Quelle scritte NO TAV nelle scuole occupate

Nel mio peregrinare quotidiano mi capita spesso di passare davanti ad un grande Liceo fiorentino.
Un bel palazzo con vista su Ponte Vecchio (chissà se i ragazzi e le ragazze si rendono conto del privilegio che hanno, ma questo è un altro discorso).

Tra i vari striscioni appesi sopra l’entrata della scuola, ci sono anche alcune bandiere dei NO TAV.

Ecco, lo so che sono ragazzi, che probabilmente c’è qualcuno dietro di loro che si diverte ad indirizzarli verso direzioni che nulla hanno a che fare con il loro vissuto e che non possiamo prendere tutto troppo sul serio perché sono ragazzi, appunto.
Io vorrei però andare da quei ragazzi e da quelle ragazze e spiegargli come fra un po’ di anni malediranno le carenze infrastrutturali del nostro paese che non ci permettono di muoverci con la velocità che sarebbe degna di un paese moderno.

Trenitalia ha presentato nelle scorse settimane un nuovo treno che collegherà Roma e Milano in 2 ore e 20.
Eppure sappiamo quante opposizioni ci sono state contro l’alta velocità ferroviaria, ma anche contro il raddoppio del tratto appenninico dell’Autostrada del Sole.
Eppure basta chiedere a chi si ritrova spesso a viaggiare per lavoro, quanto sia migliorata la vita di chi deve viaggiare su e giù per il paese.

Insomma, quei ragazzi e quelle ragazze che occupano le scuole dovrebbero chiedere treni più veloci, che riescano a tener dietro alla loro voglia di trovare nuove opportunità.
Dovrebbero sperare di arrivare da Roma a Milano in 1 ora, non auspicare il ritorno ai trenini regionali.

Proprio per questo spero proprio che, chi ha suggerito di mettere quelle insegne NO TAV nelle scuole, sia molto più vecchio dei ragazzi che quella scuola frequentano.

Luca

Scordano sempre una parola di condanna

C’è un silenzio assordante in questi giorni sulle gravissime minacce ricevuto dal senatore del PD Stefano Esposito e dal giornalista del La Stampa Massimo Numa.
Al primo ieri sono state fatte trovare tre molotov davanti alla porta di casa, al secondo sono stati recapitati dei filmati in cui è testimoniato il pedinamento fatto a lui e alla sua famiglia.

Esposito è un politico molto attivo nel fronte favorevole alla realizzazione della TAV, Numa è un giornalista che ha raccontato in questi anni il movimento NO TAV.

Ieri Matteo Renzi e perfino Bersani dall’ospedale hanno chiamato Esposito per dimostrargli la loro solidarietà.
Non ho sentito nemmeno una parola da Civati e da altri politici più vicini alle istanze del movimento No Tav.
Ed è un peccato.

Marco Imarisio oggi sul Corriere ha scritto un commento sulla vicenda, che si conclude così.

Queste cose accadono a Torino. Non da ieri. Massimo è il cronista che segue le vicende dei No Tav per La Stampa. Stefano è il primo esponente della sinistra ad aver denunciato una deriva di quel movimento oggi sotto gli occhi di tutti. Torino è la capitale degli scettici sulla Tav. Di quelli che sostengono l’inutilità dell’opera con un fervore da crociata. Tutto legittimo. Diciamolo, essere No Tav fa anche molto figo. Il magistrato pasionario in pensione, il sociologo resistente, il meteorologo da talk show, si fanno sentire. Sui giornali, in televisione, nei salotti cittadini. Li sanno a memoria, dati, studi naturalmente di parte, e scordano sempre una parola di condanna. Per le violenze, per un minaccioso restringimento della libertà personale diventato l’unica strategia di un movimento ormai in mano a gente incapace di separare le pulsioni peggiori dalla protesta. Il fervore rende distratti. Torino è sempre stata fiera della sua tradizione antifascista. Quello che stanno subendo Massimo e Stefano si chiama fascismo.

Luca

Foto | Foto Marco Alpozzi – LaPresse

Ti giunga l’espressione del mio profondo disgusto

Marco Imarisio oggi racconta la vicenda del sindaco di Giaglione, paese della Val di Susa, passaggio obbligato per il cantiere dell’alta velocità di Chiomonte.
Il sindaco, Ezio Paini, è un comunista vero, iscritto da sempre al PCI, ora a Rifondazione (quella di Ferrero), NO TAV da sempre.
Ha avuto da ridire su una baracca installata abusivamente dai NO TAV in una piazza del paese.
E Rifondazione lo ha espulso dal partito.

Ogni ordinanza, divieto o provvedimento che possa limitare l’attività del presidio No Tav è incompatibile con l’appartenenza al partito, da sempre schierato con il movimento.

Il problema è che secondo il sindaco, intorno a quella baracca gira brutta gente, i cittadini si lamentano e lui vorrebbe semplicemente che si rispettasse la legge e le cose abusive sono abusive.
In più c’è quella brutta gente.

Qui ci hanno lasciato soli con gente che fa davvero paura – dice Paini -, ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo.

In quella baracca ci dorme gente che viene da fuori, anarco-insurrezionalisti di chiara fama che si sono ormai trasferiti a tempo pieno in Val di Susa. Prendono la parole nelle assemblee popolari, si mischiano alla popolazione, e non tutti gradiscono.

Paini, dopo aver ricevuto la notifica dell’espulsione dal suo partito, ha scritto una lettera a Ferrero, il segretario, che finisce così:

In conclusione posso solo augurarti che un giorno tu abbia vergogna di questa sciagurata scelta. Ti giunga l’espressione del mio profondo disgusto.

Il fallimento di Bertinotti pare non essere servito a nulla.
I partiti non possono sposare in toto le azioni dei movimenti.
Sono livelli diversi.
Ma forse pure il livello del sindaco di Giaglione è troppo alto per il suo ex partito.
Non sarà a un caso se in questi giorni Ferrero è a Palermo a sostenere la candidatura a sindaco di Leoluca Orlando.
Sempre per chiarire il livello.

Luca