Son soldi

mikespot

Datemi del moralista bacchettone, ma l’idea di trasmettere i nuovi spot di Infostrada con Mike nel ruolo di morto vivente a me pare di dubbio gusto.
Nei nuovi spot c’è, oltre a Mike e Fiorello, anche il figlio di Mike.

La famiglia Bongiorno, di comune accordo con Fiorello, ha ritenuto coerente non interrompere la messa in onda degli spot Infostrada. Una scelta maturata rispettando l’entusiasmo e il senso di professionalità che ha sempre animato Mike nel suo lavoro e con la consapevolezza di interpretare il grande orgoglio e la gioia che aveva provato collaborando, sul set, assieme a suo figlio più piccolo.

Noi a questo qua gli abbiamo fatto pure il funerale di stato.
Scusate, erano giorni che lo volevo dire.

Luca

Dovere di pubblicazione

Nientemeno che il mi’ babbo mi segnala il pezzo di ieri di Gramellini su La Stampa.
Potevo non metterlo?

Credo non ci sia maschio, anche se di successo e rosolato allo spiedo delle telecamere, che non sogni di essere ricordato dalla sua donna nell’ora della propria morte con queste parole: «Hai avuto una vita splendida e io sono così fortunata che l’ho condivisa con te. Grazie. Ti amo». È il testo con cui Daniela Zuccoli ha salutato il marito Mike Bongiorno dalla pagina dei necrologi del «Corriere». Un testo asciutto e perciò così commovente. Qualsiasi uomo che alla fine degli esami ottenga una pagella simile dalla persona che ha amato potrà ben dire di non aver vissuto invano. È come se dopo la grappa, i prosciutti e le pellicce, Mike (cui ci vollero tre matrimoni prima di trovare quello giusto) avesse deciso di congedarsi con un’ultima fenomenale televendita dedicata alle coppie. A quelle fisse, stabili e ancora innamorate, nonostante tutto. Che non inseguono più le emozioni ma i sentimenti, e quindi non fanno notizia, ma fanno la vita e la costruiscono insieme, un giorno dopo l’altro.

L’amore di coppia non va «per la maggiore», avrebbe detto lui. Non fa vendere giornali, se riguarda i vip, e non alimenta pettegolezzi, se riguarda i nostri amici. È un elemento statico in un mondo che il mercato vorrebbe in movimento perpetuo. Inoltre è un mestiere faticoso, impone rinunce e compromessi continui, e presenta il conto a milionari e poveracci, senza distinzioni. Non prevede ricompense né riconoscimenti ufficiali. Solo due righe di necrologio e la sensazione di essere un po’ più vicini degli altri al cielo.

Nell’epoca del presidente puttaniere, anche Mike diventa maestro di vita.

Luca

Serra e Mike

Serra ha scritto un bel pezzo su Mike:

Dalla vita ha avuto moltissimo, compreso (e non è poco) l’affetto di un intero popolo che lo considera uno di famiglia. Se ne è andato senza dovere fare i conti (o forse: rifiutandosi di farli, beato lui) con la fine della sua tv, quella delle competenze, dei tempi giusti, della pronuncia scandita perché tutti capiscano e nessuno si senta a disagio. Una televisione del benessere e non del malessere. La sua tv era morta già prima di lui. Ne era vedovo, ma le aveva voluto così bene che fingeva fosse ancora viva, e al suo fianco. Rimpiangeremo entrambi, e con una particolare, affettuosa delicatezza, il vecchio signore vestito di bianco che si faceva portare fuori scena da Fiorello, sottobraccio, ultima inquadratura di un viaggio solo domestico, ma formidabile per quanto è stato lungo, e cocciuto, e vitale.

Luca

Giuro

Mentre ero in bagno ho sentito nella stanza accanto a me un collega che raccontava di aver sentito da un muratore che lavorava nella casa di suo zio che un suo amico carabiniere aveva ascoltato una intercettazione telefonica in cui Berlusconi ordinava ad un sicario di uccidere Mike.
Tutto per sviare l’attenzione su di lui e per farci ubriacare con un mese di commemorazioni al re della merdosa TV italiana.

Io ci credo.

Luca