Medici Senza Frontiere risponde a Beppe Grillo

Stefano Di Carlo, Capo Missione di MSF Italia, risponde (pur senza citarlo) al nuovo delirio di Beppe Grillo che ha lanciato (aiutato dal solito benemerito sindacato di polizia) una campagna di disinformazione sulla presunta epidemia di TBC importata in italia dai migranti.

Questo il succo della risposta di Medici Senza Frontiere, ma vi consiglio di leggere tutto il suo post.

È del tutto falso che le persone arrivano sulle coste italiane e girano liberamente per il paese senza alcun controllo sanitario. Vediamo il Ministero della Salute eseguire screening sanitari ogni giorno. Noi stessi forniamo screening supplementari a Pozzallo e Augusta, due dei principali siti di sbarchi in Italia.

Purtroppo, al contrario di quanto affermato in questi giorni da note figure politiche, la Tubercolosi è una malattia presente in Italia da decenni, non è stata recentemente importata dagli stranieri. Nell’ultimo cinquantennio (1955-2008), il numero annuale di casi di Tbc, registrati dal sistema di notifica nazionale, è diminuito da 12.247 a 4.418. Non si parla quindi di un riemergere della malattia.

Stefano Di Carlo, conclude così:

Invece di promuovere la chiusura delle frontiere in Italia o alzare ancora più in alto le barricate, occorre sottolineare l’importanza di investire nel sistema di accoglienza, perché uno standard di qualità del servizio è cruciale nel determinare l’evoluzione dello stato fisico e mentale di queste persone. Se dunque un reale rischio per la salute pubblica della popolazione italiana esiste, esso è rappresentato dall’esclusione sociale e dal mancato rispetto dei diritti minimi di accoglienza.

Oltre alle attività medico umanitarie in Sicilia, MSF lavora in 66 paesi del mondo, offrendo assistenza alle popolazioni colpite da disastri naturali, crisi umanitarie e conflitti, come Siria, Gaza, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan. La realtà che ogni giorno vediamo è che chi fugge dalla guerra e dalla persecuzione ha bisogno di protezione, non di paura e ignoranza strumentali.

Non credo serva dire altro.

Luca

Foto | MSF UK

C’è una mancanza di umanità rispetto alla Siria

Medici Senza Frontiere ha meritevolmente pubblicato un sito nel quale racconta la vita dei suoi volontari in Siria.
L’ha fatto per chiarire cosa significhino quei numeri che sentiamo recitare durante i TG.

“C’è una mancanza di umanità rispetto alla Siria, perché quando parliamo di Siria parliamo di cifre,” dichiara la Dottoressa Joanne Liu, Presidente Internazionale di MSF. “Diciamo sempre: in Siria, 1 persona su 3 è sfollata. Oppure che ci sono 2,8 milioni di rifugiati siriani. Ma per una persona normale, cosa significa questo? Nessuno capisce che quotidianamente vuol dire che i bambini non possono andare a scuola, a meno che i genitori non vogliano esporli al rischio di essere colpiti da una bomba. I bambini nei campi profughi non hanno rifugi consoni dove passare l’inverno. Le donne non possono partorire in un ambiente sicuro, e i bambini soffrono di malattie prevenibili.”

Luca

Foto | Ton Koene per MSF

Che differenza c’è tra il possibile attacco alla Siria e quello all’Iraq?

In molti in queste ore fanno parallelismi tra l’attacco all’Iraq di Bush junior ed il possibile attacco alla Siria.
Sono cose del tutto diverse.

Daniele Ranieri, giornalista del Foglio che va spesso in Siria e i morti ammazzati li ha visti di persona ha elencato su Twitter alcune differenze principali.

1 Per chi si fosse messo in ascolto soltanto in questo momento, ricapitoliamo le differenze tra Iraq 2003 e Siria 2013.
2 In Iraq l’uso delle armi di distruzione di massa era “una minaccia” e fonti a cui potevamo fare riferimento erano governi e intelligence.
3 In Siria le armi di distruzione di massa sono usate sui civili.Lo dice Médecins Sans Frontières: 3.600 casi di esposizione a neurotossici. (qui il comunicato, ndr)
4 In Iraq c’è stata un’invasione di terra, a cui sono seguiti anni di guerriglia feroce, con perdite enormi tra i civili e tra i soldati.
5 In Siria ci sarebbe un attacco aereo limitato contro installazioni militari. L’ultima cosa che intendono fare è invadere con i soldati.
6 In Iraq c’era una dittatura brutale ma stabile. In Siria ci sono 1.000 morti a settimana e la situazione sta peggiorando.
7 Questione cristiani Siria. Mi chiedo se la religione cristiana va molto d’accordo con il gassare civili sunniti per tenerli al loro posto.
8 Questione cristiani, II. Assad appoggiava gli squadroni della morte che hanno distrutto la comunità cristiana in Iraq negli anni scorsi.
9 La minaccia dello strike internazionale aveva già prodotto effetti reali in Siria. Basi evacuate e interruzioni nei bombardamenti.

Questo è, invece il preambolo fatto da Daniele Ranieri.


Luca

Storie da Lampedusa

ngelina Perri, è un ostetrica che è in questi giorni a Lampedusa con Medici Senza Frontiere e racconta cosa succede là.

Angelina Perri, è un ostetrica che è in questi giorni a Lampedusa con Medici Senza Frontiere e racconta cosa succede là.

