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Torno tra poco, sono a battere il sentiero

February 8th, 2010 1 comment

La storia di Antonio Mariani è davvero una di quelle per le quali varrebbe la pena scrivere un romanzo.
Antonio è un perito chimico e dopo trenta anni di lavoro rimane disoccupato.
Si trova in difficoltà, perché a 50 anni non è facile trovare una nuova occupazione, ed è dura essere marito e padre di famiglia disoccupato.

Per Antonio c’è però una sorpresa.
Il CAI di Introbio (vicino Lecco) gli propone di riaprire il Rifugio Buzzoni che si trova in Valsassina a 1.600 metri di quota, chiuso da alcuni anni.
Per Antonio è la realizzazione di un sogno, perché è appassionato di montagna e di cucina, proprio le caratteristiche che servono per un buon gestore di un rifugio.
Sale al rifugio il Mercoledì e tutti i fine settimana.
Accoglie gli escursionisti e cucina per loro.
Insomma, una nuova vita inizia per lui.

Questo succedeva quattro anni fa.

Sabato scorso Antonio esce di buon’ora per andare a battere la pista dopo le abbondanti nevicate dei giorni precedenti.
Quella mattina devono salire al rifugio alcuni escursionisti.
E’ sempre molto attento a rendere visibili i paletti segnalatori o ad attrezzare la pista con corde.

Al rifugio Antonio non è più tornato.
E’ morto sepolto sotto 4 metri di neve portati da una slavina che si è staccata dalla montagna proprio mentre lui batteva la pista.

Sulla porta del rifugio aveva lasciato un biglietto: “Torno tra poco, sono a battere il sentiero”.

Il Dio nel quale Antonio credeva ha ritenuto che per lui bastasse così.

Nel sito del rifugio c’è un suo pensiero scritto all’inizio della sua avventura come gestore del Rifugio:

Sono le ore 4,15. Sta albeggiando.
Esco dalla camera e 10 passi sono in cima. Si sente il sibilo del vento e fa un freddo barbino: -8°.

All’orizzonte vedo, da una parte, la pianura che è uno scintillio di luci multicolori, dall’altra le cime più alte e la nebbia che si alza a velocità sostenuta.
Sopra di me, un cielo colmo di stelle.
Mi assento qualche minuto …: cosa succede?… C’è un incendio!
Brucia la croce è il mio primo pensiero. No, è la nebbia trasportata dal vento. Il rifugio Brioschi e la croce della cima sono poco sopra ad un mare di nebbia e di nubi. Sono le 5,00 e vedo i primi colori del sole, mi sembra di raggiungere le nuvole in aereo. E’ una sensazione difficile da spiegare.

Il sole sta dando alle distese di nebbia tutti i suoi molteplici colori con riflessi di ogni genere.
E’ la prima sensazione di un disoccupato trovatosi per caso a gestire da solo il rifugio Brioschi per un giorno e …

L’AVVENTURA DI UN CINQUANTENNE PROSEGUE

Da disoccupato a rifugista per caso alla gestione del RIFUGIO BUZZONI.

Il mio sogno si sta avverando.

SARA’ IMPEGNATIVO, MOLTO IMPEGNATIVO ma con FORZA ed UMILTA’ come dice il libro del C.A.I. d’Introbio cercherò di far fronte ad ogni difficoltà chiedendo aiuto al Signore Dio dei cieli.

Luca

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Dov’è il limite?

November 18th, 2009 1 comment

Sara Sottocornola di Montagna.tv ha scritto oggi una riflessione molto interessante su quella che è l’eterna domanda che si pone chi segue l’alpinismo: ha senso inseguire un purismo esasperato?

Siamo i primi ad amare la montagna, l’alpinismo e tutto ciò che vi ruota intorno. Lo dimostriamo tutti i giorni, nel bene e nel male, raccontando le loro storie. Lungi da noi l’intenzione di dar corda a chi usa l’infelice espressione della “montagna assassina” o a chi vede gli alpinisti come dei pazzi suicidi. Ma nei giorni scorsi ci siamo chiesti se non esista un limite.

La risposta a chi si sta domandando se non stiamo esagerando sono questi nomi. Tomaz Humar, Michele Fait, Roby Piantoni, Max Schivari, Serguej Samoilov, Oscar Perez, Piotr Morawski, Franc Oderlap, Cristina Castagna, Wolfgang Kolblinger, Go Mi Sun. E altri ancora. Non è la formazione dell’ultimo “dream team” diretto in Himalaya. Ma l’elenco dei morti degli ultimi mesi. Mesi, non anni.

