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Antonio, blogger davvero

Antonio

Un mio recente post sui blogger ha scatenato un notevole interesse, attirando tante persone su questo blog.
In quel post dicevo come sia impossibile etichettare i blogger, perché i blogger non esistono.

Ecco, se i blogger esistessero, Antonio sarebbe uno di loro.
Antonio è morto qualche giorno fa.
Pino fa una breve cronaca della sua storia.

La scomparsa di Antonio è stata annunciata dal fratello:

Buon giorno a tutti… Oggi è un triste giorno per tutta la mia famiglia, alle 23 di ieri, all’ età di 23 anni, ci ha lasciato l’ uomo più grande e più forte che io abbia mai avuto l’ onore di conoscere. Era mio fratello. Lo dico a tutti voi nello stesso modo in cui lo dico ai suoi amici, perchè lui è così che vi considerava… Antonio mi diceva sempre che non sarebbe mai arrivato a 25 anni, che doveva fare tutto velocemente perchè non aveva tempo, io gli dicevo che avrebbe vissuto molto più a lungo, ma come al solito ha avuto ragione lui. Anche in questi ultimi 3 giorni chiedeva sempre che ora e che giorno erano, quando gli rispondevo mi diceva, ” di già? sta passando infretta…” quasi come se sapesse di avere questa scadenza. Verso la fine, in uno dei suoi momenti di incoscienza ha ringraziato Dio… Forse per avergli concesso Lunedi un’ ultimo saluto a tutti noi, e anche in quei momenti ha trovato la forza per scherzarci su e ridere…

Si, Antonio era un blogger coi fiocchi.
Se soltanto i blogger esistessero…
Allora, diciamo che Antonio era una persona coi fiocchi.
Se vi chiedono a cosa servono i blog, beh questo potrebbe essere un ottimo esempio da sfruttare.

Ciao Antonio.

Luca

Uno mica può essere solo un assassino

C’è chi dice che Bush abbia sulla coscienza migliaia di morti causati dalla sua scriteriata politica estera.


E’ chiaro che se uno è cattivo, deve essere cattivo fino in fondo.

Allora ieri Bush ha messo il suo veto ad una legge che doveva estendere la copertura sanitaria a 4 milioni di bambini americani appartenenti a famiglie a basso reddito.
E’ la quarta volta che Bush mette il veto ad una legge.

Le risorse necessarie per coprire questa iniziativa sono 35 miliardi di dollari.

Il presidente Bush ha obiettato che la legge è troppo costosa (é disposto a stanziare solo 5 miliardi di dollari) e che crea un pericoloso precedente perché estende i benefici di assicurazione sanitaria già concessi ai bambini poveri ad una nuova fascia di reddito, basso ma sopra il livello di povertà. Il presidente Bush aveva usato finora solo tre volte il suo potere di veto da quando è alla Casa Bianca. La prima volta era stato per bloccare una legge relativa alle ricerche sulle cellule staminali. Le due volte successive – in maggio e giugno – per bloccare provvedimenti che prevedevano calendari di rientro delle truppe dall’Iraq.
Ansa via Pino Scaccia

E noi ci lamentiamo di Prodi…

Luca

Pensare prima di aprire la bocca

Ora io non vorrei sembrare cinico, ma secondo voi è sufficiente essere stati colpiti da un ictus per poter dire quello che si vuole?
Umberto Bossi non può dire qualunque cosa voglia senza mai pagarne le conseguenze, soltanto perché è malato.

Oggi ha dichiarato quanto segue:

La libertà non si può più conquistare in Parlamento ma attraverso la lotta di milioni di uomini disposti al sacrificio in una guerra di liberazione.
[…] (tra le file della maggioranza c’è) un odio razziale e ideologico contro i popoli del Nord».

Qualcuno è in grado di spiegargli che non esiste una razza dei popoli del Nord?
Come dice giustamente Pino Scaccia, questo è vero razzismo.

[…] E forse la battuta più grave riguarda il presunto …odio razziale contro i popoli del nord. Accreditando di fatto l’idea che il popolo del nord appartenga a un’altra razza. Sì, razzismo puro.

Fermatelo, non sa quello che dice…

Luca

10 anni fa il terremoto

Pino Scaccia ci ricorda che sono già passati 10 anni dal terremoto che colpì l’Umbria e le Marche.
La scossa, che ebbe una magnitudo di 5,8 gradi Richter, provocò morti e danni incalcolabili al patrimonio artistico.
Ecco cosa ricorda Pino Scaccia, inviato sul campo, di quell’esperienza:

Quel che ricordo, soprattutto, sono le facce. Più delle ferite, della paura, di quelle notti insonni e freddissime, della fame. Ne ho vissuti tanti di terremoti, ma quello di dieci anni fa è stato forse il più terribile perché è stato lungo, infinito.[…]
Dicevo delle facce. Le ricordo perché è lì che ritrovi tutto. Ma non solo paura e sofferenza. Quel che mi rimane dentro (e rappresenta l’animo delle Marche che amo, quelle interne e contadine a fare da spartiacque al centro dell’Italia) sono i sorrisi delle vecchie. Razza forte. In genere le vecchie, quando c’è un’emergenza, sono trattate da esseri fragili, da aiutare, e invece erano loro – anche con il terremoto – a mandare avanti la baracca. […]
Dopo le vecchie, ricordo i bambini. Fantastici bambini che riuscivano a sorridere e, anche loro, a darsi da fare per dimostrare che c’era bisogno anche di loro, e che quella era soprattutto la loro terra, da difendere, perché loro avevano più futuro davanti.
Poi quella gara di aiuti. E i vigili del fuoco, autentici eroi. Ricordo uno di loro, non marchigiano, venuto in soccorso da chissà quale parte d’Italia, che ha rischiato la vita per infilarsi dentro una casa irrimediabilmente lesionata, da abbattere. Aveva visto la padrona di quella casa piangere al pensiero di non rivederla più, delle ruspe. “Così non mi resta più niente, neanche i ricordi” ripeteva. Le avevano vietato di salire, era pericolosissimo, e a casa (era scappata subito, alla prima scossa della notte) aveva lasciato le foto del marito morto in guerra e del nipotino appena nato. Voleva quelle foto. Quel pompiere è salito, quasi sfracellandosi per le scale, e ha preso le foto. La memoria, talvolta, è più importante della vita.

Qui sotto un video che ricorda quell’evento, con le drammatiche immagini del crollo della Basilica di San Francesco ad Assisi ripreso in diretta.

Luca