Boicottare cosa e soprattutto chi?

Stamattina arrivando in ufficio mi sono ascoltato il podcast della Zanzara e mi sono beccato la versione integrale dell’ormai celebre intervento di Guido Barilla contro le famiglie omosessuali.
Che poi è stato un intervento diretto soprattutto contro le donne, ma questo è un altro discorso.

Non è di questo che volevo parlare, quanto della reazione che queste affermazioni hanno suscitato.

E’ evidente che Barilla abbia detto una cosa che sarebbe stata accettabile nell’Italia che viene mostrata nei suoi spot, un’idea di paese che potrebbe andar bene nel 1962, ma che nel 2013 sa di vecchio e induce empatia probabilmente soltanto nelle nonne meno sveglie che poi si comprano i tortiglioni al supermercato.

Il danno di immagine che nel 2013 un’affermazione come la sua può creare ad un’azienda è notevole, tanto che si è scusato pubblicamente, ritrattando quello che aveva detto poche ore prima.

Detto questo, trovo più intollerabile delle sue affermazioni, l’ottusità di alcune catene di sdegno che sono nate come funghi in rete.
Ho trovato particolarmente idiota l’idea di promuovere un boicottaggio dei prodotti Barilla.
Perché i boicottaggi, non colpiscono il proprietario di un azienda.
Colpiscono le sue vendite e il suo fatturato.

Andateglielo a spiegare voi all’operaio gay che lavorava in Barilla e che tra qualche mese sarà licenziato in seguito al successo del boicottaggio.
Cerchiamo di fare le persone serie.

Se le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, tanto meno quelle degli amministratori delegati devono ricadere sulle persone che lavorano per lui.
Se proprio vi prudono le mani dalla voglia di lanciare una petizione in rete, chiedete che Barilla lasci il suo ruolo nell’azienda di famiglia.
Ma la pasta Barilla oggi non è meno buona di ieri e non credo che conosciate le opinioni personali dei proprietari delle aziende concorrenti.

Luca

Stiamo forse parlando di niente?

Di tratti nuovi e stimolanti, il papato di Francesco ne ha molti.
Mi pare che a volte, però si tenda a voler leggere dietro le sue parole dei messaggi rivoluzionari che rivoluzionari non lo sono affatto.

Dai ieri i giornali parlano di questa nuova incredibile apertura del papa ai gay.
Il Papa ha detto:

Se una persona è gay e cerca il Signore con buona volontà, chi sono io per giudicarlo?

Niente di rivoluzionario, quindi. Non giudicare se non vuoi essere giudicato, disse qualcuno.
Del resto, in un altro momento dell’intervista, viene fatto un’altra domanda a Papa Francesco, che mi sembra chiarisca meglio il significato della frase precedente:

Perché in Brasile non si è pronunciato su aborto e nozze gay?
La Chiesa si è già espressa su questi argomenti, la Chiesa ha già una posizione chiara. E durante il viaggio in Brasile era necessario parlare positivamente.

E’ ovvio che i gay saino benvoluti finché vivono una vita casta. Oddio, pure questo non è tanto ovvio, ma almeno ufficialmente lo è da un bel po’.
Nel momento in cui decidano di avere una vita sessuale, tutto cambia. E niente cambia rispetto alle posizioni ufficiali della Chiesa.

Qualcosa di veramente nuovo mi è sembrato, invece di scorgerlo a proposito dell’accesso ai sacramenti per i divorziati.

I divorziati possono fare la comunione, sono i divorziati in seconda unione che non possono. Bisogna guardare al tema nella totalità della pastorale matrimoniale. Apro una parentesi: gli ortodossi ad esempio seguono la teologia dell’economia e permettono una seconda unione. Quando si riunirà il gruppo degli otto cardinali, nei primi tre giorni di ottobre, tratteremo come andare avanti nella pastorale matrimoniale. Siamo in un cammino per una pastorale matrimoniale più profonda.

Se una qualche apertura verso la società ci sarà, io penso che sarà proprio verso i divorziati in seconda unione.
Pensare che la Chiesa sia pronta ad accettare le unioni omosessuali, di qualunque tipo, mi pare sia una mera illusione, basata sul niente.
Ma è estate e i giornali dovremo pur venderli, no?

Luca

I diritti dei gay, delle lesbiche, dei bisex e dei trans sono diritti umani

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 10 Dicembre 1948

Luca

La ferita inflitta alla pace. Ma anche no

Questo è un post lungo e noioso, ma me l’avete chiesto voi e ora ve lo sorbite.

Ho un pubblico attento che mi chiede spiegazioni sul perché avessi qualche giorno fa ritenuto utile e condivisibile il post scritto da Andrea Sarubbi, deputato del PD ed ex giornalista RAI, nel quale commentava le parole del Papa che definivano i matrimoni gay come una ferita inflitta alla pace.

Mi lusingate, non pensavo che la mia opinione fosse così degna di attenzione, quindi vorrei un attimo precisare la questione.

Mi si dice che, come al solito, le parole del Papa sono state equivocate. Come dire, pure a noi queste parole sembrano sbagliate, ma la colpa è dei giornalisti che riportano sempre porzioni di discorso, estrapolandole da un riflessione più complessa.
Ci sarebbe da dire che se ogni santa volta equivocano quello che dici, forse varrebbe la pena rivedere un attimo la strategia di comunicazione, perché se io ti chiedo di passarmi il sale e te ogni volta mi passi l’olio, allora forse sono io che non so parlare.

