Rosy Bindi, Mario Monti e Berlusconi

monti e berlusconi sul time

Rosy Bindi ha rilasciato una dichiarazione molto dura sul modo con il quale è stato presentato in parlamento il DEF (Documento di programmazione economica finanziaria) nel quale si farebbe riferimento all’opera di risanamento messa in atto dai governi Monti e Berlusconi.

Come si può parlare di efficace azione di risanamento svolta negli anni della crisi dai governi Berlusconi e Monti? Se non ricordo male Monti venne chiamato in servizio per far fronte al mancato risanamento dei conti pubblici provocato dall’azione del governo Berlusconi. Se sostenere insieme al Pdl il governo Letta significa riscrivere la storia per assolvere Berlusconi dalle sue responsabilità politiche sarà l’ultima volta che mi adeguerò alle indicazioni del gruppo.

Pure a me era sembrato che Mario Monti fosse stato chiamato a salvare una paese distrutto dalle politiche demagogiche di Berlusconi.
Fortuna che ci sono le copertine del Time a testimoniarcelo.

Luca

Via | Ivan Scalfarotto; Immagine| Veja.it

Sono state giornate furibonde, senza atti d’amore

Abbiamo molto sperato e sofferto in questi giorni.
Sperato che la nostra classe politica riuscisse a fare delle scelte giuste e sofferto perché ogni ora che passava prendevamo atto di quanto le nostre speranze fossero illusorie.

Abbiamo assistito alla morte del Partito Democratico così come lo avevamo immaginato e pensato.
Un partito riformista moderno e coraggioso.
Niente di tutto questo.

In molti si sono chiesti perché il PD non si sia indirizzato verso la scelta di Rodotà, nel giro di un paio di giorni diventato improvvisamente l’uomo della provvidenza.
La risposta è tanto semplice che pare perfino inutile ribadirla.
Rodotà avrebbe preso ancora meno voti di quanti non ne abbiano presi Marini e Prodi.
Il PD si sarebbe spaccato nuovamente e Bersani, che pure le ha sbagliate tutte, non poteva sbagliarne un’altra.
Napolitano era l’unica soluzione praticabile.
Del resto fino a poche settimane fa erano ancora in molti che speravano in una sua riconferma, ricordate?

Ora il PD probabilmente si spaccherà.
Vendola si appresta a costruire l’ennesima costola della costola della costola della sinistra, forse insieme a Fabrizio Barca che oggi, dopo giorni di assoluto silenzio, con spietato opportunismo o innocente dilettantismo, si è espresso contro la riconferma di Napolitano.
Il PD verrà traghettato verso il prossimo congresso da Enrico Letta che farà il governissimo con il PDL e seppellirà nella cenere quelle poche speranze di vita che ardevano ancora nel cuore degli elettori del PD.

Il Movimento 5 Stelle avrà buon gioco.
Hanno deciso di non decidere niente, se ne sono stati sul loro albero a guardare gli altri che si divoravano a vicenda e, con buona probabilità, si comporteranno così per tutto il resto della legislatura.
Avrebbero potuto cercare di collaborare con il PD per attuare quelle poche riforme che potevano bastare prima di tornare al voto, ma hanno deciso di non sporcarsi le mani e di potersi riproporre innocenti come delle verginelle alle prossime elezioni.

Il vero vincitore è ancora una volta Berlusconi che, a questo punto, avrà tutto da guadagnare nel cercare di tornare a votare e ad ottenere l’ennesima investitura elettorale.

Non invochiamo Matteo Renzi come salvatore del partito e della patria, perché ora c’è da ricostruire su delle macerie e il congresso non ci sarà prima di Ottobre e saranno mesi di stillicidio intollerabile e sfiancante che non sappiamo dove ci potranno indirizzare.
Matteo Renzi è bravissimo a fare il front man, ma non credo sia adatto a prendere la cazzuola in mano e a mettersi a ricostruire la casa.

E’ tutto molto triste ed avvilente.
Non doveva andare a finire così, ma così è andata a finire.

Detto questo, niente di quello che è successo in questi giorni si discosta di un centimetro dai normali meccanismi di una democrazia parlamentare, nella quale i rappresentanti del popolo prendono delle decisioni nel solco della Costituzione.
Quindi Grillo ha fatto malissimo a parlare di golpe, invitando la gente ad andare a Roma in piazza.
La piazza sarebbe meglio non invocarla.
Grillo ha in parlamento un esercito di cittadini pronti ad obbedirgli.
Se vuole cambiare le cose, che le cambi.

Siamo morti, il partito nel quale ci riconoscevamo è distrutto.
Ora cambi lui le cose, ma le cambi insieme agli altri.
Altrimenti quella che ha in mente non è una democrazia, ma una bizzarra idea di dittatura parlamentare in cui 150 utili idioti devono semplicemente ratificare quello che il capo, o una sua bizzarra finta rappresentanza internettara, di volta in volta decidono.

