Il lungo, il corto e il pacioccone

Il processo contro Don Acampa, accusato di aver incendiato gli uffici dell’economato dell’Arcivescovado di Siena, sta arrivando alla conclusione.
Ci sarà poi modo di riflettere su tutto questo.
E sul perché Mussari, che già di beghe ne avrebbe a sufficienza, abbia deciso di mettere la faccia in questa vicenda.

I giornali senesi online non dicono niente, ma ne parla l’edizione fiorentina di Repubblica.

Il processo contro Don Acampa, accusato di aver incendiato gli uffici dell’economato dell’Arcivescovado di Siena, sta arrivando alla conclusione.
Ieri il PM ha chiesto due anni e mezzo di reclusione per Acampa.
In Luglio ci dovrebbe essere la prossima udienza, poi la sentenza di primo grado.

Uno dei difensori di Don Acampa è Giuseppe Mussari, presidente del Monte dei Paschi di Siena, nonché dell’ABI, ma evidentemente ancora avvocato di professione.

Ci sarà poi modo di riflettere su tutto questo.
E sul perché Mussari, che già di beghe ne avrebbe a sufficienza, abbia deciso di mettere la faccia in questa vicenda.

Luca

Il Lungo è Mussari, il Corto è Acampa ed il Pacioccone è il Vescovo.

Ceccuzzi, ovvero la chiusura del cerchio

Linkiesta, molto attento agli intrecci tra politica ed economia, ha pubblicato un articolo di Antonio Vanuzzo che spiega piuttosto bene quello che sta succedendo nel Monte dei Paschi e, di conseguenza, nel Comune di Siena in vista delle elezioni.

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Linkiesta, molto attento agli intrecci tra politica ed economia, ha pubblicato un articolo di Antonio Vanuzzo che spiega piuttosto bene quello che sta succedendo nel Monte dei Paschi e, di conseguenza, nel Comune di Siena in vista delle elezioni.

Questa la premessa:

Monte dei Paschi archivia il 2010 con un utile netto a quota 985,5 milioni di euro, di cui quasi la metà derivanti dalla dismissione del patrimionio immobiliare strumentale. Risultati in crescita, ma non certo esaltanti, mentre restano sul tavolo le difficoltà più volte sottolineate dal mercato. Una situazione che avrà un peso notevole nelle prossime amministrative. A maggio Piazza del Campo vota il nuovo sindaco, figura storicamente di sinistra e legata a doppio filo con gli interessi territoriali della banca, in quanto ha il potere di esprimere la metà dei membri dell’organo di indirizzo della Fondazione. In pole position c’è Franco Ceccuzzi, vicino a D’Alema, ma anche a Mussari. Sebbene il presidente Gabriello Mancini scada nel 2013, la corsa alla successione è già partita.

E questa la conclusione:

Risale precisamente a dieci anni fa la battaglia di Franco Bassanini contro Vincenzo Visco, allora ministro dell’Economia che sancì per legge l’ineleggibilità per un anno al vertice delle Fondazioni a coloro i quali avevano partecipato alle nomine dei precedenti organi di gestione. Ovvero, l’ex primo cittadino di Siena, Pierluigi Piccini, poi mandato a gestire le filiali parigine del gruppo senese e in seguito espulso, nel 2004, dal partito. Da quello scontro uscì il nome, di concerto con l’allora Partito Popolare, di Gabriello Mancini, tuttora presidente della Fondazione. All’epoca, il segretario cittadino dei Ds era proprio Ceccuzzi. Il quale, quando era in Commissione bilancio alla Camera, nel 2008, si fece promotore di una legge che abrogava il tetto di voto al 30% per le fondazioni ex bancarie. Con il plauso di Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri, la potente associazione del settore. Oggi, ritorna a Siena da probabile sindaco, e il cerchio si chiude.

Ceccuzzi contro Corradi, che è poi il cavallo sostenuto da Piccini.
Siamo ancora lì.

Poi potrà succedere di tutto, ma se Ceccuzzi non vince, crolla tutto il castelluccio di sabbia su cui si regge Sienina.
E non credo che nessuno lo voglia davvero.

Luca

La prossima volta, ampliatevi il cervello

La vicenda dell’ampliamento dell’inutile Aeroporto di Ampugnano non poteva che finire così.
Con il presidente di MPS (e ora anche di ABI) indagato per aver favorito il fondo Galaxy nella privatizzazione dell’Ente che gestiva l’aeroporto.

Basterebbe il buon senso, quasi sempre, per capire quando certe opere sono oggettivamente talmente inutili da non poter non allungare ombre di sospetto su chi si adopera per volerle realizzare.

A Siena non abbiamo l’autostrada, non abbiamo la ferrovia elettrificata, ma hanno tentato di farci sembrare indispensabile un aeroporto.
Prima delle valutazioni di impatto ambientale, prima delle turbative d’asta, prima ancora della valutazione dei costi, ci vorrebbe una classe dirigente capace.
Non dico onesta, sarebbe troppo e troppo illusorio.
Capace.
Basterebbe questo.

Luca

La casta di Siena

A Natale, sotto l’albero, ho trovato anche il libro che sta scuotendo le coscienze dei senesi: “La Casta di Siena” scritto da Raffaele Ascheri.

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Il sottotitolo fa capire chiaramente quali siano gli obiettivi dell’autore:
“Acampa, Buoncristiani, Ceccherini, Ceccuzzi, Cenni, Mancini, Mussari”
Tra tutti, gli obiettivi preferiti di Ascheri sembrano essere Ceccherini (Presidente della Provincia), Acampa e Buoncristiani, mentre Cenni, così come nella vita reale, sembra avere un basso profilo nella storia.

Visti i presupposti, pensavo di trovarmi di fronte a chissà quante clamorose rivelazioni sul potere senese, ma sono rimasto deluso.
Ascheri si limita a portare prove per dimostrare quello che non è uno scoop, ma un dato di fatto acclarato e conosciuto da tutti.
Siena è governata da un monoblocco costituito dalla Banca, dalla Fondazione e dalle amministrazioni (comunale e provinciale), queste ultime a loro volta controllate dal Partito Democratico (già DS).
Nel monoblocco è entrata da alcuni anni anche la Curia, da quando almeno ha un suo rappresentate nella Fondazione.

Ascheri rimane sempre in superficie e non approfondisce mai le questioni anche se cita ed analizza tutte quelle più importanti (mancanza di alternanza politica, abusi edilizi, cementificazione del territorio, incendio nella curia, ampiamento dell’aeroporto) e oltretutto si limita a citare articoli ed interviste apparse sulla stampa locale e nazionale, non portando nessun nuovo contributo documentale e nessuna testimonianza diretta.
Un libro che è sicuramente costato poca fatica all’autore.

La Casta di Siena ha però sicuramente un grande merito ed è quello di colmare un vuoto lasciato dalla stampa locale che è completamente asservita al potere e che assolve in modo vergognoso al suo dovere di informare i cittadini.
Nel libro si trovano riflessioni che qualsiasi senese è in grado di fare, ma che non troveremo mai in nessun quotidiano cittadino.
Mancando editori disposti a farlo, il libro è stato stampato in proprio, nonostante risulti che sia stato il più venduto nel mese di Dicembre nelle librerie senesi.

Il demerito più grosso del libro è invece quello di aver mancato di citare quello che è il vero arbitro e grande burattinaio delle cose senesi: la massoneria.
Dimenticanza o colpevole omissione?

Su Radio Radicale potete ascoltarvi un’intervista all’autore del libro.

Luca