Italia ha un progetto: che è quello di esprimere una sua candidatura, e una mozione ad essa collegata.

Sabato l’incontro c’è stato, c’era pure una diretta streaming, ma quello che è uscito dall’incontro non è molto chiaro.

Ecco perché promuoviamo un’indagine sul futuro, il nostro ultimo sforzo progettuale. Per capire che cosa sentono gli italiani, cosa chiedono, e per fare loro decidere, in una seconda fase, come strutturare le nostre battaglie, in uno scambio costante tra politici (perché politici lo sono entrambi, i cittadini e gli elettori).

Non ci sono alternative, se non le alternative. E siamo pronti, per fare tutto, e per metterlo a disposizione dei nostri elettori. Prima che passi un altro treno. Troppo veloce anche per i fautori della Tav. E noi lì, bloccati, a guardarlo passare.

Insomma, pare ne sia scaturito l’ennesimo Think Tank, che ci porterà al congresso del 2013.
Di sicuro non è uscita una canidatura, né di Civati, né di altri.

E insomma, sarebbe anche giunto il momento di far capire un po’ meglio le cose.
Perché poi ci lamentiamo che i partiti prendono le decisioni nelle segrete stanze, ma se anche chi propone idee nuove gioca sempre a nascondino, allora siamo messi male.

Luca

Un sabato da rottamatore

renzi e civati

Mi sveglio alle 7:30, mi preparo, prendo la macchina e parto per Firenze.
Lo faccio tutti i giorni, ma oggi è Sabato.
Oggi c’è da fare la rivoluzione.
A Firenze.
Alla Stazione Leopolda.

Arrivo tra i primi, mi siedo accanto alla redazione del Post in trasferta che fa liveblogging e mi metto in ascolto.

Tanti relatori, ognuno parla cinque minuti, poi suona il gong ed avanti un altro.
Matteo e Pippo coordinano dal palco.
A volte mandano un video, leggono i commenti su Facebook e via con gli interventi.

Gli interventi sono tutti, o quasi, costruttivi.
Tutte idee per il PD.
L’applauso più grande va in saluto all’assemblea dei circoli che si tiene in contemporanea a Roma e durante la quale pare siano stati fischiati i rottamatori.

Che poi qui nessuno si sente rottamatore.
E’ che quando una classe dirigente è lì da 20 anni e perde da 20 anni e non è credibile perché le cose che promette per domani, ieri non l’ha realizzate, la voglia di aria nuova ti viene ed è naturale.

Esco dalla Leopolda che sono quasi le 20.
Sono stato ad ascoltare per nove ore.
Torno a casa soddisfatto e rinfrancato.

Sul domani ci sarà da vedere e da discutere.
Intanto, la Domenica sono intervenuti i big ed è stata redatta la Carta di Firenze.

Ci chiamano rottamatori.
Giudicate voi.

Luca

Noi.

Noi che abbiamo imparato a conoscere la politica con tangentopoli e il debito pubblico e che oggi troviamo la classe dirigente del Paese occupata a discutere di bunga bunga e società offshore.
Noi che nonostante quello che abbiamo visto, fin da bambini, crediamo nel bene comune, nella cosa pubblica, nell’impegno civile.

Noi che ci siamo riuniti a Firenze per ritrovare le parole della speranza. Noi che abbiamo voglia di incrociare i nostri sogni e non solo i nostri mouse. Noi che crediamo che questo tempo sia un tempo prezioso, bellissimo, difficile, inquietante, ma sia soprattutto il nostro tempo, l’unica occasione per provare a cambiare la realtà. Noi.

Noi vogliamo gridare all’Italia di questi giorni meschini, alla politica di questi cuori tristi, al degrado di una solitudine autoreferenziale, che si può credere in un’Italia più bella.

Sì, noi crediamo nella bellezza, che forse non salverà il mondo, ma può dare un senso al nostro impegno. La bellezza dei nostri paesaggi, delle nostre opere d’arte, delle nostre ricchezze culturali, certo. Ma soprattutto la bellezza delle relazioni personali, la bellezza di andare incontro all’altro privilegiando la curiosità sulla paura, la bellezza di uno stile di vita onesto e trasparente.

Da Firenze, patria di bellezza, ci mettiamo in gioco.
Senza pretendere posti, senza rivendicare spazi, senza invocare protezioni. Senza chiedere ad altri ciò che dobbiamo prenderci da soli.
Ci mettiamo in gioco perché pensiamo giusto che l’Italia recuperi il proprio ruolo nel mondo.
Ci mettiamo in gioco perché non vogliamo sprecare il nostro tempo.
Ci mettiamo in gioco perché abbiamo sogni concreti da condividere.

Ci accomuna il bisogno di cambiare questo Paese, un Paese con metà Parlamento, a metà prezzo, un Paese dalla parte dei promettenti e non dei conoscenti. Che permetta le unioni civili, come nei Paesi civili; che preferisca la banda larga al ponte sullo Stretto; che dica no al consumo di suolo, e sì al diritto di suolo e di cittadinanza. Un Paese in cui si possa scaricare tutto, scaricare tutti; che renda il lavoro meno incerto, e il sussidio più certo. Che passi dall’immobile al mobile, contro le rendite, e che riduca il debito pubblico, la nostra pesante eredità.

Vogliamo rispondere al cinismo con il civismo. Alla divisione con una visione. Alla polemica con la politica. E vogliamo farlo con la leggerezza di chi sa che il mondo non gira intorno al proprio ombelico e con la serietà di chi è capace anche di sorridere, non solo di lamentarsi.

Da Firenze, laboratorio di curiosità, vogliamo provare a declinare il coraggio contro la paura, condividendo un percorso di parole e di emozioni, di progetti e di sentimenti perché la prossima fermata sia davvero l’Italia. Un’Italia che oggi riparte dalla Stazione Leopolda, la Prossima Italia.

Proviamo a farla questa rivoluzione

Il prossimo fine settimana Matteo Renzi e Pippo Civati hanno organizzato un incontro per quelli che vogliono bene al PD, ma non sono soddisfatti di come il partito sta affrontando questo difficilissimo momento del nostro paese.

La tre giorni si chiama Prossima Fermata: Italia.
Il luogo dell’evento è la Stazione Lepolda di Firenze.

Matteo Renzi ha presentato l’iniziativa al Post.

Fare la rivoluzione è sempre esaltante e pericoloso. Fare la rivoluzione a novembre può sembrare provocatorio e indelicato. Fare la rivoluzione a Firenze è suggestivo e persino romantico. Ma al di là di tutto, il problema è che fare la rivoluzione, oggi, è un imperativo morale irrinunciabile. Nessuna esagerazione, sia chiaro. Siamo gente di campagna, abituata al senso delle proporzioni: sappiamo non prenderci troppo sul serio.
[…]
Non abbiamo grandi ambizioni, insomma. Vogliamo solo fare la rivoluzione. E vogliamo farla con il sorriso sulle labbra di chi vuole bene alla politica e si ritiene umiliato quando ne calpestano la dignità. Meritiamo di più dello squallore di questi anni: tocca anche a noi provare a cambiare la rotta, mettendoci faccia e cuore.

Io Sabato sarò là.
Per dare un’occhiata e per dare una mano.
Magari ci vediamo.

Luca