Ora ci sorbiremo giorni, settimane, mesi di VERGOGNATEVI, SIETE MORTI, SIETE LA KASTA e cose simili.
Siamo abituati a soffrire.
Delusi dal nostro partito e insultati dal resto del mondo.

Verranno giorni migliori.
Per tutti, si spera.

Luca

Perché Prodi si e Marini no? Non sono la stessa zuppa?

L’altra sera ci siamo incazzati fortemente.
Ero in autobus, ed ho seguito su Twitter il montare della protesta contro la scelta di Bersani di candidare Marini.

Fino a poco tempo fa la protesta sui socialcosi avrebbe lasciato indifferente la politica (lo dice bene Luca Sofri), ma ora tutti i politici e i giornalisti sono su Twitter e la protesta l’hanno recepita forte e chiara, addirittura amplificata rispetto alla realtà.
Per chiarirsi, l’incazzatura su Twitter era molto più forte di quanto non fosse nel supermercato o nel bar del quartiere.

Alcuni si sono chiesti il perché di tutto questo sdegno.
In fondo Marini non ha un profilo perfetto per poter fare il Presidente della Repubblica?
Certo che lo ha, ma il guaio non è stata la sua scelta, che in ogni caso non era certo la più innovativa del mondo, quanto tutto ciò che stava dietro quella scelta.
E tutto ciò era questa foto di Bersani che abbraccia Alfano.
La scelta di Marini era funzionale ad un governo Bersani sostenuto dal PDL.
E gli elettori del centro-sinistra, quanto meno quelli che frequentano Twitter questa opzione l’hanno rifiutata.

Marini ha confermato che la sua candidatura era finalizzata a fare il governissimo:

È saltata la strategia di un dialogo con il centrodestra finalizzata all’obiettivo di dare all’Italia un Governo, dinanzi alla durissima situazione del Paese. Strategia da me pienamente condivisa. Anche perchè ritengo una follia il ritorno immediato alle urne con questa legge elettorale. Ovviamente con il cambio di strategia viene meno anche la mia candidatura.

Il resto lo sappiamo.
In tanti hanno lavorato per fare uscire un nome alternativo e, onestamente, Prodi è il nome che sicuramente può calamitare tutti i voti del centro-sinistra e, se si dovesse andare avanti con le votazioni, forse anche quelli di Scelta Civica e del Movimento 5 Stelle.

Tra Prodi e Marini ci sono poi molte differenze, che è inutile rimarcare.
Marini, per dire, è stato uno dei principali artefici della caduta di Prodi nel 1998.
Ma questi sono retroscena ed è inutile stare a rivangare il passato.

Luca

Il governo del Presidente

Vi consiglio di leggere il pezzo di oggi di Stefano Folli sul Sole, perché potrebbe essere profetico.

Napolitano potrebbe non scegliere né Bersani, né Grillo, ma una personalità capace di guidare un esecutivo istituzionale.

Alla fine del 2011 l’emergenza era economico-finanziaria. Oggi l’Italia soffoca nella stagnazione anche perché le istituzioni sono anchilosate e il sistema politico a un passo dalla paralisi.
Ne deriva che la strada imboccata non porta verso un esecutivo “tecnico”, bensì verso un assetto fondato su una forte caratura istituzionale: nel rispetto dei partiti che dovranno votargli la fiducia, ma senza che essi siano direttamente coinvolti in base a un patto politico concordato fra le segreterie. In questo senso non sarà un «governissimo», cioè un’alleanza fra Pd e Pdl, e questo dovrebbe forse rassicurare i democratici di Bersani, del tutto contrari a qualsiasi accordo con Berlusconi.

Questo passaggio, sarebbe ovviamente agevolato dalla riconferma di Napolitano al Quirinale.

Il governo «del presidente» implica che ci sia un presidente che dal Quirinale vigila e protegge la sua fragile creatura: perché quell’esecutivo e il suo premier sono emanazione diretta della sua volontà. Sappiamo che Napolitano concluderà il suo mandato fra due mesi. Logica vorrebbe che il Parlamento lo confermasse nel suo incarico proprio per non vanificare l’architettura dell’eventuale governo «istituzionale». Che molto deve all’autorità personale di questo capo dello Stato. Con un altro al Quirinale cambierebbe lo spartito e le incognite non mancherebbero. Ma questo aspetto maturerà al momento opportuno.

Lo scenario disegnato da Folli a me pare molto realistico.

Luca

La mozione Matteo Renzi non è mai esistita

Oggi una retroscenista ubriaca del Corriere della Sera (lo dico con simpatia, cara Maria Teresa Meli) ipotizza un Matteo Renzi pronto alla guida di un governo sostenuto da PD, PDL e M5S.
E magari anche da stocazzo.

Matteo Renzi ha risposto qualche minuto fa su Twitter.

Dai, ancora soltanto QUINDICI giorni all’insediamento del nuovo parlamento.

Luca