Oggi non ci sono stati sbarchi e ho avuto più tempo per seguire le mie pazienti che si trovano nei centri. Con l’aiuto del mediatore culturale Mohammed, sono andata alla “Loran”, una ex base NATO trasformata in centro di ricezione per i migranti in seguito al grande afflusso delle ultime settimane. Lì ho incontrato tre donne etiopi che erano arrivate sabato scorso a bordo di un barcone proveniente dalla Libia, con quasi 250 persone.
Le tre avevano affrontato il viaggio insieme e si sostenevano l’una con l’altra. Una aveva una bambina di un anno e mezzo mentre l’altra, sui venti anni, era incinta di otto mesi. Vivevano in Libia da quasi due anni e lavoravano come donne delle pulizie. Negli ultimi mesi hanno detto che non venivano più pagate.
Mahabouba – “amata” in arabo – aspettava il primo figlio, e quando l’ho visitata, aveva già delle contrazioni e avendo fatto un viaggio di cinque giorni, seduta sempre nella stessa posizione, temevo per la sua gravidanza.
Il marito era già in Italia da qualche settimana e le aveva inviato i soldi per il viaggio, ma lei non aveva il suo numero di telefono, perché l’aveva chiamata da un telefono in cui non appariva il numero e quindi non sapeva bene dove si trovasse ora in Italia. Il solo contatto che Mahabouba aveva, era della sorella del marito che vive in Inghilterra.
La ginecologa del poliambulatorio di Lampedusa l’ha sottoposta ad ecografia pelvica trans-parietale. Dall’esame non risultavano problemi, ma, per evitare complicazioni nel parto, Mahabouba, è stata mandata all’ospedale “Cervello” di Palermo. Mahabouba era disperata perché non voleva andare sola a Palermo. Quando ho chiamato il reparto di ostetricia, mi hanno detto che stava bene e che stava facendo la fleboclisi anche se era sola e non parlava con nessuno.

Luca

Lampedusa

Su Lampedusa si può pensare qualsiasi cosa, ma le responsabilità dello sfacelo sono chiare e sono da ascrivere tutte al Governo ed al Ministro degli Interni in particolare.
Sapevamo da mesi che uno straordinario flusso migratorio proveniente dal Nord-Africa sarebbe sorto in seguito alle crisi in quei paesi.
Era proprio il centro-destra a paventarlo.
Hanno speso mesi gridando al futuro disastro.

Ma non hanno fatto niente per affrontarlo.

Su Lampedusa si può pensare qualsiasi cosa, ma le responsabilità dello sfacelo sono chiare e sono da ascrivere tutte al Governo ed al Ministro degli Interni in particolare.
Sapevamo da mesi che uno straordinario flusso migratorio proveniente dal Nord-Africa sarebbe sorto in seguito alle crisi in quei paesi.
Era proprio il centro-destra a paventarlo.
Hanno speso mesi gridando al futuro disastro.

Ma non hanno fatto niente per affrontarlo.
A pagarne le conseguenze sono gli immigrati e gli abitanti di Lampedusa, che vedono la loro isola ridotta ad un immondezzaio.

La situazione sanitaria è drammatica, come riferisce Medici Senza Frontiere:

La maggioranza delle persone finora arrivate provengono dalla Tunisia, ma abbiamo assistito a sbarchi di persone che erano partite dalla Libia e che venivano dalla Somalia, dal Sudan, dall’Eritrea, dalla Nigeria, dal Gambia. Siamo particolarmente preoccupati per queste persone che arrivano dalla Libia e che hanno dovuto affrontare una traversata più lunga, logorante e pericolosa.
Senza un concreto adeguamento delle strutture igienico-sanitarie, le nostre azioni sono una goccia nell’oceano. Le condizioni di accoglienza sono intollerabili per la salute delle persone e per la dignità umana.

Anche Amnesty International ha visitato Lampedusa.

Una delegazione di Amnesty International presente sull’isola di Lampedusa ha affermato oggi che migliaia di persone, molte delle quali hanno lasciato il Nord Africa a seguito delle recenti rivolte, sono lasciate in condizioni “agghiaccianti”. Questa è la valutazione fatta dalla delegazione dell’organizzazione per i diritti umani, mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si impegnava a “liberare Lampedusa in 48-60 ore”.

“Il governo italiano deve immediatamente affrontare questa crisi umanitaria, che è stata causata dal non aver predisposto in modo ordinato e tempestivo i trasferimenti da Lampedusa verso altre strutture in Italia” – ha dichiarato Anneliese Baldaccini, componente della delegazione di Amnesty International inviata sull’isola.

Circa 22.000 persone sono arrivate a Lampedusa nelle ultime settimane e molte sono state già trasferite altrove in Italia.

A molte delle persone che si trovano a Lampedusa, come verificato dalla delegazione di Amnesty International, non è stata fornita l’assistenza umanitaria di base, come un riparo, cure mediche, stuoie, coperte e accesso a servizi igienico – sanitari. Migliaia continuano a dormire all’aperto.

Il sistema di esame individuale per accertare potenziali bisogni di protezione è al collasso.

“I bisogni individuali di tutte le persone che raggiungono l’Italia devono essere esaminati in modo adeguato. A queste persone dev’essere garantito l’accesso a procedure effettive ed eque di asilo, ciò che non risulta al momento possibile a Lampedusa a causa della situazione caotica” – ha affermato Baldaccini.

Luca