Insomma, c’è chi pensa che sarebbe ora di ritornare un po’ indietro e rinunciare allo stile alpino duro e puro, quello di Messner e degli altri grandi.
Perché quando iniziano a morire come mosche, non gli alpinisti improvvisati, ma i migliori, allora forse è il segnale che siamo arrivati al limite ed è meglio rinunciare ed iniziare la discesa.
Insomma, portarsi un medico al campo base od utilizzare la tecnologia non sono segni di debolezza, ma di amore per la vita.

Luca

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Buongiorno

November 13th, 2009 2 comments

bivacco

Stare seduti davanti ad un monitor in un ufficio e far finta di svegliarsi a quasi 2.920 metri.
L’immagine proviene dall’incredibile webcam posta sul Bivacco Pascal, proprio di fronte al Monte Bianco.
Sotto le nuvole c’è Courmayeur.

Luca

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Panchina

October 22nd, 2009 3 comments

flickr
Titolo: 001413 | Fotografia realizzata da lucacicca

Ieri sera mi sono messo a sistemare le foto.
Sono arrivato a quelle delle vacanze in montagna.
Ed è spuntata anche questa.

La panchina, sistemata lungo il sentiero che fiancheggia l’agriturismo nel quale eravamo ospiti.
Sullo sfondo il Catinaccio.

Tommaso la gradiva molto.
Un buon posto per fare una sosta.

Luca

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Paradisi

August 5th, 2009 No comments

La mia famigliola ed io abbiamo ancora nostalgia della settimana trascorsa in montagna.
Quello che vedete nel video è il panorama che vedevamo dalla terrazza del nostro appartamento.

Insomma, se volete trascorrere un periodo riabilitante in un posto bellissimo, al centro di una bella rete di sentieri, con tanti animali domestici di tutte le specie, gestito da persone squisite e cordiali, vi consigliamo caldamente lo StadlAlm.

Luca.

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Almeno sono morti un pochino più comodi

April 15th, 2009 1 comment

Ci sono poche storie che mi affascinano come i racconti delle spedizioni in montagna.
Vita, morte, natura.

L’estate scorsa sul K2 ci fu un’ecatombe.
In una notte, per una serie di fatalità, morirono 11 alpinisti.

Tra quelli che riuscirono a sopravvivere c’è Marco Confortola, uno degli alpinisti più bravi che abbiamo in Italia.
La settimana scorsa Marco è stato ospitato da Daria Bignardi per presentare il suo libro “Giorni di Ghiaccio” nel quale racconta la sua versione su quei terribili giorni.

E’ una storia dura che commuove, soprattutto quando Marco racconta di come abbia cercato di spostare due alpinisti coreani che erano rimasti appesi a testa all’ingiù per tentare di farli morire in una posizione un po’ più comoda.

Ci furono tante polemiche in quei giorni.
Marco tentò poco dopo il suo ritorno di spiegare quello che era successo.
Del resto lui porta una macchia indelebile, quella che hanno tutti i sopravvissuti: la colpa di essere vivi.

Marco Confortola, invece sembra una persona schietta.
Un montanaro vero, capace di cedere un suo guanto (avete idea di cosa significhi a 8300 metri?) per cercare di coprire il piede di un uomo rimasto senza scarpone e destinato a morire di lì a poco.
Capace anche di ritardare la discesa e di usare le ultime forze per cercare di far morire più dignitosamente due persone.

Luca

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Pelle d'oca

January 21st, 2009 1 comment

And then I got into Memphis. And some began to say the threats, or talk about the threats that were out. What would happen to me from some of our sick white brothers?
Well, I don’t know what will happen now. We’ve got some difficult days ahead. But it really doesn’t matter with me now, because I’ve been to the mountaintop.
And I don’t mind.
Like anybody, I would like to live a long life. Longevity has its place. But I’m not concerned about that now. I just want to do God’s will. And He’s allowed me to go up to the mountain. And I’ve looked over. And I’ve seen the Promised Land. I may not get there with you. But I want you to know tonight, that we, as a people, will get to the promised land!
And so I’m happy, tonight.
I’m not worried about anything.
I’m not fearing any man!
Mine eyes have seen the glory of the coming of the Lord!!

