Cambiare idea sull’iPad

ipad con tastiera

Fino a poche settimane fa erano ancora tutti molto scettici sull’iPad.
Come e-book reader molto meglio il Kindle, per telefonare c’è l’iPhone, come portatile ci sono i MacBook.
Dicevano.
Poi si sono messi tutti ad ordinarlo comunque, che non si sa mai.
Soltanto il primo giorno negli USA ne hanno venduti 300.000.

Ora pare che l’iPad sia diventato un aggeggio non soltanto molto figo, ma pure interessante ed utile.
Lo sostengono anche su Boing Boing.
Complice anche il supporto corredato di tastiera, che ne permette un utilizzo normale per chi deve scrivere seriamente.

Insomma, starsene alla scrivania a scrivere o lavorare, poi prendersi la tavoletta miracolosa e buttarsi sul divano o a letto per giocare, leggere o navigare.

A questo punto è probabile che l’iPad possa essere davvero l’ennesima vittoria di Steve Jobs e della sua indiscutibile capacità di fare cose più belle degli altri e di farle molto prima degli altri.
Ne è una spietata conferma la comica notizia di oggi secondo cui Microsoft starebbe per presentare i suoi cellulari touch screen, con tre anni di ritardo rispetto all’iPhone.

Luca

Via | Cristian Conti Tumblr

Bing

Tra tutte le cose fatte da Microsoft il motore di ricerca è indubbiamente la cosa che gli è sempre venuta peggio.
Bing, l’ultima versione, dicono funzionare piuttosto bene.
Quantomeno meglio di Live Search che era indiscutibilmente ridicolo.

bing

Su Wired di questo mese si racconta la storia di PowerSafe, la società che ha sviluppato il motore che sta dietro Bing e che è stata comprata per 100 milioni di dollari da Microsoft.

La storia è interessante, non solo perché PowerSafe è stata fondata da Lorenzo Thione, un trentenne italiano emigrato negli USA, ma anche perché spiega come Bing si prefigga di effettuare le ricerche interpetando le frasi digitate dall’utente, non semplicemente analizzando le parole chiave.
Del tipo che se scrivo “Chi ha ucciso JFK” il motore di ricerca non mi dovrebbe indirizzare verso una pagina che parla di JKF, ma verso una che contenga la risposta alla domanda (in questo caso “Lee Harvey Oswald”).

Lorenzo Thione spiega come l’idea che sta dietro a Bing sia basata sull’analisi logica del testo e per questo motivo al momento funziona bene soltanto nella versione inglese.
Per funzionare in altre lingue il lavoro deve essere ovviamente replicato.
Bing in italiano sfrutterà appieno la tecnologia di analisi del testo soltanto dalla fine del 2010, per ora funziona come un motore di ricerca normale.

Interessante.

Effettivamente se cerchi qualcosa su Bing in italiano non trovi le risposte alle tue domande.
A volte non trovi nemmeno le parole chiave.
La cosa preoccupante è che lo stesso vale per la versione inglese.

Insomma, forse dobbiamo aspettare ancora, ma io non trovo ancora un motivo valido per abbandonare Google.

Luca

Google Chrome OS

Un po’ a sopresa Google ha annunciato il lancio del suo sistema operativo che, a differenza da quanto ritenuto da molti, non avrà niente a che vedere con Android che resterà l’ambiente di sviluppo destinato ai cellulari.
La scelta del nome (Chrome OS) non è casuale perché il sistema operativo di Google ruoterà tutto intorno al browser sfruttando le ormai tante applicazioni Web sviluppate dalla casa di Mountain View (email, documenti, aggregatore, mappe…).

Chrome OS sarà infatti destinato prevalentemente ai netbook, cioè ai piccoli portatili con prestazioni ridotte e destinati principalmente alla navigazione su internet (come l’eee pc della Asus dal quale sto scrivendo).

L’esperimento di Google non è propriamente una novità.
Da alcuni giorni sto testando Jolicloud che è una distribuzione Linux ottimizzata per i netbook e che usa principalmente applicazioni web.
Mentre Chrome OS sfrutterà l’omonimo browser, Jolicloud utilizza Prism di Mozilla.

Insomma, l’annuncio di Google ha suscitato un giusto interesse, ma da qui a pensare che possa impensierire Microsoft ce ne corre.
Alcuni motivi del perché Chrome OS non potrà essere adatto a tutti gli utenti li spiega bene Cristian Conti.

Luca

Quando è Microsoft ad innovare

Silverlight di Microsoft si sta affermando come software delle Web TV

Microsoft viene sempre associata ad un’immagine di conservatorismo nel mondo informatico.
Quello che viene fatto a Redmond è sempre brutto, vecchio e non funziona mai.
Ovviamente non è così, visto che il 95 % degli utenti nel mondo usano sistemi Windows.

Negli ultimi mesi si sta affermando Silverlight, un software capace di far girare dentro il browser applicazioni interattive. Qualcosa di simile a Flash di Adobe.

Il software sembra essere molto potente, nonostante la sua gioventù, tanto che il nuovo bellissimo sito della RAI usa proprio Silverlight per trasmettere le dirette e le registrazioni di tutto il suo palinsesto.
Il sito della RAI, dopo le primissime settimane di difficoltà, ora funziona alla grande.

Qualche giorno fa su YouTube la CBS ha aperto un canale dedicato alle finali della NCAA, il campionato di basket universitario americano, nel quale vengono trasmesse in streaming tutte le dirette delle partite. E’ possibile anche vedere gli highlights o le partite complete in differita.
Il tutto sembra funzionare piuttosto bene.

Quello della RAI e quello della CBS a me sembrano i primi tentativi riusciti di Web TV.
Il tutto anche grazie a Silverlight che, di questo passo, è molto probabile che possa soppiantare Flash.

Diciamolo, Microsoft a questo giro ha fatto una figata.

Luca

Quando Steve iniziò a comportarsi come Bill

Chiunque bazzichi il mondo dell’informatica sa che uno dei segreti del successo di Windows è in buona parte dovuto alla scelta di rendere Internet Explorer lo standard nel mondo dei Browser.

L’utente medio acquista un pc, ci trova dentro Windows preinstallato ed anche un browser per navigare in internet; perché dovrebbe cercarsi un altro browser?
Netscape è stato spazzato via grazie a questa tecnica.
Il monopolio di Microsoft nella guerra dei browser (punito da multe astronomiche inflitte dall’antitrust e dalla UE) si è perfezionato grazie al fatto che Internet Explorer funziona male.
Non starò a spiegarvi perché, ma fidatevi.

Apple ha fatto una scelta che in questi giorni sta facendo molto discutere e che sembra ricalcare le strategie di Microsoft.
Chi abbia installato iTunes sul proprio PC Windows e non abbia disabilitato gli aggiornamenti automatici si troverà installato anche Safari, il browser made in Cupertino (v. Apple).

Diciamoci la verità, la scelta di Apple di includere Safari negli aggiornamenti di iTunes non è nient’altro che una porcata, non molto diversa da chi introduce un virus nel tuo computer.

Sono lontani i tempi del “Think different“.

Che poi Safari per Windows sia molto bello e che stia iniziando a funzionare in modo quasi accettabile, questo è un altro discorso.

Luca