Le parole, prese dal messaggio per il 1 Gennaio 2013, giornata mondiale della pace, sono queste.

Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.
Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.

Queste parole seguono una dissertazione sulle violazioni contro la vita, quindi la ferita inflitta alla pace si riferisce probabilmente anche (e soprattutto) a queste:

Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente. Nemmeno è giusto codificare in maniera subdola falsi diritti o arbitrii, che, basati su una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano e sull’abile utilizzo di espressioni ambigue, volte a favorire un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia, minacciano il diritto fondamentale alla vita.

Detto questo, la semplificazione fatta dai giornali “I matrimoni gay sono una ferita inflitta alla giustizia e alla pace” è una semplificazione, appunto, ma è sostanzialmente corretta.
E’ quello che ha detto il Papa.
Se non vuoi che i giornali possano equivocare, separi bene le cose, prima parli degli attacchi contro la vita umana e li associ alla pace, e poi parli dei matrimoni gay. I giornalisti hanno fatto il loro lavoro.

Cosa aveva scritto Andrea Sarubbi di tanto bello e giusto? Sostanzialmente due cose.
La prima, che la politica dovrebbe farla finita di considerare le parole del Papa alla stregua di sentenze delle Corte Costituzionale.

[…]la colpa è tutta della politica, e in particolare di noi cristiani impegnati nel campo: se smettessimo di utilizzare le parole del Pontefice come se fossero sentenze della Corte costituzionale, magari faremmo un servizio a noi stessi e alla nazione. Ognuno di noi, sul tema, potrà avere le proprie convinzioni, ed è giusto confrontarci apertamente; per la credibilità che dobbiamo a noi stessi e alle istituzioni in cui operiamo, però, dobbiamo chiarire agli elettori che l’agenda politica dell’Italia si scrive solo in Parlamento. E vale pure per l’immigrazione, sia chiaro: il giorno in cui la destra si dirà favorevole alla cittadinanza ai figli degli immigrati soltanto perché lo ha sentito da Benedetto XVI nel post-Angelus, anziché confrontarsi con noi nel merito della questione, potremo portare a casa un risultato ma non sarà comunque una vittoria della buona politica. Ma i giornalisti, che non sono poi così fessi, hanno capito tutto in anticipo: e quindi la notizia di oggi – parliamoci chiaro – non sono le parole del Papa, ma la loro possibile ripercussione sull’atteggiamento delle forze politiche in campagna elettorale.

La seconda, che il Papa ha ucciso un moscerino con un bazooka.

C’è poi il secondo aspetto di cui parlavo, quello della metafora utilizzata da Benedetto XVI: già quando il Papa dice – e lo fa spesso – che il riconoscimento giuridico di unioni dello stesso sesso è “un attentato alla famiglia tradizionale” mi riesce complicato capire il nesso tra i due argomenti; quando arriva addirittura a scomodare “la pace”, poi, mi arrendo del tutto. E mi ritornano in mente la Gaudium et spes, che negli anni del Concilio Vaticano II cambiò le carte in tavola rispetto all’insegnamento tradizionale sulla teoria della guerra giusta, e – forse con un po’ di demagogia, lo ammetto – anche i 40 mila morti in Siria, dove pure l’omosessualità è espressamente vietata dal Codice penale, ma la pace non se la passa benissimo.

Che poi il messaggio del Papa sia stato divulgato poche ore prima della strage di Newtown è una coincidenza, tragica ed ironica, che ha fatto pensare un po’ a tutti: “Scusi, Santo Padre, stavamo parlando di ferite infiltte alla pace?”

Ma sulla casualità, le strategie di comunicazione non possono fare quasi nulla.
E’ solo un tragico ed amarissimo scherzo del destino, su cui i gay più ironici avranno sorriso, mentre altri avranno versato le nostre stesse lacrime, incattivite dall’essere stati considerati una minaccia contro la pace.

Ecco, spiegato meglio, il mio pensiero sul discorso di Benedetto XVI.
Nessun equivoco, il Papa quello ha detto.

Se poi, come mi si fa notare, il mio essere sempre in dissenso mi dovrebbe far riflettere sulla mia fede, questo è un altro discorso, vorrei rassicurare tutti.
Mi tocca rifletterci fin troppo spesso sulla mia fede.
Non è l’ennesimo discorso avventato del Papa a peggiorare la situazione.
Ci sono tristemente abituato.

Grazie comunque per il vostro interesse.

Luca

Guarda, la donna baffuta!

Tutti gli insulti rivolti a Cassano per l’idiozia detta sui gay dovrebbero essere girati al giornalista cretino che gli ha rivolto la domanda in sala stampa, ai suoi colleghi che ridacchiavano, ai vari Cruciani e Parenzo che ci hanno speculato sopra e, soprattutto, a Cecchi Paone che incarna in Italia il più grande nemico dell’emancipazione gay.

Far dire quella cosa a Cassano equivale a far sgambetto ad uno zoppo e ridere quando cade in terra.

Bravissimi tutti.

Luca