Traduzione
Poi sono arrivato a Memphis. E alcuni hanno cominciato a riferire le minacce, o a parlare delle minacce che erano state fatte là fuori, o a dire quel che mi sarebbe potuto accadere per mano di qualche nostro fratello bianco malato. Ebbene, non so cosa accadrà d’ora in poi; ci aspettano giornate difficili. Ma davvero, per me non ha importanza ora, perché sono stato sulla cima della montagna. E non mi importa. Come chiunque, mi piacerebbe vivere a lungo: la longevità ha i suo lati positivi. Ma non mi preoccupo di questo adesso. Voglio solo fare la volontà di Dio. E Lui mi ha concesso di salire sulla montagna, fino alla vetta. Ho guardato al di là e ho visto la terra promessa. Forse non ci arriverò insieme a voi. Ma stasera voglio che sappiate che noi, come popolo, arriveremo alla terra promessa. Sono così felice stasera; non ho paura di nulla; non temo nessun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria della venuta del Signore.

Lo so che avevo detto che l’avrei finita.
Ora lo faccio.

Il giorno prima di essere assassinato, Martin Luther Kingh tenne un discorso a Memphis.
Questa è la parte conclusiva di quel discorso.

Ieri il sogno di Martin Luther King si è avverato.
Scusate se è poco.

Luca

Via | Matteo Bordone | Testo originale | Traduzione

Karl Unterkircher ed il Nanga Parbat

July 17th, 2008 No comments

Karl Unterkircher di fronte al Nanga Parbat

Non ho mai arrampicato.
Soffro pure un po’ di vertigini.
Però adoro la montagna e sono affascinato dalle storie degli uomini che provano a conquistarle.

Da ieri Karl Unterkircher è disperso sul Nanga Parbat, dopo essere precipitato in un crepaccio.
I suoi due compagni di scalata, Walter Nones e Simon Kehrer, non potendo tornare indietro, hanno dovuto continuare a salire per raggiungere la fine della parete e tentare di tornare al campo base.
I tre alpinisti stavano tentando di aprire una nuova via sulla parete Rakhiot della montagna terribile.

Senza voler essere fatalisti ad ogni costo, vorrei farvi notare che Karl Unterkircher è morto proprio nel punto che sembrava temere di più:

Il seracco intermedio deve fare il “bravo” da 8 a 10 ore, non chiediamo poi tanto. Sfrutteremo una costola nevosa fino sotto la fascia di rocce dove ci ripareremo per la notte. Martedì speriamo di riuscire a saltare sopra al “nostro” seracco intermedio. Allora saremo a cavallo del pilastro: dopodiché toccherà a noi riuscire a superare la parete. Una volta che avremo raggiunto il pianoro sommitale, punteremo la vetta.

Silvio Mondinelli coordinerà la missione di soccorso che partirà domani dall’Italia per tentare di salvare gli altri due alpinisti.

I tre alpinisti avevano scalato due settimane fa il Chongra Peak.
Qui il loro video con la testimonianza dell’impresa.
Le immagini ed i suoni della natura ripresi dalla telecamera riescono forse a farci capire meglio cosa spinge questi uomini a sfidare le montagne a costo della loro stessa vita.

Luca

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Inverno 2007

November 12th, 2007 5 comments

flickr interestingness

In attesa che la neve riesca a valicare le Alpi, vi comunico che nel mio paesino alpino preferito ha nevicato.

Luca

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Le foto di Filippo Galluzzi

October 19th, 2007 5 comments

Myanmar 018

Spesso il venerdì vi lascio con una foto presa da Flickr.
Così, tanto per rifarsi gli occhi.

Oggi ho deciso di augurarvi un buon weekend con alcuni scatti di Filippo Galluzzi, un giovane fotografo senese che conosco.

Filippo ha convogliato nella fotografia la sua passione per la montagna e l’alpinismo, per la natura e per i viaggi.
Del resto una buona fotografia si ottiene non tanto con la tecnica e l’attrezzatura, ma con la passione per ciò che si vede e per la voglia di comunicare le nostre emozioni agli altri.

Filippo descrive così la sua passione:

Bloccare lo scorrere del tempo, fermare attimi irripetibili, unici.
Questo è ciò che mi spinge a fotografare.
Ho 27 anni, da diversi pratico alpinismo , da molto tempo fotografo anche se sono attratto dalle immagini
da sempre
Forse è stata proprio la montagna a spingermi ad impugnare la reflex.

Nel sito di Filippo Galluzzi troverete tante informazioni e tantissime gallerie di immagini.
Se poi avete bisogno di un servizio fotografico per una cerimonia, Filippo ha un sito dedicato nel quale troverete tutte le informazioni che vi servono.

Nel seguito del post potete vedere altri quattro splendidi scatti di Filippo Galluzzi.

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