Di politica e antipolitica

Pippo Civati andrà alla Woodstock organizzata da Beppe Grillo per cercare di capire:

Sono mesi che ripeto, fin dal No-B day, che l’anti-politica (come la chiamano i cattivi-politici) non va demonizzata. All’anti-politica va risposto. Con pazienza, serenità, orgoglio. Con la buona politica, insomma. Nella scelta degli argomenti, Grillo è spesso strumentale, ma molto efficace e, spesso, al di là (e al di sotto) dei toni esagerati, anche molto ‘fondato’. A cominciare dal tema della finanza e del controllo da parte dei cittadini sui loro soldi, che è un bell’argomento se si vuole recuperare qualche voto al Nord. Grillo punta poi sull’innovazione tecnologica, sapendo che la politica italiana, in questo campo, è tra le più arretrate del mondo. Usa la rete per ‘strutturare’ il suo movimento e, dopo un congresso di un anno e mezzo per strutturare il partito, forse faremmo bene a dare un’occhiata. E parla di ambiente con parecchie semplificazioni, a cui però noi potremmo fornire risposte che spesso esitiamo a dare, perché purtroppo quasi mai l’ambiente è una priorità.

Dicevo, però, delle stelle e delle costellazioni: nulla o quasi si sa di quello che Grillo e i suoi pensano dell’economia, del lavoro e di altre piccole e grandi cose che costituiscono il nucleo di qualsiasi proposta politica. Anche per questo andare ad ascoltare può essere utile, sotto tutti i punti di vista.

Intanto lo stesso Civati e Renzi stanno organizzando un incontro che si terrà a Firenze dal 5 al 7 Novembre:

Dopo l’intemerata di Matteo, i giornali fiorentini ci chiamano «rottamatori». L’espressione, ovviamente, è sbagliata. Ma se c’è da rottamare le nostre incertezze e le nostre paure, beh, noi ci proveremo. Cercando qualche incentivo da dare ai cittadini, che non aspettano altro.

Forza!

Luca

Salvateci le primarie. Quelle vere

Tra dieci giorni ci sarà l’assemblea nazionale del PD.
Girano voci, supportate da prove, che alcune delle modifiche dello statuto che verranno proposte regimenteranno le primarie.
In che senso?
Nel senso che si potranno candidare alle primarie per scegliere Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione soltanto le persone indicate dal partito.

Se ci fosse stato questo statuo, ad esempio a Firenze non si sarebbe potuto candidare Matteo Renzi.
O in Puglia non avrebbe potuto vincere Vendola.

Lo spiega meglio di me Paolo Cosseddu nel suo blog.

Pippo Civati promette battaglia.
Auguriamoci, per il bene di questo scalcagnato partito, che lo facciano anche molti altri insieme a lui.

Sempre Paolo Cosseddu ha scritto, nel blog dei Mille, un appello a Franceschini e Marino, leader delle mozioni di minoranza al congresso, perché si adoperino per salvare le primarie, quelle vere.

Mancano dieci giorni al 21 maggio, e sta a voi prendere l’iniziativa, parlarvi e incontrarvi su quel terreno che non ci vede divisi, per difendere un valore comune che è anche alla base, dopotutto, di questo cavolo di partito, anzi ne è l’essenza stessa, il motivo per cui in fondo esiste e si è generato al termine di un accidentato percorso.

Convocate una conferenza stampa unitaria, mandateci una mail, fateci sapere che ci opporremo e soprattutto spiegateci come. E’ una vostra responsabilità, ed è una responsabilità di tutti quelli che, come me, hanno passato il 2009 a raccontare alla gente che tipo di Pd avevamo in mente. Abbiamo un dovere verso noi stessi e verso le persone a cui abbiamo chiesto il consenso, non possiamo tradirlo. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per impedire questa pocheria, e se non lo faremo insieme – a causa magari di stupidi personalismi – quel che succederà sarà anche colpa nostra.

Luca

Civati, Serracchiani, Renzi

Da queste parti ve lo andiamo ripetendo da tempo.
Nel PD ci sono persone valide.
Ieri sera ad Anno Zero ce ne erano tre: Pippo Civati, Debora Serracchiani e Matteo Renzi.

Persone sotto i quaranta anni, con una grossa esperienza politica alle spalle e pronte per sostituire la attuale classe dirigente del partito.
Ammesso che questa voglia farsi sostituire.
E che loro abbiano il coraggio di giocarsi la faccia.

A scanso di equivoci, io sto parlando della segreteria del partito, ok?
Non di un ruolo importante o di rappresentanza.
Il prossimo segretario del PD deve essere uno di questi tre.

E’ facile.
Basta che si candidino alle primarie.

La prossima volta non potranno tirarsi indietro.

Luca

Il modello Monza

Matteo Renzi fa un’analisi azzeccata delle elezioni regionali.
Dimostra ancora una volta di essere uno di quelli con le idee più chiare nel PD.

Che si perdeva in Piemonte io lo sapevo già.
Davvero?
Sì, qualche settimana prima delle candidature ero a Torino per il congresso Anci, e mi trovai a pranzo con Chiamparino, Cota e altri a Eataly. All’improvviso Cota fece a Chiamparino: “Chiampa, ma tu ti candidi? Perché se accetti io non scendo in campo: tanto si sa che con te non ce n’è per nessuno”. Insomma, persino a Cota era chiaro che il nome per vincere in Piemonte c’era, ed era quello del sindaco di Torino.
[…] sulle elezioni c’è poco da fare filosofia. Alcuni risultati come il Piemonte e il Lazio, ripeto, erano prevedibili. Chiamparino doveva correre e scegliere Emma Bonino è stato un errore. Per fortuna in Puglia siamo riusciti a fare le primarie, altrimenti anche lì finivamo suonati. Insomma, qualche problema di candidature c’è stato».
In Lazio errore strategico, dunque, secondo lei.
Abbiamo perso contro una candidata senza lista… Valuti lei. Siamo stati proprio bravi, vero? Spero che qualcuno oggi, tra i dirigenti chiamati in causa durante le candidature e che si sono tirati indietro per viltà, oggi faccia autocritica.
E adesso? Bersani dice di voler ripartire dal modello Liguria, che prevede un allargamento a Sinistra, Idv e Udc.
Modello Liguria? Io direi invece modello Monza… Guardi, qui dobbiamo prima di tutto capirci su che tipo di partito vogliamo. Io sono per dire basta alle riunioni di caminetto e ai giochi di coalizione. Il mondo intorno a noi sta cambiando. L’astensionismo e il successo di Grillo dimostrano che la gente è arrabbiata con noi. Perché la politica non riesce più a emozionare. A Bersani dico che a me interessano poche idee ma chiare. E non i compagni di viaggio, perché le coalizioni non ci salvano. Se così fosse, in Piemonte avremmo vinto… Se Bersani riparte col dibattito sulle coalizioni saremo condannati al pecoraroscanismo. Con Di Pietro al posto di Mastella e Grillo al posto di Pecoraro Scanio. Ecco, se cominciamo così, mi prende male.

Luca